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L’opposizione commemora Neda. Ancora scontri ed arresti in Iran

– A quaranta giorni dall’uccisione di Neda Agha Soltan, la studentessa iraniana colpita da un proiettile delle milizie Basiji durante una manifestazione, il clima in Iran è caldo più che mai.

Al cimitero di Behesht-e Zahra, a Teheran, dove Neda è sepolta, la polizia ha impedito agli oppositori di Ahmadinejad, Mousavi e Karroubi, di recitare preghiere sulla tomba della giovane, ed ha disperso la folla utilizzando maniere piuttosto spicce: manganellate, lacrimogeni e decine di arresti, tra cui anche quello del regista Jafar Panahi, vincitore del Leone D’Oro a Venezia nel 2000 ed “erede”, secondo alcuni, del celebre cineasta iraniano Abbas Kiarostami.

In altri quartieri della capitale si sono verificati disordini di portata anche più ampia: nello spiazzo del Grande Mosalla, un importante luogo di preghiera situato nel centro della città, sono confluiti diversi cortei di manifestanti non autorizzati, vestiti di verde e con le dita alzate nel segno della vittoria, che sono stati dispersi dalle cariche della polizia in moto e allontanati definitivamente con gli stessi mezzi utilizzati nel cimitero: manganelli e lacrimogeni. La tensione, che sembrava essersi allentata martedì scorso con l’annuncio dell’imminente rilascio di 140 prigionieri, è tornata decisamente oltre il livello di guardia; tra i ministeri degli esteri europei sono in corso consultazioni per decidere se sia opportuno o meno partecipare alle cerimonie di investitura del presidente Ahmadinejad, rieletto alla guida dell’Iran lo scorso 12 giugno, tra le polemiche degli oppositori che lo hanno accusato di brogli, dando così inizio al movimento dell’ “Onda Verde”.

Il ministro per le Politiche Comunitarie Andrea Ronchi ha annunciato che a settembre, alla ripresa dei lavori, il Parlamento Europeo sarà sollecitato, grazie ad una decisione bipartisan dei parlamentari italiani, a “porre in atto ogni possibile iniziativa a difesa dei diritti del popolo iraniano, oggi negati dal suo governo”; il portavoce del Dipartimento di Stato USA ha dichiarato “Vedere agenti di sicurezza usare la forza per impedire una veglia funebre è particolarmente inquietante”, e si è detto “a fianco del popolo iraniano”.

Sia all’esterno che all’interno, per l’Iran, la situazione si sta facendo sempre più tesa. L’analista politico Frederic Tellier, dell’International Crisis Group, dichiara: “Per ora i conservatori sono gli uni contro gli altri ma devono restare uniti per non soccombere. La fine del sistema è però inevitabile, è solo questione di tempo”. Quanto tempo non si sa. Intanto, il numero dei morti, dei dispersi e dei feriti è trattato da Teheran come un segreto di stato, e ci si può basare solo su ipotesi che danno i primi tra i 30 e i 150, i secondi e i terzi ufficialmente a 250 ma in realtà molto più numerosi.

Dallo scorso 25 giugno Libertiamo “veste di verde”, nello spazio della testata e nei principali elementi grafici del sito, per accompagnare la protesta democratica in Iran.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

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