E Sacconi tornò alla legge “Eluana non deve morire”

– La legge sul fine vita potrebbe ripartire dal via. Nella sua intervista al Corriere della Sera, il Ministro Sacconi annuncia che “per attenuare la conflittualità parlamentare” si potrebbe ipotizzare l’immediata approvazione delle norme che sanciscono il “diritto inalienabile all’alimentazione e all’idratazione per chi non è autosufficiente”, rinviando a tempi migliori tutto il resto.

Con il “lodo Sacconi” si tornerebbe al testo e alla logica del decreto legge con cui l’esecutivo, prima di essere fermato dal Quirinale, tentò inutilmente di “scongiurare” la morte di Eluana Englaro. D’altra parte, se quello è l’obiettivo del Governo, Sacconi avrà pensato che tanto vale arrivarci per le vie brevi. E, dal suo punto di vista, come dargli torto.

All’esecutivo, in questa logica, non serve cimentarsi su di una disciplina organica del fine vita, sulle direttive anticipate di trattamento e sulla almeno teorica estensione temporale del principio della libertà di cura.  Al contrario, questa discussione si è dimostrata piena di ingombri e di impicci, per un esecutivo che intende muoversi nella direzione  opposta ed affermare che la volontà del paziente non è “coniugabile” al futuro.

Con una legge organica, ci si ficca in contraddizioni tanto inutili quanto irresolubili. Meglio un colpo ben assestato, che a partire da alimentazione e idratazione forzata, stabilisca il principio che con il venir meno della capacità del paziente, ogni trattamento sanitario si auto-legittima, per il solo fatto di perseguire il suo interesse –  soggettivamente presunto, ma “oggettivamente” necessario –   alla “conservazione biologica”.

Se l’operazione riesce – e non siamo i soli a tifare contro – si potrà passare alla fase-due, quella più complessa ma ideologicamente decisiva: la limitazione “operativa” del principio del consenso per tutti i pazienti, soprattutto per quelli capaci. Dopo avere “salvato” Eluana Englaro, insomma, bisognerà provare a “salvare” anche Piero Welby. Il sottosegretario Roccella dice esplicitamente che il consenso informato è divenuto “il cuneo per introdurre il diritto a morire” e non dubitiamo che voglia porvi rimedio. Il senatore Calabrò, d’altra parte, aveva diligentemente approntato una norma ad hoc (al comma 2 dell’art. 2 della prima bozza di testo unificato proposta alla Commissione Sanità del Senato) che con la materia del fine vita non c’entrava nulla, ma con le intenzioni di Sacconi e Roccella c’entra malauguratamente fin troppo.

Ovviamente la via proposta da Sacconi è destinata a rendere più facile e “duro” il gioco del Ministero del Welfare, ma anche a rendere più complicato sul piano parlamentare e politicamente doloroso per il Pdl questo ennesimo cambio di fronte sul tema del fine vita. Non è una proposta di mediazione, ma una dichiarazione di guerra.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

5 Responses to “E Sacconi tornò alla legge “Eluana non deve morire””

  1. Silvana Bononcini ha detto:

    Ma Rocclla e Sacconi son lì che studiano solo per fare dei danni?

    RICOVERO COATTO!!!!!

  2. Giuseppe Naimo ha detto:

    Francamente, ritengo che le tensioni di questi giorni con la lega necessitino di questo “lubrificante” per tornare a scorrere senza tensioni. Ma è giusto che sessanta milioni di cittadini paghino un prezzo così alto per un mercimonio così infimo? Spero che il Parlamento trovi la dignità di opporsi

  3. DM ha detto:

    sarebbe un grave errore.

  4. Giuseppe Naimo ha detto:

    Ho dimenticato di precisare che quanto tentato dal governo per il tramite di Sacconi ha un nome: simonia!

  5. Alberto Scarcella ha detto:

    Ah ecco, questa è la prassi. Giocano fra loro con i nostri diritti sulla carta per rabbonire le varie fazioni interne nel tentativo di “attenuare le tensioni”. E noi poveri scemi, cittadini contribuenti interdetti dobbiamo stare a guardare.

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