“Un tentativo illiberale di riforma della professione forense, un provvedimento a tutto vantaggio delle gerarchie ordinistiche e contro gli avvocati”. E’ molto netto Gaetano Romano, presidente dell’Unione Giovani Avvocati Italiani, promotore di una protesta a suon di fax contro il progetto di riforma della professione forense in discussione al Senato.

Per Romano “non c’è da criticare solo la maggioranza, ma tutti i partiti”, se – come pare – il progetto di riforma raccoglie ampi consensi trasversali. “Anche il Pd sta contribuendo ad un provvedimento che cancellerà le misure pro-concorrenza della legge Bersani. Tra i nostri iscritti all’associazione ci sono sicuramente elettori del Partito Democratico: consiglieremo loro di sostenere Bersani e non Franceschini, un avvocato cassazionista che si sta disinteressando a quanto sta avvenendo al Senato”.

Se Sparta piange, Atene non ride: il Pd sarà connivente della “controriforma”, ma è il Pdl che la sta accettando miopisticamente. “Non so in quale paese democratico – commenta ancora Romano – il Parlamento si farebbe dettare la riforma da un’organizzazione come il Consiglio Nazionale Forense. Eppure è proprio quanto sta avvenendo”.

All’avvocato Romano chiediamo qualche considerazione specifica sul testo in discussione. “Nella prima versione, c’era il parametro del reddito minimo per restare avvocato. Ora c’è la previsione di un decreto ministeriale con il quale il CNF sarà autorizzato ad individuare i criteri per valutare se un iscritto all’Ordine sta svolgendo l’attività professionale o meno”. Una versione molto pasticciata di studi di settore, insomma. “Già. Dove è finita la libertà di scegliere se e quanto esercitare la professione?”. Romano sottolinea una chicca non da poco: “Prevedono la formazione professionale continua, noi la definiamo “coattiva”, corsi obbligatori per tutti gli avvocati eccezion fatta per i cassazionisti, i docenti universitari e gli avvocati politici, siano ministri, parlamentari o persino sindaci!”. Insomma, Ghedini e Franceschini non hanno di che preoccuparsi. “Ma la formazione non dovrebbe essere una libera scelta del professionista per restare competitivo sul mercato?”.

Sull’accesso alla professione – continua Romano – si sta realizzando un disastro: un test per poter iniziare il praticantato, scuole professionali obbligatorie a pagamento, un altro test per potere accedere all’esame di Stato! In quale paese d’Europa si costringe un laureato in giurisprudenza a tutto questo?”. Le parole di Gaetano Romano richiamano alla mente le storie (sempre più frequenti) di giovani italiani che scelgono la Spagna per diventare avvocati, per poi esercitare la professione nel nostro paese. Tutto legittimo e, a questo punto, quasi consigliabile.

Parlando di Spagna chiediamo a Romano di dire la sua sulla questione dei “troppi avvocati”, spesso sollevata per richiamare la necessità di una maggiore severità nei criteri di accesso alla professione: “Non c’è uno straccio di cifra ufficiale. Il CNF parla di 213mila, ma in assenza di un Albo Ufficiale la cifra è azzardata. Se partiamo dal dato Censis del 2006, 153mila avvocati, e sommiamo i circa 15mila abilitati per sessione, avremmo circa 180mila professionisti. Ma dovremmo togliere decessi e pensionamenti”. Si dice sempre che a Roma ci sono gli stessi avvocati della Francia. Ma da tempo Romano ribadisce che il caso francese è un’eccezione europea: in Spagna sono 160mila (con una popolazione che è pari ai due terzi di quella italiana), in Germania 150mila.

Sull’esistenza di una eventuale correlazione tra il numero di avvocati e l’aumento del contenzioso processuale, Romano rimanda alle considerazioni di Daniela Marchesi su lavoce.info, secondo cui “il fatto che si rilevi una correlazione tra numero dei processi e numero degli avvocati non dà indicazioni chiare sulle relazioni di causalità tra i due fenomeni”.

Insomma, parlare con Romano sembra come incontrare un orso bianco in mezzo al deserto: un avvocato che chiede a gran voce, nel settore in cui lavora, più concorrenza, più mercato, più riferimento al merito professionale e meno corporativismo. Aria fresca.

L’UGAI parteciperà all’incontro di presentazione del disegno di legge “Per aprire le professioni”, promosso da Libertiamo, con l’obiettivo dichiarato di contrastare con forza la controriforma in atto. “Qui non c’è da proporre emendamenti correttivi, c’è da presentare una versione completamente diversa delle cose”. Una diversa visione del mondo, ci verrebbe da dire.