La politica per la casa non è solo “costruire”

– Il provvedimento del governo sull’edilizia residenziale pubblica  è di quelli destinati a lasciare il segno: un segno indelebile e perenne a danno del territorio e del paesaggio.
L´ambiente è un diritto garantito dalla nostra Costituzione (art.9) e non può esserci tutela dell´ambiente senza tutela del mondo rurale, sia in riferimento alla sua produttività, sia in riferimento alla  sua bellezza.
Per non parlare degli effetti che la deturpazione del paesaggio ha sul turismo, che dovrebbe essere una delle principali industrie del nostro paese, il cosiddetto ‘petrolio italiano’.

Non abbiamo necessità di costruire nuove case: in Italia ci sono più case che abitanti. Basta fare un giro per le aree periferiche delle grandi città e ‘ammirare’ tutte le nuove cubature costruite negli ultimi dieci anni. L´Italia è al primo posto in Europa per il consumo di suolo e la produzione e il consumo di cemento armato, 46 milioni di tonnellate l´anno: le cave legali e abusive hanno un impatto paesaggistico tremendo, e i cementifici inquinano molto, mangiandosi  campi coltivati, boschi, vigne e danneggiando l´ecosistema di quelli che gli sopravvivono. Il tutto per alimentare  la costruzione selvaggia di outlet, depositi e villette a schiera. L’edilizia sostenibile, confrontandosi  col mondo naturale impone una  visione dell’edificio che ne supera  i confini di oggetto a sé stante e lo dissolve nel paesaggio che lo circonda,  rispondendo al principio del limite inteso come risparmio di risorse e minima produzione di inquinamento.
Gli enti locali non fanno vere politiche del territorio, anzi  vedono nell´edificabilità dei terreni agricoli un mezzo  per fare quadrare i propri bilanci.

L’errore commesso dalla Spagna dovrebbe insegnarci molto:  nell’ultimo anno sono stati costruiti oltre ottocentomila  alloggi e il risultato è che a Madrid ci sono interi palazzi con appartamenti nuovi e vuoti, senza alcun compratore, al punto che al salone immobiliare di Malaga , alcuni promotori immobiliari hanno presentato la singolare offerta: due case al prezzo di una . Anche a Milano  ci sono novantamila appartamenti sfitti, che, se fossero recuperati,  sarebbero anche questi una grande risorsa economica per le famiglie.
Per far fronte all’esigenza abitativa dei meno abbienti la soluzione è mettere mano al sistema dei diritti che regolano  i rapporti di locazione:
– liberalizzare il mercato degli affitti e garantire una tutela veloce ed efficace in caso di violazioni;
–  prevedere una tassazione con  un’imposta sostituiva sul reddito da locazione (tra il 12,5 e il 20%): oggi i proprietari di case non hanno convenienza ad affittare ( irpef al 43% + ICI + registro + manutenzione + condominio) e quindi preferiscono lasciare l’immobile sfitto.
Esiste uno strumento come l’immobiliare sociale (social housing) che permette  di mettere sul mercato in modo garantito gli immobili sfitti attraverso una cooperazione tra imprenditorialità e contributo pubblico che in alcuni paesi europei  ha dato ottimi risultati.

E’ necessario  conciliare l’esigenza  legittima di una economia moderna a  trasformare e a costruire, con la necessità di preservare quel poco territorio che ancora non è stato consumato. Bisogna  costruire riqualificando l’esistente,recuperando,,trasformando le destinazioni d’uso, aumentando la densità urbana in cambio di nuove infrastrutture, invece di continuare a costruire erodendo sempre più suolo, espandendo città sempre più disgregate dal punto di vista degli spazi. Bisogna attivare il recupero edilizio – abitativo o commerciale – di quanto esiste già . E’ necessario attivare quelle  politiche di territorio (che non abbiamo), come per esempio accade in Germania, dove per legge si cerca di riutilizzare aree già consumate e dimesse piuttosto che invadere nuovo suolo, nuovi campi,l’agricoltura, i paesaggi.

In conclusione sia attraverso il recupero edilizio,  favorendo con incentivi la distruzione di ecomostri costruiti negli anni passati e già fatiscenti per riedificarci sopra qualcosa di funzionale e bello, o  realizzando recuperi dell´archeologia industriale o di aree urbane fortemente degradate, sia  attraverso  il recupero dello sfitto, abitativo e commerciale,   in entrambi i casi il lavoro per i costruttori non mancherebbe di certo, con l’effetto  moltiplicatore economico che il Governo si propone; ma in questo caso l’ambiente sarebbe preservato.


Autore: Elena Vigliano

Nata a Roma nel 1964, laureata in economia all’Università La Sapienza, è Consulente del Lavoro e Fiscale di numerose aziende ed ha collaborato con una nota multinazionale americana. Tra i promotori prima di Riformatori Liberali e quindi di Libertiamo, si occupa di tematiche giuslavoristiche e fiscali anche internazionali, avendo vissuto e studiato per oltre un decennio nell’Africa Anglofona.

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