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Bossi mette la canotta alla Lega di opposizione e di governo

Quando il gioco si fa duro, Bossi mette la canotta.
Nel 1994 la indossò per segnare la distanza con il Cavaliere “usurpatore”, che gli aveva in pochi mesi soffiato il controllo del Nord produttivo del Paese e che per questo sarebbe stato disarcionato dalla guida del Governo, grazie al ribaltone del Carroccio. Nel 2009 l’ha prima rievocata e poi simbolicamente riesumata per chiarire, al di là di ogni dubbio, che la Lega non ha alcuna intenzione di regalare a Berlusconi e al Paese un quinquennio di stabilità politica.

L’unica mina che la Lega aveva sul suo cammino – il referendum elettorale – è stata agevolmente disinnescata. E ora i giochi “padani” non hanno più freni di sorta, sul piano delle regole istituzionali.

Le “mattane” di Bossi, d’altra parte, rispondono a principi di assoluta razionalità politica. La Lega è con quella dipietrista la forza politica italiana che, in generale, ha più da perdere e meno da guadagnare da una stabilizzazione del confronto istituzionale e da un consolidamento del sistema politico.  Inoltre,  in questa congiuntura contrassegnata da una sostanziale assenza non di opposizione, ma di reale alternativa al berlusconismo, la Lega ha bisogno di tenere aperti sempre nuovi fronti di scontro e di tensione, per impedire che nel Paese si affermi una “pax berlusconiana” (in qualche modo “nazionale”), che affrancherebbe le rivendicazioni nordiste dalla rappresentanza più o meno obbligata del Carroccio, per affidarla direttamente nelle mani del capo del Governo e del suo partito.

Dunque, nel momento in cui il “governismo” sembra divenuto (purtroppo) l’unica vera identità politica del Pdl (il Pdl è il partito del premier, il suo impegno è il sostegno all’attività di governo e la sua iniziativa è limitata alla protezione parlamentare, politica e mediatica delle scelte dell’esecutivo) la parabola della Lega si farà sempre più anti-governista e, se sarà necessario, anche anti-governativa.

I pretesti che la Lega ha scelto per aprire nuovi fronti di lotta sono attinti dal repertorio classico della rivendicazione localista e sono, di per sé, del tutto insignificanti.  Molto più significativa e pericolosa è la logica politica che emerge dietro questi affondi. La Lega non pone i problemi per offrire le soluzioni, ma, in genere, per pregiudicarle. Sui due fronti più delicati nei quali Bossi ha scelto di  sparigliare i giochi (da una parte l’Afghanistan e l’impegno internazionale dell’Italia, dall’altro le gabbie salariali) il Carroccio non ha affatto posto problemi negletti o sottovalutati dall’esecutivo. Si è consapevolmente mosso in direzione opposta a quella indicata dall’esecutivo rispetto a temi che erano e rimangono al centro dell’attività di governo.

La proposta di disimpegno dall’Afghanistan ha coinciso con l’annuncio di un maggiore impegno politico del nostro paese e di una maggiore coinvolgimento operativo delle nostre truppe sul fronte afghano, nel quadro di una riconfermata fiducia e collaborazione con l’alleato americano. La proposta delle gabbie salariali, cioè di rigida differenziazione territoriale delle retribuzioni, costituisce di fatto una messa in mora o una preventiva bocciatura degli esiti cui potrebbe condurre il decentramento contrattuale, delineato dall’accordo quadro stipulato il gennaio scorso tra Governo e parti sociali (con l’opposizione della CGIL).

La manfrina sui dialetti, sul tricolore e sull’inno non ha nessuna sostanza politica, ma è un corollario obbligato, quando il Carroccio inizia pesantemente a giocare come forza di opposizione e di governo.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

4 Responses to “Bossi mette la canotta alla Lega di opposizione e di governo”

  1. Franco Enrico ha detto:

    Credo che il Riformatori Liberali dovrebbero in un certo senso “imparare” dalla Lega ed iniziare a farsi sentire, specie su temi a noi particolarmente cari (laicità, unioni civili, “eutanasia”, etc.) invece di vivere nell’ombra del catto-ipocrita Berlusconismo!

  2. piero sampiero ha detto:

    Quella della Lega sarà una nuova forma d’intelligenza politica o è il segno che è arrivata al fondo del barile,con discutibilissime trovate, che la gente non apprezza per nulla ?

    ‘Libertiamo’ dovrebbe seguire l’esempio della Lega e ricattare l’esecutivo?
    Sono metodi da prima repubblica, che puzzano di mafia.

  3. Franco Enrico ha detto:

    Farsi sentire vuol dire essere mafiosi?
    Restiamo pure in silenzio, allora. Infatti in due anni di Governo, cosa abbiamo ottenuto? Ce lo dica lei Sig. Sampiero!

  4. Piero Sampiero ha detto:

    Farsi sentire è cosa ben diversa dal ‘ricattare politicamente’.
    A me non piacciono i metodi della lega. Li trovo illiberali e per niente corretti.

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