La partita a scacchi di Teheran, dove i boia (ufficiali e non) continuano a lavorare a pieno regime – AUDIO

– In Iran la protesta veemente seguita alle elezioni presidenziali ha portato dapprima ad una repressione violenta degli oppositori, che sulla spinta dell’onda verde hanno trasformato in un’icona “democratica” anche un vecchio e compromesso navigatore del regime teocratico, come Mousavi.

Dopo la repressione e non solo a causa di essa, si è aperta una frattura evidente nell’establishment di Teheran, culminata nel sermone politico recitato da Rafsanjani il 17 luglio, mentre la polizia reprimeva le manifestazioni di piazza, senza però impedire la trasmissione via radio dell’atto d’accusa pronunciato dal pragmatico, potente e discusso ex Presidente iraniano.

La terza fase sembra essere quella di una complicata partita a scacchi, non sappiamo quanto lunga, nelle fila del regime: sia a livello politico, dove l’equilibrio è instabile, sia nelle elite religiose, come dimostra l’esplicita presa di distanze dalla Guida Suprema Khamenei da parte dei vertici del Vaticano sciita di Qom.
Bastone e carota, violenze e aperture, atti di disponibilità e intransigenze: il tutto per traghettare Ahmadinejad al 5 agosto, data in cui si reinsedierà, con solenne giuramento, alla Presidenza della Repubblica.

Tra i 140 rilasciati ieri non sembrano esserci comunque dirigenti del movimento riformista. Ahmadinejad e Khamenei hanno vietato la manifestazione che Mousavi e Karroubi avrebbero voluto tenere domani, per ricordare le vittime degli scontri, a 40 giorni dalla loro morte.  Intanto il comandante delle truppe americane in Iraq, generale Ray Odierno, continua a lanciare l’allarme sul tentativo da parte iraniana di influenzare politicamente l’esito delle prossime elezioni irachene, senza rinunciare ad addestrare e rifornire la guerriglia sciita.

L’Iran è insomma instabile, ma non rinuncia a destabilizzare il contesto medio-orientale. E conferma i suoi poco invidiabili primati. Anche nel 2008, dopo la Cina, è lo Stato che ha dato più lavoro al boia, con almeno 346 sentenze capitali ufficialmente eseguite. Tra queste però manca quella “ufficiosa” di Neda e di moltissime altre vittime, la cui esecuzione non è stata neppure disposta nelle aule dei tribunali, ma arbitrariamente eseguita da un cecchino del Basij.

Dallo scorso 25 giugno Libertiamo “veste di verde”, nello spazio della testata e nei principali elementi grafici del sito, per accompagnare la protesta democratica in Iran.

Segnaliamo su Libertiamo.it le sezioni Multimedia, You Tube, Podcast e la possibilità di scaricare i nostri file da iTunes

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita


One Response to “La partita a scacchi di Teheran, dove i boia (ufficiali e non) continuano a lavorare a pieno regime – AUDIO”

  1. UPDATE – Editoriale e mio breve intervento audio di ieri

Trackbacks/Pingbacks