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Sulle staminali il Governo affonda i colpi. Qualcuno, per fortuna, resiste

– E’ di nuovo polemica tra la politica e il mondo della ricerca scientifica.
A riaprire la disputa è stato il ricorso al Tar del Lazio presentato da tre ricercatrici italiane, Elisabetta Cerbai (Università di Firenze), Elena Cattaneo (Università di Milano) e Silvia Garagna (Università di Pavia), contro un bando del Ministero della Salute che stanzia 8 milioni di euro per studiare la biologia delle cellule staminali, escludendo però progetti che utilizzino staminali embrionali umane, il cui impiego è peraltro perfettamente legale.
L’art. 14 della legge 40, infatti, vieta la possibilità di ottenere in Italia linee di cellule di derivazione embrionale, perché ciò comporterebbe la “soppressione” dell’embrione (anche nel caso di embrioni soprannumerari destinati ad una naturale “estinzione”). Non vieta però di utilizzare linee cellulari esistenti o non prodotte in Italia.
La motivazione delle ricercatrici è che, ancora una volta, in Italia la politica entra nelle competenze della comunità scientifica, dettandone arbitrariamente gli indirizzi di studio e discriminando le sperimentazioni che, ancorché pienamente legali, non risultino “politicamente corrette”.
Il Viceministro Ferruccio Fazio ha affermato che sarebbero state le Regioni ad imporre la clausola discriminatoria contro le embrionali. Le cose non sembrano proprio essere andate così.
In un articolo pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Nature, la professoressa Elisabetta Cerbai dichiara: “Non sappiamo da dove è venuta la frase che è stata aggiunta… Ma noi sospettiamo che un accordo di compromesso potrebbe essere stato fatto ad alti livelli politici”. Nella versione originale del bando, infatti, preparata da un Comitato istituito dal Governo Berlusconi  –  come ha confermato il Prof. Giulio Cossu, biologo dello sviluppo all’Istituto scientifico San Raffaele di Milano e componente del Comitato –  non si distingueva tra staminali adulte e embrionali; semplicemente, si suggeriva di finanziare i progetti di buona qualità.
Eppure, quando il testo è stato reso pubblico, e pubblicato on line dopo la riunione del 26 febbraio della Conferenza Stato-Regioni che doveva approvare lo schema del bando, era stata aggiunta una frase che escludeva esplicitamente i progetti che prevedessero l’utilizzo delle staminali embrionali. Un’aggiunta successiva alla stessa riunione della Conferenza Stato-Regioni, a sentire il rappresentante della Regione Toscana, Ernesto Rossi, il quale ha affermato che non era stato chiesto né approvato alcun emendamento allo schema del bando predisposto dal Comitato preparatorio.
D’altra parte, se il cambiamento fosse stato deliberato, sarebbe stato semplice  per il Vice-Ministro Fazio e per il sottosegretario Roccella dimostrare, verbali alla mano, chi aveva chiesto l’emendamento “anti-embrionali” e in che modo questo era stato approvato.
Il 24 giugno, l’avvocato Vittorio Angiolini, che segue le tre ricercatrici, ha depositato il ricorso presso il tribunale amministrativo di Roma. Il sottosegretario Roccella – senza peraltro chiarire i fatti –  ha difeso nella sostanza la linea del Governo. “Non è difficile capire – ha scritto sul Foglio – che la libertà di ricerca va distinta dalle politiche di finanziamento (…) da sempre e ovunque è la politica che decide dove investire, in base ai risultai che intende ottenere (…) Per quale motivo con i pochi fondi disponibili si dovrebbe privilegiare una ricerca con scarse prospettive di applicazione rispetto ad altre più promettenti per le concrete speranze di cura?”.
Per le ricercatrici, la linea del Governo è contraria alla libertà scientifica, perché il compito della politica non è quello di dettare gli obiettivi della ricerca o giudicare, preventivamente, dei possibili risultati cui essa può giungere, ma di fissare regole (anche nell’accesso ai finanziamenti) che privilegino i progetti scientificamente più validi, secondo criteri per l’appunto scientifici e non “politici”.
Intanto il Tar, il 16 luglio, ha respinto il ricorso e la richiesta di sospensiva per assenza di “legittimazione attiva delle ricorrenti”. Il Tribunale amministrativo non ha quindi “bocciato” nel merito le ragioni del ricorso; ha piuttosto stabilito che questo non poteva essere presentato dalle “singole” ricercatrici, ma dagli istituti potenzialmente beneficiari dei finanziamenti (Enti di ricerca, Università…).
Il mondo scientifico ha nuovamente gridato allo scandalo, perché una simile logica porterebbe comunque ad una pericolosa limitazione all’autonomia dei ricercatori. D’altra parte, si accetterebbe, da parte dell’Esecutivo, che un’Università o un Politecnico con un corpo docente maggioritariamente anti-nuclearista vietasse la presentazione di progetti “atomici” ai docenti non allineati?
Significativamente, ad annunciare la notizia del nuovo ricorso al Consiglio di Stato sono state le prestigiose riviste Nature e Science. Si attende un’altra tappa dell’inutile e dannoso “corpo a corpo” tra politica e ricerca.


Autore: Simona Nazzaro

Nata a Roma nel 1980. Laureata in Scienze della Comunicazione, a La Sapienza, ha curato le campagne politiche e di comunicazione dell’Associazione Luca Coscioni. Collabora con diversi settimanali e quotidiani. La sua grande passione è il basket, e da anni concilia questa con il lavoro: conduce infatti una trasmissione radiofonica di approfondimento sportivo.

4 Responses to “Sulle staminali il Governo affonda i colpi. Qualcuno, per fortuna, resiste”

  1. Sofia Ventura ha detto:

    Bravissima, bell’intervento! Ora lo faccio circolare su FB

  2. DM ha detto:

    lettura interessante, le cose devono cambiare, cambiamole.

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