Bankitalia delude i cultori della Padania immigration-free

Il rapporto di Bankitalia “L’economia delle regioni italiane nell’anno 2008” ha suscitato una scontata polemica per la valutazione complessivamente positiva dell’apporto che lavoratrici e lavoratori stranieri assicurano al sistema produttivo e degli effetti sociali che la disponibilità di forza lavoro immigrata garantisce alle famiglie italiane e soprattutto alle donne, che, grazie a colf, baby sitter e badanti straniere, sono più “libere” di lavorare.

Una retorica intelligentemente “nordista” valorizzerebbe il fatto che è proprio nel nord del Paese che gli immigrati stranieri riescono ad integrarsi meglio dal punto di vista scolastico, economico e sociale, per sostenere che la qualità dell’integrazione è uno specchio fedele della qualità del sistema territoriale. La retorica leghista ha fatto, prevedibilmente, il contrario, continuando a coltivare e a vagheggiare una Padania “immigration-free” , che metterebbe letteralmente in ginocchio il sistema economico e l’organizzazione sociale del nord del paese. Per esigenze di propaganda la Lega è costretta a inventare un’immigrazione ed un “Nord” molto diversi e molto peggiori di quelli che sono e che lo stesso Carroccio sul piano locale amministra in genere con voce grossa, ma con mano assai più “sensibile”.

Anche dal punto di vista demografico, è al Centro-Nord che l’immigrazione, secondo le previsioni dell’Istat, potrebbe migliorare sensibilmente le cose. Il tasso di dipendenza (rapporto tra popolazione over 65 e popolazione in età attiva – 15/64 anni) entro il 2050 passerebbe dal 30 al 58%, anziché al 68%, unicamente grazie all’apporto della popolazione immigrata, mentre al Sud neppure l’immigrazione straniera frenerebbe il calo della popolazione e attenuerebbe il tasso di dipendenza (del 70%, nel 2050).

In termini generali, su di una prospettiva di lungo periodo il dato più preoccupante è relativo alla situazione scolastica dei giovani stranieri: 1 su 4 nella fascia di età compresa tra i 15 e i 19 anni ha lasciato la scuola al termine dell’obbligo (1 su 3 al sud), il doppio degli italiani; 1 su 2 ha subito battute d’arresto nella scuola superiore, cinque volte più degli italiani.
Questi dati suonano come un grave campanello d’allarme, perché nelle giovani generazioni il divario formativo tra italiani e stranieri sembra peggiorare anziché migliorare. Nel 2008, i lavoratori stranieri ultra venticinquenni con licenzia media erano il 44% contro il 37% degli italiani, e quelli laureati il 13% contro il 18% degli italiani. A risentirne sarà la qualità del capitale umano che si sta riversando sul mercato del lavoro, e probabilmente anche la qualità della partecipazione civile che questi “italiani di fatto” garantiranno alla vita del Paese.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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