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Sui salari il Pdl rischia di finire nella gabbia leghista

– Dice impeccabilmente Formigoni nella sua intervista di quest’oggi al Giornale a proposito delle gabbie salariali: “Io rovescio la cosa, si tratta di rompere la gabbia che impedisce la libera contrattazione tra le parti sociali”. Nella sua apertura alla proposta leghista lo stesso premier Berlusconi  aveva provato ad usare parole che, pur compiacendo il Carroccio, non segnassero un esplicito passo indietro rispetto allo schema di riforma del modello contrattuale, sottoscritto con le parti sociali (ma senza la CGIL) lo scorso 22 gennaio.

D’altra parte, un migliore allineamento delle retribuzioni al costo della vita è uno degli obiettivi che può essere efficacemente perseguito attraverso il decentramento della contrattazione e non è affatto un obiettivo “sbagliato”. Ad essere sbagliata è piuttosto l’idea che questo obiettivo possa divenire, più o meno surrettiziamente, una sorta di vincolo normativo, una nuova “variabile indipendente”, questa volta in salsa nordista, destinata prima ad irrigidire e quindi a scassare un modello contrattuale innovativo, concepito innanzitutto per incentivare e premiare i recuperi di produttività e per accrescere la qualità del lavoro e la competitività delle imprese.

Che la Lega abbia aperto un ennesimo fronte di polemica sui “salari del nord” non è però casuale, e fare finta di niente (o accontentarsi delle “smentite confermative” di Calderoli) non aiuterà il Pdl ad arginare gli appetiti dell’alleato leghista. La Lega attacca sulla questione salariale perché non ha nessun interesse politico a consolidare un modello contrattuale che potrebbe cambiare la dinamica retributiva non solo recuperando le differenze Nord – Sud, ma ampliando, per così dire, le differenze tra i diversi “Nord” territoriali, sociali, produttivi che compongono la realtà che la propaganda leghista comprende in un’onnicomprensiva e inesistente Padania.

La Lega non vuole – l’avvertimento è arrivato forte e chiaro – che un metalmeccanico bresciano guadagni meno di uno bergamasco. Per una forza politica che, in modo esplicito, contende ad un sindacato in crisi la rappresentanza del Nord operaio, e si è auto-attribuita una funzione di “sindacato territoriale”, il destino è quello di divenire una sorta di “CGIL del Nord” e di declinare sui temi del lavoro un’analoga retorica egualitaria e anti-mercato.

Da questa polemica agostana, intanto, il Governo non ha guadagnato altro che inutili tensioni con Confindustria, Cisl e Uil, con cui aveva stipulato l’accordo quadro di riforma degli assetti contrattuali. A forza di minimizzare, se non saranno le retribuzioni a finire nelle gabbie salariali, sarà il Pdl a finire nella gabbia leghista.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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