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Raciti non è giovane, è solo anagraficamente non vecchio

C’è un’immagine di Walter Veltroni che puntualmente salta fuori. Pierpaolo Pasolini al centro con degli occhiali da sole, braccia incrociate, osserva Veltroni alla sua sinistra.Una magrezza fassiniana, camicia a quadri, occhiali, Veltroni ha lo sguardo perso nel vuoto. Dall’altra parta, a destra (non a caso potremmo dire oggi), Ferdinando Adornato, qualche chilo in eccesso, osserva le braccia del regista. Quelli sì che erano giovani comunisti. Ci pensavo l’altro giorno guardando la rara performance televisiva di Fausto Raciti (segretario dei Giovani Democratici) ad Orzo, il programma di Zoro su Excite TV. Rara, sì, perché Raciti lo vedi solo ogni tanto. Mentre abbondano le vecchie fotografie ingrigite dei “Compagni di scuola”, il segretario dei GD non sembra amare tanto la comunicazione. E così noti, ad esempio, che il suo blog ha ormai le lancette ferme. Non gira più. Ultima comunicazione: 13 gennaio 2009. Ma come, non erano quelli di Obama, di Internet, quelli che di “Crashing the gate” di Armstrong e Zuniga avevano fatto un testo sacro? Invece nulla. Raciti non scrive (ogni tanto però lo vedi apparire sulla rubriche delle lettere de Il Foglio che fa tanto radical chic). Dichiara. Peggio, pontifica quasi. Così guardando Orzo scopri che Fausto parla di sé in terza persona e poi discetta di pensioni manco fosse il novello Dini pronto ad una riforma. Poi dichiara e concede interviste. Ed allora perché parlare di riforma universitaria, di accesso alle professioni o non so qualcosa di attinente al suo ruolo? No, il Raciti (come direbbe lui) parla di immobili, patrimoni dei partiti e via con il prossimo giro di roulette. “Ci fu una deliberazione ufficiale della Direzione Nazionale dei Ds. Ero presente anch’io”. C’era anche lui. C’era già: il leader dei Giovani Democratici si vanta di essere un ex. Infine, piazza la perla: “L’idea non era quella di creare un partito post-ideologico, ma una cultura politica nuova, anti-liberista, diversa cioè dal liberismo perdente che anche il Pd, per un po’, è sembrato propugnare. Se vogliamo cambiare gli assetti sociali del Paese, il Bersani delle liberalizzazioni mi sembra uno dei pochi nostri politici convincenti”. Un anti-liberista pro liberalizzazioni. Ci sono più cose in cielo e in terra di quante la vostra filosofia possa pensare. Il Raciti lo ha dichiarato.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

2 Responses to “Raciti non è giovane, è solo anagraficamente non vecchio”

  1. Andrea de Liberato ha detto:

    Meno male che abbiamo Raciti a difenderci dagli ultraliberali/liberisti che da sempre imperano in Italia. Ultimi esempi, Bersani (che non è riuscito a liberalizzare nemmeno i taxi) e il paleosocialista colbertiano Tremonti!

  2. Alberto Scarcella ha detto:

    Erano giovani parassiti, esaltati dalla smania di salvare il mondo a spese altrui, e adesso sono vecchie larve sanguisughe prive di qualsiasi ideale, interessate soltanto a mantenere il sedere ben incollato alla poltrona e mettere il becco in ogni questione inquinando qualsiasi proposta con i loro emendamenti idioti.

    Andrebbero epurati dal parlamento e dalla nazione. Messi fuorilegge e se si ostinano a fare casino, al muro.

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