Dopo averne fatto una questione personale, ma non privata e un impegno politico pressoché quotidiano per quasi un lustro, Silvio Viale può dire di avere vinto. E’ anche e soprattutto merito di questo ginecologo radicale se l’RU486 sbarca finalmente in Italia con un ritardo di decenni e accompagnata dalla prevedibile sceneggiata di “anti-abortisti” che non si preoccupano degli aborti e del loro numero (in picchiata, grazie ad una legge apparentemente “abortista”), ma del modo in cui le donne vogliono abortire e che non si curano di come prevenirli, attraverso programmi di educazione sessuale e contraccezione, ma di come “maledirli” nel teatrino dell’anti-abortismo mediatico.

Nel 2004 Viale ha trascinato un’azienda ospedaliera pubblica (l’ASO Sant’Anna di Torino) in una regione governata allora dal centro-destra (il Piemonte) in una sperimentazione su questo farmaco, che ha confermato i dati conosciuti e confermati dalla letteratura medica internazionale. Ci ha guadagnato assai poco: una lite permanente con l’allora Ministro Storace; una serie di guai giudiziari, che ovviamente si trascinano nel tempo ma stanno progressivamente e positivamente andando a conclusione; e, last but not least, l’invidia manifesta della sinistra perbene, che ne soffre il protagonismo mediatico e l’attivismo politico.

Dopo la decisione dell’Aifa, Viale è stato uno dei primi a dire che i problemi non sono affatto finiti: per via burocratica, la natura necessariamente “ospedaliera” dell’intervento abortivo, disposta dalla legge 194, verrà intesa, imposta e applicata in un senso ostruzionistico. Anche con l’RU486 si imporrà il ricovero delle pazienti, si “proibirà” il day hospital (o almeno ci si proverà), si minacceranno provvedimenti contro i medici che concederanno permessi e dimissioni alle pazienti riluttanti, senza “recluderle” nei reparti ospedalieri…

Quella dell’utilizzo intra-ospedaliero di un farmaco che in tutto il mondo si usa sotto stretto controllo medico, ma non necessariamente in regime di ricovero, diverrà l’ultima trincea della resistenza anti-RU486. C’è da scommetterci. Vedremo come andrà a finire. Per intanto, va bene così.