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Il Pdl non deve inseguire la Lega, ma dettare il passo del processo riformatore

– Bisogna ammettere che, da un paio di mesi, la Lega è protagonista nel rendere mediatici i propri cavalli di battaglia. Non è solo perché i leghisti sono abituati a creare grandi scandali, ad alzare grandi polveroni e a partire a testa bassa su alcuni temi; ma anche perché effettivamente la Lega ha 4-5 argomenti-cardine che segue con impegno ed entusiasmo. Lo abbiamo visto con le varie discussioni sulla sicurezza, sui temi dell’immigrazione, sul federalismo fiscale e sulla cosidetta “questione settentrionale”.

Invece il Pdl, che della comunicazione dovrebbe essere mattatore, sembra rincorrere gli alleati o addirittura annaspare, in assenza di una linea specifica e unitaria.
Evidentemente da qualche mese non ha temi-bandiera da rivendicare, mentre risulta più efficace quando sostiene l’intervento risolutore del Governo nei casi di emergenze nazionali (rifiuti a Napoli o terremoto a L’Aquila, che hanno portato a rilevanti risultati elettorali in queste zone). Ed effettivamente con un’analisi smaliziata si potrebbe dire che talora il carisma personale di Berlusconi e il suo ruolo di indiscusso leader di governo trascina il consenso del partito, coprendone una certa mancanza di iniziativa.
L’inseguimento della Lega  nelle discussioni sulla sicurezza, ha esposto il Pdl a figure non esaltanti, mostrando difficoltà che oggettivamente era meglio non evidenziare: la sensazione piuttosto sgradevole che si è offerta agli osservatori è stata quella che il Pdl è arrivato  al dunque senza un’idea precisa sugli argomenti legati all’immigrazione, e che si è limitato in parte ad arginare e in parte a sposare le posizioni della Lega. Il risultato è stato che la Lega, con la sua coerenza (e conseguenti esagerazioni anche demagogiche), ha avuto un riscontro notevole di consenso politico e elettorale. Anche alle Europee.
C’è un problema evidente di guida e rapporti di forza tra i due partiti della maggioranza: la Lega sembra riuscire a ergersi come primo attore del lavoro governativo mentre il Pdl non riesce a sviluppare e sostenere in questo periodo un sano riformismo organico (non limitato ad alcuni provvedimenti imposti dall’emergenza o da un ruolo di mediazione o di sintesi esercitato da Berluconi).

Temi storici come l’abbassamento delle tasse sono definiti irraggiungibili nel breve termine per via del debito colossale del paese. Proposte sugli sprechi pubblici come l’abolizione di enti inutili quali le province, le comunità montane, ecc… sono finiti nel dimenticatoio, oppure vengono anche in questo caso appaltate alla Lega (vedi Codice delle Autonomie). Un’incredibile occasione persa per attirare consenso e rimpinguare le casse statali.
Sul lato economico-sociale, nonostante i buoni interventi, manca una svolta rapida e decisa verso un riformismo necessario. La proposta di equiparazione dell’età pensionabile è stata finalmente presa in considerazione. Andrebbe rivista in una complessiva nuova riforma delle pensioni (discutendo anche di un adeguamento di quelle anticipate) e il mercato del lavoro andrebbe ritoccato.
Sulla scuola e l’università la Gelmini si è impegnata e il ddl sull’università e sui criteri di sostentamento degli atenei (su base efficientistica e meritocratica ), pur essendo molto apprezzato, è stato rimandato all’autunno. Servirebbe un nuovo scatto, tracciato da questa via, ma le polemiche insulse dell’ondina e della sinistra potrebbero bloccare nuovi interventi in tal senso.
Sulle infrastrutture ci si aspetterebbe un impegno totale per la riapertura dei cantieri e per nuove grandi opere. Le ultime riunioni del Cipe finiscono spesso nel dimenticatoio perché ormai passa l’idea che tra l’approvazione del Comitato e il reale inizio dei lavori passano comunque mesi o anni. Ma più che alle proposte di nuove opere servirebbe mettere mano a soluzioni per evitare i cantieri infiniti, i ricorsi continui al Tar, le continue richieste di adeguamenti ecc. La sburocratizzazione, non solo limitata alle opere pubbliche, dovrebbe essere un obiettivo serio da raggiungere, magari favorendo realmente il project financing e non mettendo i bastoni tra le ruote del privato che vuol costruire opere per la collettività.

Probabilmente è la giustizia l’argomento su cui si punterà. Alcune spunti di riforma del processo penale e civile si sono visti, tra un provvedimento e l’altro, ma un intervento più ampio e organico, magari incentrato principalmente sulla riduzione dei tempi biblici della giustizia, sarebbe auspicabile in tempi brevi.
In ogni caso è evidente che il Pdl non dovrebbe rincorrere la Lega sui suoi temi popolari e su proposte populistiche, ma piuttosto cercare di differenziarsi in positivo, con un’offensiva riformatrice, ponendosi come forza innovatrice e liberale, capace di essere allo stesso tempo il cuore della coalizione e il motore dell’azione governativa per cercare di cambiare e modernizzare il paese.


Autore: Christian De Mattia

Nato a Milano nel 1983, laureato in Economia Aziendale all'Università Bocconi, specializzando in Management per l'impresa e Marketing. Appassionato di comunicazione politica, collaboratore del quotidiano online "Il Legno Storto" e blogger del sito "Il Fazioso Liberale"

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