Gentile Signor Ministro,

in questi giorni sono balzato agli onori della cronaca per essere stato aggredito, insieme al mio compagno, da un signore che non gradiva che noi “froci schifosi” abitassimo per l’estate nel suo stesso condominio.
Quello di cui sono stato protagonista non è il solo episodio – e fortunatamente neppure il più grave – di quelli che hanno avuto, loro malgrado, come protagoniste le coppie gay.
Da vicepresidente di Gay Lib e da militante del centro-destra – a partire dall’impegno nell’Associazione Libertiamo presieduta dall’on. Benedetto Della Vedova, di cui sono cofondatore – ho molto apprezzato la fermezza e la chiarezza con cui Lei ha condannato gli episodi di violenza, equiparando la discriminazione sessuale a quella razziale e accomunando nella vergogna queste due barbare forme di odio e di pregiudizio.

Questi episodi hanno riaperto la discussione attorno ad alcune proposte legislative (dalla legge contro l’omofobia alla modifica della cosiddetta Legge Mancino sulla discriminazione etnica, razziale e religiosa) finalizzate ad arginare fenomeni che si vanno facendo sempre più preoccupanti. La discussione sarà lunga e spero non animata, a destra come a sinistra , da strumentalizzazioni di parte.
Nel frattempo però c’è qualcosa di ancora più urgente che il Governo e la maggioranza possono fare: dichiarare che inizia ufficialmente una nuova stagione di “tolleranza zero”, una battaglia culturale aperta e dichiarata contro gli stereotipi linguistici, culturali e simbolici legati alla discriminazione anti-omosessuale.
Non bisogna temere che questo significhi cedere ai dettami del “politicamente corretto” e di un nuovo conformismo. Nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, negli stadi, sulle spiagge – ovunque, insomma – l’omosessualità è insulto, oltraggio, pretesto socialmente accettato per la discriminazione e la violenza. Gli epiteti “negro”, “ebreo”, “spastico” sono ormai socialmente oltraggiosi per chi li pronuncia. L’odio e il disprezzo anti-omosessuale (con il repertorio di epiteti che Le risparmio, ma che Lei perfettamente conosce) sono invece non solo tollerati, ma ancora ampiamente percepiti come manifestazioni popolari di una cultura “tradizionale”, come espressioni di una avversione scorretta e volgare nella forma, ma giusta e condivisibile nella sostanza.
Posso contare sul suo impegno e sulla sua disponibilità? E’ disponibile ad incontrarmi, nella mia doppia veste di responsabile di una associazione gay e di militante del centro-destra, per aiutare non “noi”, ma il Paese a fare questo passo necessario? La facciamo insieme questa battaglia necessaria al Pdl e all’Italia del futuro?
Le assicuro che non mi faccio avanti per ragioni pubblicitarie: come vittima della violenza ho ottenuto più notorietà di quanta ne avrei voluta.
Da anni, come omosessuale, nego che esista un partito omosessuale e avverso lo stereotipo dell’omosessualità come condizione “rivoluzionaria” e di sinistra. Penso che gli omosessuali, come gli eterosessuali, non siano una “categoria” e votino e si schierino a titolo rigorosamente individuale, a partire da valori, principi e interessi che non sono dedotti dalla loro identità sessuale, ma dalla loro cultura politica. Nondimeno gli omosessuali hanno il dovere di esigere, a destra come a sinistra, il rispetto di quello che sono, senza essere additati a simbolo di un’umanità moralmente degradata.
Certo di un pronto riscontro e rinnovandoLe la mia stima, La saluto cordialmente.

Daniele Priori