Come aumentare i parlamentari Ue, a spese dei contribuenti

– Il numero dei parlamentari europei è stato gonfiato con uno strano meccanismo.
Immaginate due parti private, un negoziante e un fornitore. Questi basano i loro rapporti professionali su un contratto, fissano prezzi, quantità, scadenze e così via. Stanno discutendo delle nuove condizioni, ma nel frattempo uno dei due pretende che l’altro paghi già adesso le condizioni future. Questo è quello che è accaduto tra noi e il Parlamento Europeo, con mezzi perfettamente democratici e legali, s’intende.
Ad oggi il Trattato di Nizza prevede 736 deputati, ma il Trattato di Lisbona che potrebbe essere ratificato in futuro li porta a 754, 18 in più appunto. Il Trattato di Lisbona deve ancora essere ratificato dall’Irlanda (che terrà un referendum ad Ottobre) e dalla Repubblica Ceca di Vaclav Klaus. Viste le esperienze passate in terra d’Irlanda, l’esito referendario non è per niente scontato e anche il presidente liberale del paese centroeuropeo dichiara in tutti modi di essere contrario al “super Stato”. Ad ogni modo, per quanto sia più o meno probabile la ratifica, il Trattato non è ancora vigente e i parlamentari non possono che essere 736.A rigor di logica, quindi, l’eventuale entrata in vigore di Lisbona lascerebbe il Parlamento con questo numero di deputati fino alle prossime elezioni. Come è stato aggirato, quindi, il piccolo dettaglio? Si è semplicemente apportata una modifica al Regolamento del Parlamento (2007/2124-REG): con l’articolo 10-bis (nuovo) si istituiscono gli Osservatori, che “non hanno diritto di voto né possono candidarsi per l’elezione a cariche in seno al Parlamento”. Sebbene “la loro partecipazione non ha alcun effetto giuridico sulle deliberazioni del Parlamento”, la norma è assai chiara su un punto: ”Il loro trattamento è assimilato a quello dei deputati al Parlamento europeo per quanto riguarda l’uso delle strutture e dei servizi del Parlamento e il rimborso delle spese sostenute nello svolgimento delle loro attività di osservatori”. Insomma in attesa di diventare forse veri parlamentari in futuro, non potranno lavorare ma godranno di non pochi benefit.
La suddivisione di questi 18 eurofortunati non è ancora chiara, ma dovrebbe rispecchiare le diposizioni del Trattato di Lisbona e all’Italia quindi ne toccherebbe uno. Poco conta, perché comunque le spese finiscono tutte in unico calderone e pagheranno tutti i contribuenti eur-unificati. Si pagherà oggi per un “servizio” che si avrà domani, forse.
Si dice: gli Osservatori esistevano già, i paesi membri dell’Europa centro-orientale li hanno avuti per molto tempo. Ma li si voleva avvicinare un pezzo d’Europa ad un altro, era un mezzo per un altro fine, non era il fine stesso. Qui non c’è che il desiderio dei diversi Stati di avere una poltroncina in più, prima del tempo. E comunque, ciò che salta all’attenzione è la facilità con cui operazioni del genere vengono fatte: nel silenzio quasi assoluto.


Autore: Adriano Gianturco Gulisano

Nato nel 1983, è dottorando di ricerca in teoria politica, si occupa di Scuola Austriaca, epistemologia economica e istruzione.

One Response to “Come aumentare i parlamentari Ue, a spese dei contribuenti”

  1. Alberto Scarcella ha detto:

    Lo stato è illegittimo e parassita dappertutto, non solo in Italia. Non c’è nulla da cui stupirsi.

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