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La Lega e il tricolore, non è solo una questione di bandiera

Che nella retorica leghista “anti-tricolore” si sia passati dall’oltraggio al cazzeggio, può essere perfino un passo avanti. Poi il modo in cui Bossi ha chiuso salomonicamente la tenzone, per la serie “noi padani abbiamo la nostra bandiera, gli italiani la loro…”, ha qualcosa di genialmente surreale. Ed è addirittura meritorio che l’ennesimo affondo della Lega omeopaticamente consolidi a sinistra il sentimento e il patriottismo nazionale. Ex malo bonum.

Però, al netto di questi indiscutibili vantaggi, di cui non si può mancare di ringraziare il Carroccio, non c’è pur tuttavia qualcosa di gratuito, di banale e non diciamo di irriguardoso, ma di rischioso e azzardato in questo ricorrente sberleffo anti-italiano, in questa esibizione di una identità – quella padana, appunto – che Bossi si era inventato, da un giorno all’altro, quando si era intestardito a far fuori il “mafioso di Arcore” e che gli è rimasta appiccicata con la sua gadgettistica, le sue suggestioni celtiche, le sue simbologie pagane, anche quando il Senatur è tornato sui suoi passi e rientrato nei ranghi del centro-destra?

Sarà che si approssima il 150° anniversario dell’Unità; sarà che ci dispiacerebbe dare ragione all’indignazione, magari conformistica, ma giustificata di chi dall’opposizione denuncia il rischio di una celebrazione culturalmente mutilata, per “rispetto” dell’alleato padano; sarà che in un’Italia che rischia, da sempre, di disfarsi “da Sud verso Nord”, ci piace perfino indulgere nella familiare memoria di un’impresa che la vide costruire da “Nord verso Sud” (visto che il Nord ancora non sapeva di essere Padania). Sarà tutto questo, chissà. Ma siamo convinti che tra vent’anni nel centro-destra italiano non sarà ricordata né con orgoglio né con piacere questa sofferta e obbligata condiscendenza nei confronti di ministri e parlamentari padani, che giocavano a fare gli “stranieri” e si domiciliavano idealmente in una nazione inesistente, per meglio schernire e irridere quella che governavano.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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