La palla al piede di Tirrenia, la coda di paglia di Alitalia

Se è certo che a breve si chiuderà la stagione della Tirrenia pubblica, perché l’U.E ha detto stop ai finanziamenti a perdere per la società controllata da Fintecna, è probabile che si aprirà un caso molto simile a quello di Alitalia. La società non è messa bene, ha circa 800 milioni di debiti, 3000 dipendenti, un intreccio complesso di relazioni economico-istituzionali con le regioni servite dalle controllate Caremar, Toremar, Siremar e Saremar: rispettivamente Campania, Toscana, Sicilia e Sardegna.

A trattare col Governo il salvataggio di Tirrenia è direttamente Confitarma, la confederazione degli armatori privati, che negli anni hanno lamentato i trattamenti di favore riservati dallo Stato al loro concorrente pubblico.  Il Presidente Nicola Coccia ha dichiarato che è pronta una “cordata italiana” composta da tre o quattro gruppi. Il piano di Confitarma è relativamente semplice: dividere le linee di interesse sociale (sovvenzionabili) da quelle di interesse economico (non sovvenzionabili), trattare con il Governo condizioni vantaggiose per la gestione dei collegamenti Tirrenia dal continente con Sicilia e Sardegna e scaricare sulle regioni interessate il problema delle controllate Caremar, Toremar, Siremar e Saremar e quello delle linee stagionali con le Tremiti sulla Regione Puglia; dovrebbero essere  poi le regioni a cercare un gestore con procedure ad evidenza pubblica, accollandosi presumibilmente buona parte degli oneri del servizio locale.

Si può pensare che non sia il massimo trattare con il cartello degli armatori privati le procedure di privatizzazione e liberalizzazione dei servizi di trasporto marittimo; si può inoltre ritenere che le condizioni della società amministrata per un quarto di secolo da Franco Pecorini e il “fine corsa” dettato dall’U.E mettano di per sé il venditore con le spalle al muro e l’acquirente in condizione di lucrare legittimamente sui problemi economici, sociali e occupazionali che il collasso di Tirrenia comporterebbe (che ne direbbero, ad esempio, il “partito del Sud” ed i diversi vicerè siciliani e sardi della politica italiana?); ma la cosa che più ingombrerà nella trattativa il Governo non sarà la palla al piede di Tirrenia, ma la coda di paglia di Alitalia.

Quando i “campioni nazionali” disposti a salvare Tirrenia chiederanno all’esecutivo le stesse condizioni di favore che chiesero e ottennero i salvatori di Alitalia (asset a prezzo politico, accollo del debito, ammortizzatori a gogò, impegno a che non “passi lo straniero”) cosa sarà loro risposto? Scommettiamo che qualcuno proporrà di risolvere anche la questione di Tirrenia con una legge ad hoc, per evitare i problemi che sarebbero connessi ad una trattativa così poco – diciamo  – “convenzionale”?


One Response to “La palla al piede di Tirrenia, la coda di paglia di Alitalia”

  1. Alberto Scarcella ha detto:

    Se questo pagliaccio che si è fatto eleggere col nome di berlusconi sul simbolo si azzarda ad accollare ai sardi i debiti della tirrenia sarà linciaggio. Sana violenza purificatrice.

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