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Facci ha ragione da vendere su famiglie ideali e divorzi reali

– Se mi si consente l’ironia, è per dovere d’ufficio che non posso esimermi dal commentare la conversazione con Filippo Facci pubblicata su Libertiamo lo scorso 22 luglio. E’ impossibile non condividere le parole su (se non contro) quella parte del PDL che impartisce quotidiane “lezioni” agli italiani, senza nessuna coerenza pratica con la morale che professa, a dimostrazione della totale incongruenza politica tra i valori assoluti e irrinunciabili che si proclamano e la realtà morale che si ammette e pratica nel privato.Facci fa bene a dire, con grande chiarezza, che da un mondo che vive liberamente legami extra-familiari e che non considera il divorzio un tabù non possono venire stucchevoli retoriche sulla centralità della famiglia “fondata sul matrimonio” e contro il “divorzio facile”.

Il fatto di essere responsabile della Lega Italiana per il Divorzio Breve non mi rende – penso – più sensibile dell’italiano medio alla denuncia di Facci: in Italia manca una legge moderna ed europea sul divorzio, e il nostro ritardo è sintomatico di una certa ipocrisia e di una preoccupante scollatura esistente tra società e politica, e tra la vita dei politici e la loro azione legislativa e di governo.

Il ritardo della nostra legislazione in questa materia comporta conseguenze enormi anche a livello sociale, con costi difficilmente calcolabili, ma di sicuro e grave impatto. A questo proposito possiamo fare degli esempi difficilmente confutabili: l’OSCE fa emergere l’anomalia della giustizia civile italiana, per cui la durata media di una causa di divorzio nei tribunali italiani è di 582 giorni, a cui si sommano preliminarmente i tre anni obbligatori di separazione legale. Sono cause – per la precisione due cause, separazione e divorzio – che durano anni e che si vanno a sommare a tutte le altre cause pendenti nei tribunali civili. La maggior parte sono separazioni e divorzi consensuali, che riempiono inutilmente di carte gli scaffali e di ore di lavoro la nostra magistratura, che certo non brilla per rapidità ed efficienza. In nome e per conto di chi?

Ecco, forse si dovrebbe aggiungere al nostro legittimo sdegno nei confronti di una politica illiberale e “eticamente sensibile”, la nostra indignazione per gli inutili costi economici e sociali che questa comporta. Sempre dati OSCE: in Italia per una causa civile ci vogliono mediamente 1.200 giorni, 330 in Francia e 220 nel Regno Unito. Non vogliamo comunque “svendere” la famiglia per risparmiare denaro del contribuente, che sarà anche sterco del demonio, ma in questo caso è di tutti, e a leggere alcuni recenti libri sulla spregiudicata finanza vaticana, nemmeno da quelle parti viene disdegnato. Vogliamo semplicemente risparmiare dove è ragionevole risparmiare.

Semplificare le procedure e ridurre tempi e costi per ottenere lo scioglimento del matrimonio non è certo motivo di allarme per la tenuta del vincolo familiare, che non è per altro rafforzato dal tripudio di carte bollate necessarie per il suo scioglimento. Ad allarmare certi ambienti dovrebbe essere il continuo calo dei matrimoni, soprattutto in Chiesa, e l’aumento dei divorzi e delle separazioni, fenomeno, appunto, sociale ed europeo, che non può certo essere governato col divieto, la proibizione, la punizione. Quest’ispirazione “antiproibizionista” dovrebbe informare l’intero diritto di famiglia, volendo calcolare anche i costi personali, economici e sociali connessi all’assenza di una legge sulle coppie di fatto nel nostro Paese.

E’ innegabile che né questa destra, né questa sinistra hanno mostrato ancora il coraggio necessario a portare avanti istanze che da troppo tempo giacciono nei cassetti di qualche ufficio parlamentare, lasciando all’improvvisazione del cittadino italiano, in questo abile, il compito di arrangiarsi. Si sente veramente la mancanza di una politica moderna ed europea: ancora per quanto?


Autore: Diego Sabatinelli

- 40 anni, laureato in Giurisprudenza, dipendente pubblico, è Segretario della Lega Italiana per il Divorzio Breve dal 2007. Più volte membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, è stato componente della Giunta di Radicali Italiani, revisore dei conti del PRNTT, segretario dell’associazione Radicali Roma e coordinatore della Rosa Nel Pugno per il Lazio.

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