Categorized | Economia e mercato

Sui salari, al Nord non servono le gabbie e al Sud non servono i sussidi

– La vita costa meno al Sud. Lo sapevamo già, naturalmente, ma uno studio pubblicato dalla Banca d’Italia ha cifrato a -16,5%  il differenziale dei prezzi a favore del mezzogiorno d’Italia . Il Ministro Calderoli ha subito affermato che da questa “certificazione” deve discendere una differenziazione salariale su base territoriale e tutti, compreso il quotidiano La Padania, – senza forzare troppo una posizione consolidata della Lega e dello stesso Calderoli – hanno tradotto la proposta nei termini di un ritorno alle gabbie salariali.

La smentita di ieri alle parole pronunciate l’altro ieri possono segnare un intelligente passo indietro rispetto ad una proposta massimalista e poco difendibile, in una compagine di governo che, avendo interesse ad ampliare i margini di libertà contrattuale, non ne ha alcuno ad imporre la rigidità di una differenziazione “centralistica” dei livelli salariali. Rigidità che la Lega non ha mai mancato di agitare, un po’ propagandisticamente, a tutela dei lavoratori del Nord.

Rimane comunque il fatto che ad essere assai discutibile è anche l’idea della “parametrazione delle buste paga al costo della vita” (così ha detto Calderoli), come se il giusto “prezzo della retribuzione” fosse di per sé allineato e sovrapposto alla dinamica dei prezzi al consumo e la logica contrattuale non dovesse tenere in conto ulteriori e diverse “informazioni”.
Un costo della vita sensibilmente più basso è una premessa per rendere parimenti appetibili retribuzioni inferiori, questo è evidente. Pensare che da ciò possa derivare una riduzione politicamente “guidata”, indiscriminata e indifferenziata dei salari al Sud è tutt’altro discorso. I livelli retributivi sono funzione della produttività e della forza contrattuale dei lavoratori: il costo della vita è un elemento che entra in gioco nella contrattazione “a parità delle altre condizioni”.

Un’azienda hi tech di eccellenza del Sud potrà pagare salari più alti di una impegnata in produzioni di base esposte alla concorrenza del triveneto, anche a parità di contratto collettivo.
Ciò che occorre – ed è la direzione in cui il Governo sta spingendo – è di aumentare la libertà contrattuale e liberarsi della rigida gabbia – perché di questo si tratta –  del contratto collettivo nazionale.
In questa chiave è paradossale che a cavalcare la notizia siano i ministri nordisti. Coloro che dovrebbero fare tesoro di questo differenziale nel costo della vita dovrebbero essere i disoccupati meridionali ed i sindacati, se mai decidessero di rappresentarne davvero gli interessi. Una seria contrattazione decentrata su base territoriale e aziendale potrebbe trasformare il minor costo della vita in un vantaggio competitivo per attrarre investimenti, anche stranieri, legalizzando e rendendo trasparente ciò che oggi accade in modo opaco, irregolare e inefficiente (un “netto in mano” inferiore al “netto in busta paga”).

Nel settore privato una dinamica di mercato sottratta all’ideologia egalitaria del contratto nazionale potrebbe contribuire non poco a rivitalizzare l’occupazione al sud, senza alcuna imposizione dirigista e senza penalizzare le aree di eccellenza del meridione con un taglio generalizzato dei livelli retributivi.
Nel settore pubblico, invece, è più complicato ipotizzare una differenziazione territoriale degli stipendi. Il che significa che nella pubblica amministrazione opera un meccanismo di trasferimento di risorse reali nette al meridione anche attraverso il meccanismo dei salari nominali identici su tutto il territorio nazionale. Se poi consideriamo il numero di dipendenti pubblici sia in rapporto alla popolazione che al totale degli occupati, di gran lunga superiore nel mezzogiorno che al nord, il fenomeno acquisisce dimensioni ragguardevoli.

Di questo dovrebbero tenere conto i paladini del sud. Anziché preoccuparsi ed occuparsi unicamente di chiedere maggiori risorse per continuare ad alimentare il “tritatutto” dell’intermediazione politica ( e, in modo indiretto, dell’affarismo criminale) dovrebbero cercare di capire perché quelle arrivate fino ad oggi – compresi i sussidi diretti e indiretti all’economia locale dovuta al numero dei dipendenti pubblici e al loro livello salariale– hanno generato solo inefficienza, approfondito il divario con il resto del paese e arricchito, nel suo complesso, l’economia illegale.

La pubblicazione dei nomi di tutti gli studenti italiani che si sono diplomati con lode nelle scuole superiori mette in luce – anche al netto di una evidente manica più larga delle commissioni meridionali – che il sud è ricco di giovani talenti. Perciò, se questi ragazzi dovranno emigrare al nord o all’estero per avere successo non sarà colpa loro e non sarà perché lo Stato centrale lesina – non lo fa, e sarebbe meglio lo facesse – i finanziamenti alle inefficienti municipalizzate infarcite di assunzioni clientelari.

Nuovi fondi possono anche servire. Ma sarebbe meglio usarli – a parità di investimento –  per finanziare un periodo di totale esenzione fiscale per il reddito di impresa e una spinta liberalizzazione contrattuale. Politici e amministratori rimarrebbero forse a bocca asciutta, ma può darsi che arriverebbe qualche posto di lavoro vero (diversi da quelli offerti sul mercato economico illegale) per i giovani che hanno preso quest’anno 100 e lode e che nel frattempo si saranno laureati, preferibilmente – almeno per ora – in un’università del Nord.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

8 Responses to “Sui salari, al Nord non servono le gabbie e al Sud non servono i sussidi”

  1. Agli amici di FB: mio intervento sulle gabbie salariali. Commenti su Libertiamo.it, please.

  2. naka ha detto:

    cosa serve al sud per uscire dalle secche bisognerebbe chiederlo a loro e poi analizzare bene non solo quello che dicono ma soprattutto cosa non dicono ma vorrebbero; abbiamo capito bene che chiedono/pretendono soldi a pioggia sempre soldi e ancora soldi ma anche loro sanno bene che questo non è più possibile, che i tempi delle vacche grasse sono finiti, che la connivenza con la mafia non paga e non ha mai pagato; serve un linguaggio nuovo, debbono dire cosa metterebbero loro sul piatto, chi dovrebbe controllare cosa e come; probabilmente servono interlocutori diversi, forse quelli che ci sono non rappresentano bene le istanze della gente!

  3. Il commento all’ennesima sciocchezza targata Lega non può che essere del tutto negativo. Ogni vincolo che viene introdotto nel sistema ne riduce i gradi di libertà e perciò stesso ne limita l’espressione della potenzialità e crea danni diretti ed indiretti. Da quando la Penisola venne unificata manu militari e per interessi esterni, al Sud è stato assegnato il ruolo di serbatoio e di mercato di sbocco, al Nord quello della produzione. Basta riandare con la memoria alla prima azione del Governo provvisorio delle cosiddette Province Meridionali targato Garibaldi, vale a dire alla confisca del tesoro dei Banchi, Napoli e Sicilia, banche di emissione e quindi operanti a copertura aurea, per comprendere cosa si stia dicendo. Su quell’immensa mole di denaro – ventidue miliardi di lire oro di allora – fu costruito il triangolo industriale Torino-Genova-Milano e da lì iniziò la demolizione sistemica dell’industria meridionale la quale per alcuni aspetti era assai avanzata. Nella sola area napoletana erano in attivtà oltre 260 grandi aziende ed invito tutti ad occuparsi del caso emblema, quello dell’area minerario-metallurgica di Bivongi nella Calabria ionica.Da quando esiste il Paese vive di chiacchiere colorate e di diuturni tentativi dei più per agire quanto più possibile lontano dall’ufficialità. Non so per quanto tempo potrà continuare ad esistere in mano ai demagoghi di turno.

  4. Franco Enrico ha detto:

    E’ ora di smettere di dare sussidi a fondo perso al sud. Il nord ha salari identici al sud, un costo della vita maggiore e una pressione fiscale maggiore, proprio per fornire questi ingiustificati sussidi.
    E poi ci si meraviglia per il poco amore che il Nord nutre per il Sud?

  5. alberto scarcella ha detto:

    Un Federalismo ben concepito non ammette sussidi e trasferimenti di fondi. Le tasse che io verso allo Stato, o meglio, che la politica mi estorce con la minaccia in virtù del suo monopolio della forza pretendo almeno che siano impiegate per finanziare servizi nel territorio dove io vivo e lavoro. Degli altri sinceramente non mi frega un cazzo, visto l’andazzo generale. Lo scopo del fedarilsmo è di obbligare ogni comunità ristretta a cavarsela da sè, eliminando sprechi e organizzazioni delinquenziali, che siano puramente criminali o ammanicate con le istituzioni e quindi parzialmente legalizzate. I sussidi sono un estorsione collettiva, una redistribuzione coatta che il governo centrale impone senza nessuna legimmità. E vanno tutti in tasca alle mafie, alla faccia di chi spera nella redenzione del Sud e nello sforzo collettivo per liberarsi dalle cosche e dai clan.
    La Lega andrebbe epurata dal parlamento, altro che federalismo. Sono degli ipocriti parassiti, ignoranti e bifolchi. Che campano di lusso e dicono stronzate a spese mie. A MORTE!

  6. Carmelo Palma ha detto:

    Scarcella, mettiamola così…: il suo “A MORTE” è una metafora mal riuscita, che va intesa metaforicamente…le è venuta male e vabbè. Ciò detto, qui “a morte” non si scrive e non si pubblica. Neppure contro Bin Laden, figurarsi contro un partito democraticamente votato da milioni di italiani e contro la sua classe dirigente. Spero di essere stato chiaro.

  7. Giuseppe Naimo ha detto:

    Carmelo ha assolutamente ragione, il contenuto non può mai essere disgiunto dai toni. Ciò detto, va stigamtizzato fortemente non tanto l’argomento in sè(peraltro, oggettivamente discitibile, ), come egregiamente fatto da Benedetto, quanto la tendenza della Lega, sempre più marcata e frequente, a vellicare i peggiori istinti delle persone. Questo è altrettanto censurabile, quando i toni del Sig. Scarcella: quando gli spiriti sono evocati, gli apprendisti stregoni quasi mai sono in grado di governarli!

  8. Silvana Bononcini ha detto:

    Son d’accordo con Carmelo Palma !

Trackbacks/Pingbacks