La politica non va in vacanza. Libertiamo neppure

Il fatto che ad agosto chiudano i palazzi della politica, non significa che anche la politica chiuda per un mese i battenti. Ad andare in vacanza sono semmai i politici, che peraltro, con i bermuda nei panorami marini o con mise e scenografie montane, la politica continuano a farla, eccome.

Neppure Libertiamo va in vacanza. Continueremo le pubblicazioni per tutto il mese di agosto, tentando di approfondire e commentare l’attualità politica (i cui temi saranno forse meno pressanti, ma non meno interessanti) e consentendoci qualche libera scorribanda in terreni che se non appartengono al day by day della discussione agostana, di certo segneranno la ripresa dei lavori del Parlamento. Tra i tanti: il federalismo prossimo venturo; l’identità di un’Italia che si avvicina al 150° anniversario dell’Unità dilaniata tra “nordismi” e “sudismi” opportunistici e non comunicanti; la realtà socio-economica di un Paese attardato dalle sue anomalie e riluttante alle riforme; l’oltranzismo ideologico in cui è precipitata la discussione bio-politica.

Infine, last but not least, continueremo a seguire le vicende iraniane e le iniziative dell’opposizione democratica, in onore della quale continueremo ancora per un po’ a “vestire” di verde la testata e i principali elementi grafici del sito, prima di tornare ai nostri colori tradizionali.

Faremo questo e altro ancora in questo agosto, rimanendo aperti a chi ci passerà a trovare su www.libertiamo.it.


3 Responses to “La politica non va in vacanza. Libertiamo neppure”

  1. E’ anche l’occasione per gli amici di Facebook di proporre temi, riflessioni e commenti. I commenti su Libertiamo.it e tutto il resto a redazione@libertiamo.it

  2. sandroderossi ha detto:

    In questo dibattito che riguarda ancora il rapporto tra il nord e il sud dell’Italia e le varie “terapie” che vengono suggerite, alcune di queste un pò logore e poco credibili come la nuova “cassa per il meridione” (cassa di sprechi a pioggia per soddisfare le seti di molti per tacitarne le grida), insisterei invece molto di più sulla necessità di ricucire al più presto il “sistema-paese” nella sua interezza (in un’ottica, in questo caso, non federalista-non regionalista). E, all’interno dello stesso meridione, sforzandosi di comprendere e nel contempo esaltare le peculiarità delle regioni meridionali nel quadro infrastrutturale dei grandi corridoi internazionali, nel quadro strategico europeo e non solo. In tal senso diventano fondamentali le scelte razionali (quando ci sono) derivanti dalla redazione dei grandi piani di trasporto regionali che devono necessariamente essere verificati con somma attenzione dallo Stato, per il necessario aggancio alla macro maglie di livello internazionale. L’obiettivo da perseguire semmai e senza indugio sul piano nazionale è realizzare delle logiche e più razionali “tessiture” fra tra le varie reti (hub strategici, reti tecnologiche, trasportistiche, energetiche, intermodalità integrata), superando vetuste ipotesi di interventi a macchia di leopardo sulla base di pressioni di tipo esclusivamente localistico.
    Per far ciò c’è bisogno di una forte e libera (da ricatti) volontà politica che interpreti lo Stato non come risorsa da mungere ma come qualificato Centro Decisore di azioni volte allo sviluppo sostenibile del territorio tutto.
    La Pubblica Amministrazione (laddove serve e quando serve) deve recuperare il giusto valore delle parole “pianificazione” e “programmazione”. Pianificazione come “concepimento di un Piano organico”, programmazione come “procedura attuativa necessaria alla realizzazione del medesimo”. Lo Stato, quindi, visto come “promoter” responsabile ed efficiente che, unitamente agli investimenti pubblici, faccia ricorso alla finanza privata, utile in questo caso anche metodologicamente per il controllo e la trasparenza delle operazioni, scardinando logiche aziendalistiche e localistiche che vivono di rendita di posizione, troppo spesso basate sul “chi strilla di più”.
    Quindi, in questo caso, è la stessa Pubblica Amministrazione che deve mettersi in gioco accettando veri e propri “banchi di prova” che possono essere scomodi e costosi in termini politici, ma che sono i soli che in futuro potrebbero portare l’Italia Una e Unita fuori dalle secche localistiche e politico-affaristiche.
    Ce l’abbiamo uno Stato pronto a fare questo salto di qualità o ricominciamo da capo con i sussidi mascherati da interventi risanatori del mezzogiorno?

  3. Piero Sampiero ha detto:

    Propongo un paio di temi da approfondire.

    Il primo riguarda i sistemi di nomina delle autorità portuali e dei presidenti degli enti parco, che, a quanto pare, avvengono con criteri meramente clientelari.

    Perché non si stabiliscono per legge criteri meritocratici per la scelta dei presidenti, sottoponendo a controlli esterni il loro operato?

    Il secondo,più pedestre, ma non meno importante, è quello dell’obbligatorietà di un amministratore condominiale, in ipotesi ben individuate da codice civile.
    Dietro queste gestioni, si cela solo una sistemati
    ca violazione della libertà dei proprietari, con l’imposizione di uomini di paglia, balzelli assurdi e, spesso, di spese ingiustificate, con giochi speculativi, che fanno l’interesse di pochi e vanno a svantaggio dei molti.

    Perché, fermo restando l’obbligo di un regolamento condominiale, nei casi già previsti dal codice, non si rende facoltativo, in linea di principio,il conferimento dell’incarico ad un amministratore, lasciando l’autonomia della gestione ai comproprietari degl’immobili?

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