Sugli stranieri saranno le toghe a farci dare ragione a Scajola?

La partita della mancata regolarizzazione degli almeno 250.000 lavoratori clandestini stabilmente occupati nelle imprese italiane, che rischiano l’espulsione, e dei loro datori di lavoro, che rischiano l’arresto, non si chiuderà qui, al contrario di quanto pensa il Ministro Maroni. Perché? Faccio la seguente previsione.

Durante il mese di agosto o al massimo ai primi di settembre, quando l‘Italia si riprenderà dalle distrazioni estive, un solerte Procuratore della Repubblica in ossequio alla obbligatorietà dell’azione penale provvederà, preferibilmente sotto riflettori e telecamere, all’incriminazione di qualche ristoratore o allevatore di bestiame (condanna certa al 100%) e alla relativa espulsione di pizzaioli e mungitori clandestini. Il tutto, come è ovvio, in perfetta coerenza con la logica della criminalizzazione erga omnes, che Maroni pretende applicata a tutti i clandestini.

Si rischia una valanga di processi . Oportet ut scandala eveniant! A quel punto l’opinione pubblica, anche quella nordista, realizzerà che il suo sacrosanto anelito alla sicurezza si è tramutato (quando si dice:….gli effetti inintenzionali delle buone intenzioni) nei ceppi per il suo ristoratore o per l’imprenditore amico e nell’espulsione di quel pizzaiolo così bravo o di quel laborioso mungitore cingalese o di quell’infaticabile raccoglitore d’uva marocchino; e questo non piacerà.
Tanto più che mentre un tale schieramento di poliziotti, procuratori e giudici si accanirà su lavoratori e imprenditori da cui nessuno ha avuto noie, i criminali stranieri della droga e della prostituzione, continueranno imperterriti nei loro traffici illegali e nelle loro violenze.

Può darsi che il nostro Procuratore si muoverà dopo aver acquisito dal Viminale gli elenchi delle pratiche di assunzione di stranieri inoltrate in base ai decreti-flussi e dopo aver fatto verificare che le persone per le quali la richiesta non è stata accolta non siano già impiegati clandestinamente, esattamente nel posto di lavoro che avevano chiesto di poter  occupare. Questa semplice verifica, come tutti sappiamo, evidenzierà che quelle richieste sono, di fatto, altrettante auto-denunce di soggiorno e lavoro clandestino.

Può anche darsi che il nostro Procuratore si muova dopo che saranno fioccate denunce dalle parti più disparate: cittadini coscienziosi e desiderosi di vedere rispettata la legge, imprenditori in regola non più intenzionati a tollerare la concorrenza di chi occupa clandestini meno costosi dei regolari, lavoratori stanchi di vedersi preferire irregolari che, loro malgrado, costano meno perché non pagano tasse e contributi. Chissà, magari il pizzaiolo in regola licenziato per il calo dei consumi denuncerà il datore di lavoro e il collega clandestino che non è stato licenziato (perché costa meno e perché non è nemmeno stato assunto e può lavorare alla giornata).

Vedrete, qualcosa di simile succederà e a quel punto non potrà che prevalere nel Governo un orientamento pragmatico, di buon senso, come quello manifestato dal Ministro Scajola.
Alla fine dovremmo rassegnarci al fatto che saranno le toghe – magari rosse – a spingerci sulla retta via.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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