Categorized | Il mondo e noi

Un anno fa, la Georgia. La guerra “sovietica” di Putin, contro il vicino filo-Nato

– C’è da chiedersi che cosa sia rimasto della guerra in Georgia, combattuta esattamente un anno fa.
I russi hanno appoggiato la secessione di una piccola regione con 70mila abitanti (l’Ossezia del Sud) e di un’altra regione un po’ più grande con 215mila abitanti (l’Abkhazia).

L’indipendenza di questi due micro-Stati, la cui popolazione è pari a quella di due piccole città italiane, è riconosciuta dalla sola Russia. E dal Nicaragua, unico Stato che ha deciso di allinearsi per una volta al Cremlino. Forse per riconoscenza, per l’appoggio che la defunta Urss, in tutti gli anni ’80, diede all’allora (e attuale) presidente Ortega nella guerra civile nicaraguense. Per il resto, né la Cina, né l’Iran, né il Venezuela di Chavez, né la Cuba di Castro, nessuno dei regimi antagonisti dell’Occidente, ha voluto avallare il risultato di una guerra condotta contro una Georgia filo-Nato. Non è arrivata l’approvazione neppure dalla Bielorussia (che pure con la Russia ha persino una difesa comune), nemmeno dalle dittature e semi-dittature dell’Asia Centrale alleate di Mosca. Solo alcune organizzazioni non statuali hanno riconosciuto le due minuscole repubbliche: Hamas, l’Autorità Palestinese e la Transnistria, altra regione (della Repubblica Moldova) che nemmeno la Russia riconosce. Non si può parlare certo di un grande successo internazionale.

I russi hanno ottenuto un piccolo avamposto militare, con quattro nuove basi e 1800 uomini di stanza, destinati ad aumentare a 3000 nei prossimi mesi. Nessun equilibrio geopolitico è stato mutato dalla guerra. L’oleodotto Btc, che pompa petrolio dal Caspio al Mar Nero senza passare dalla Russia, è ancora in territorio georgiano.
Quando è scoppiata la guerra, l’anno scorso, gli investimenti stranieri in Russia hanno subito un crollo. A un anno di distanza, si può dire che la Federazione abbia guadagnato qualcosa da un punto di vista economico? Qualcosina sì. Il nuovo premier della Ossezia del Sud è Vladim Brovtsev. Imprenditore, è direttore generale di una delle aziende costruttrici degli impianti delle prossime Olimpiadi invernali di Sochi (a due passi dall’Abkhazia) che si terranno nel 2014. Ma vale la pena di fare la guerra per degli impianti sciistici? Nemmeno un complottista della peggior specie arriverebbe a tanto. Tskhinvali, la capitale osseta, è ancora in rovina. Abkhazia e Ossezia dipendono dai sussidi russi. Gli aiuti per la ricostruzione, evidentemente, si sono dispersi in mille rivoli, ma non hanno migliorato le condizioni sul terreno.

Visto che non hanno conquistato simpatie sul piano internazionale, non hanno guadagnato prestigio, né vantaggi economici tali da giustificare una guerra, a un anno di distanza ci possiamo chiedere: perché i russi hanno fatto la guerra? Il Cremlino e i suoi sostenitori occidentali hanno la risposta pronta: perché era una risposta necessaria all’aggressione georgiana contro l’Ossezia del Sud. I georgiani avrebbero approfittato dell’assenza di Putin, in quei giorni a Pechino per l’inizio delle Olimpiadi, per dare il via a un “genocidio” (così lo chiamano i russi) degli Osseti.

Mikheil Saakashvili, presidente georgiano, nelle sue memorie dice proprio l’opposto. “L’invasione è iniziata ben prima dell’8 agosto”, scrive il capo dello Stato caucasico nel suo “Io vi parlo di libertà” (edito in italiano da Spirali). Le unità russe della 58ma armata stavano già attraversando il valico di Roki ed entrando nel Paese prima che le brigate georgiane si muovessero. La Georgia non era preparata a una guerra, ammette candidamente il suo presidente: le unità migliori erano in Iraq, lui stesso e il ministro della Difesa erano in vacanza fino ad una settimana prima. L’avanzata georgiana su Tskhinvali, capitale dell’Ossezia del Sud, è stata ordinata dopo una settimana di bombardamenti sui villaggi georgiani: “I profughi mi rimproverano ancora adesso di essere intervenuto troppo tardi”, afferma Saakashvili nel suo libro-intervista. E’ questo il contesto in cui è scattata la “reazione” russa.

Anche un ex collaboratore stretto di Putin, Andrej Illarionov ha scritto, dopo la guerra, di essere a conoscenza di piani per stroncare la Georgia pronti sin dal 1999, nel suo contributo alla raccolta di saggi “The Guns of August 2008”. Ilarionov non sa, semplicemente, quando sia stata presa la decisione di far scattare un piano militare, ma è certo che la Russia avesse tutta l’intenzione di stroncare la piccola repubblica caucasica, prima con metodi di soffocamento economico, poi, falliti questi ultimi, con un’invasione militare. Se si parla del 1999, vuol dire: prima della Rivoluzione delle Rose, prima dell’ascesa al potere di Saakashvili, prima della volontà della Georgia di entrare a far parte della Nato. Prima, cioè, di tutte quelle “offese” che Mosca avrebbe subito dal suo piccolo vicino meridionale.

Resta da capire, ancora, perché la Russia volesse la guerra. Forse per lo stesso motivo per cui, da 10 anni, i russi stanno combattendo su un piccolo gruppo di montagne nel Caucaso chiamato Cecenia. Per l’idea che, se si concede l’indipendenza a una regione, tutte le altre seguiranno l’esempio e la Russia sarà destinata a disintegrarsi. L’idea che le repubbliche ex sovietiche indipendenti siano accettabili solo se filo-russe. Mentre se mostrano troppi segnali di voler seguire un proprio corso, danno il cattivo esempio e vanno punite. Dice un altro ex funzionario del Cremlino citato ieri dal Financial Times: “I leader georgiani, negli anni ’90, avevano ottime possibilità di essere i migliori amici di Mosca. Ma hanno scelto di non esserlo”.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

One Response to “Un anno fa, la Georgia. La guerra “sovietica” di Putin, contro il vicino filo-Nato”

  1. Autoverz ha detto:

    you are good. write more

Trackbacks/Pingbacks