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Se Alitalia piange, Trenitalia non ride

– Il settore dei trasporti è stato caratterizzato da alcune evoluzioni interessanti nel 2008: sia il trasporto aereo che quello ferroviario hanno visto una diminuzione del numero di passeggeri. Mentre “moriva” l’Alitalia pubblica, per poi rinascere come azienda privata, Trenitalia continuava a sopravvivere grazie agli ingenti sussidi pubblici. Questa intromissione pubblica e politica nella gestione diretta di aziende di trasporto ha gravemente nuociuto all’Italia, con sprechi annuali di diversi miliardi di euro.Nel caso del trasporto aereo, il fallimento dell’ex compagnia di bandiera ha lasciato di fatto maggiore spazio ai vettori concorrenti, totalmente privati, sebbene l’incremento del prezzo del petrolio, prima, e la successiva crisi mondiale, poi, abbiano colpito molto duramente i bilanci di tutte le compagnie. La classe politica, però, ha commesso molti errori nel processo di privatizzazione di Alitalia. Il costo della tutela della cosiddetta “italianità” è stato enorme, in termini di ammortizzatori sociali, ma quel che è più grave è la creazione ex lege di un monopolista sul mercato domestico. La legge 166 del 2008 ha di fatto bloccato ogni intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza del Mercato e la nuova compagnia ha potuto godere di una insperata posizione di rendita sul mercato domestico.
Nonostante la tutela normativa, la perdita netta annuale del vettore potrebbe raggiungere i 500 milioni di euro, in gran parte dovuta al peggioramento del tasso di riempimento (a fine anno Alitalia giungerà probabilmente al 65 per cento, contro il 72 per cento previsto dal Piano Fenice) e ad un prezzo medio del biglietto inferiore alle aspettative di circa 8 punti percentuali (123 euro al posto del target a 134 euro a fine esercizio). Il primo semestre si è chiuso con una perdita di 273 milioni di euro, con un load factor al 59 per cento e uno yield inferiore di circa il 14 punti percentuali rispetto all’obiettivo prospettato da Banca Intesa nel Piano presentato la scorsa estate.
Questi dati sarebbero in teoria preoccupanti per gli azionisti della “cordata italiana” e non per i contribuenti: ma chi ci assicura che per la molto probabile ricapitalizzazione del prossimo anno gli azionisti non invochino e ottengano un aiutino statale?
I cittadini devono già pagare come utilizzatori del trasporto aereo nazionale un sovraprezzo dovuto alla innaturale posizione dominante della nuova compagnia aerea: è bene che non si chieda loro, come contribuenti, di tirar fuori altri soldi.

Se le perdite di Alitalia interessano (almeno per ora) i soci, le perdite di Trenitalia interessano direttamente i contribuenti. Teoricamente il conto economico dell’operatore monopolista del trasporto passeggeri su ferro è migliorato, essendo passato da un rosso di oltre 400 milioni di euro nel 2007 ad una perdita di soli 40 milioni di euro nel 2008.
Ci sono tuttavia alcuni “piccoli” particolari da non sottovalutare.
In primo luogo l’aumento dei ricavi è dovuto in maggior parte all’introduzione di una voce di ricavo per 244 milioni di euro, la manutenzione di secondo livello, che non era presente nel 2007. Vi è inoltre un aumento dei contributi pubblici e un aumento del prezzo medio del biglietto.
Dal lato dei costi, si denota una stabilizzazione intorno a 6 miliardi di euro, con i costi del personale in diminuzione di 180 milioni di euro; tale decremento è dovuto “all’eliminazione” del personale di manovra, assegnato a Rete Ferroviaria Italiana, società sempre pubblica facente parte di Ferrovie dello Stato Holding.

In definitiva, la Trenitalia della gestione Moretti pesa sempre di più sulle spalle dei contribuenti, dato l’aumento dei sussidi. A fronte di questi aumenti, qual è stato l’andamento del servizio?
Nel trasporto regionale, i contributi degli Enti Pubblici Territoriali sono stati incrementati di 70 milioni di euro, arrivando a sfiorare 1,6 miliardi di euro. L’aumento è pari al 4,5 per cento, con una contemporanea riduzione dell’offerta posti chilometri di circa lo 0,7 per cento.
Nel segmento media/lunga percorrenza, nonostante lo Stato abbia aumentato i contributi pubblici per il servizio universale del 7,1 per cento, l’offerta è diminuita del 2,1 per cento.
Questi semplici dati evidenziano come nel settore ferroviario la situazione sia molto più preoccupante di quella nel trasporto aereo. A fronte di un maggior contributo statale, l’offerta tende a diminuire sia nella media/lunga percorrenza che nel trasporto regionale.

In tempi di vacanze, l’attenzione degli utenti è concentrata soprattutto sui ritardi. Passate le ferie, dovremo essere molto preoccupanti per le nostre tasche di contribuenti.


Autore: Andrea Giuricin

Nato nel 1982, ha conseguito la laurea specialistica in Economia presso l’Università di Milano Bicocca con una tesi sull’evoluzione del mercato del trasporto aereo europeo dopo la liberalizzazione. Nel medesimo Ateneo svolge attività di ricerca presso il CRIET, Centro di Ricerca Interuniversitario sull’Economia del Territorio, seguendo principalmente le tematiche dei trasporti; collabora inoltre con i corsi di Economia Pubblica della Facoltà di Economia. Sul settore aereo è autore di diverse pubblicazioni ed è stato relatore a convegni tra cui il BizTravelForum 2007 organizzato da UVET American Express

2 Responses to “Se Alitalia piange, Trenitalia non ride”

  1. Alessandro Caforio ha detto:

    Ottimo intervento. Bentrovato anche ad Andrea :-)

  2. Lucio ha detto:

    Su tutto questo sfacelo, mi sembra giusto averci piantato la bandierina dell’italianità. Il tricolore a garanzia delle nostre virtù sprecone…

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