Negli ultimi anni si è erroneamente ritenuto che la “questione omosessuale”, in un paese avanzato come l’Italia, coincidesse con le controverse proposte di riconoscimento delle unioni gay e dividesse lo schieramento politico tra i favorevoli e contrari all’equiparazione delle coppie omosessuali alle famiglie “tradizionali”.

Questa rappresentazione delle cose è sbagliata per un duplice ordine di motivi. La prima ragione è che la gran parte delle proposte su questo tema – a partire da quella sui Di.Do.Re – non chiedono alcuna “equiparazione”, ma il riconoscimento del fatto che l’omosessualità non è declinabile solo al “singolare”, ma anche al “plurale”, e che molte coppie gay non sono legate solo da sentimenti, ma anche da impegni di solidarietà e di assistenza reciproca e da un progetto di vita comune. Esiste poi una seconda ragione per cui una rappresentazione di maniera della questione omosessuale è insostenibile e a dimostrarlo hanno provveduto purtroppo alcuni episodi di cronaca, come, l’altro ieri, il caso degli omosessuali selvaggiamente percossi e accoltellati a Roma per essersi scambiati effusioni dinanzi al Gay Village o, ieri, quello del vicepresidente di Gay Lib, Daniele Priori, e del suo compagno, Ciri Ceccarini che sono stati aggrediti a Rimini da un vicino di casa che non tollerava di condividere il parcheggio condominiale con degli “esseri schifosi”.

Questi episodi ci ricordano come la questione omosessuale sia ancora, per l’essenziale, un problema di violenze e di minacce, di umiliazione e di scherno, di discriminazione e di razzismo sessuale, che nel nostro paese continuano a essere socialmente tollerati, quando non culturalmente “teorizzati” da chi esplicitamente equipara l’omosessualità, come condizione umana, ad uno stato di minorità psichica e di devianza morale.

Ha fatto benissimo ieri il Ministro Carfagna a dire che la discriminazione sessuale, al pari di quella razziale, è un atto barbaro e raccapricciante. Sono sicuro che queste parole vanno intese come un impegno a bonificare la cultura e la sensibilità del Paese da questo vero e proprio cancro morale. Il pregiudizio antiomosessuale e le violenze che ne conseguono sono il frutto avvelenato di una cultura secolare, consolidata e per nulla dissimulata, che non può essere battuta, senza essere sfidata e che non può essere superata senza essere cancellata dal vocabolario “ammesso” nel discorso pubblico.

A questo impegno sono sicuro che contribuiranno responsabilmente anche gli amici di Gay Lib e Daniele Priori a cui va, come al solito, la mia stima e il mio affetto, e a cui immagino debba andare qualche riconoscimento anche da quel centro-destra di cui egli si ostina ad essere, da omosessuale, un leale e appassionato militante.