Categorized | Comunicati, Il mondo e noi

La Luna, l’Uomo e la nostra idea di America

Oggi, quarant’anni fa, il primo allunaggio della storia dell’uomo. Neil Armstrong e Buzz Aldrin (ma citiamo anche Michael Collins che restò a bordo, il suo destino ricorda quello del portiere di riserva di una squadra che vince i Mondiali di calcio) sbarcano sulla Luna, l’unico, grande e affascinante satellite del nostro pianeta, da secoli frutto dell’attenzione scientifica, filosofica, letteraria e religiosa dell’Uomo. Se il Sole è un dio accecante e irraggiungibile, altero ma quasi inappetente per gli umani desideri di conquista, la Luna è da sempre una divinità inferiore e perciò più umana, un luogo umile, vicino e perciò “terreno”, conquistabile.

I believe that this nation – aveva detto nel 1961 il giovane presidente Kennedy – should commit itself to achieving the goal, before this decade is out, of landing a man on the Moon and returning him safely to the Earth.” Prima che il decennio finisca: e prima che il decennio finisse questi diavoli di americani ce l’hanno mandato sulla Luna, l’uomo. Potenza della pianificazione? No, mentre quest’ultima mostrava rovinosamente la sua debolezza, fallendo ogni possibile obiettivo in Unione Sovietica, fu la competizione di una nazione libera a permettere un risultato inimmaginabile fino a poco tempo prima.

Quell’America che visitava la Luna (e noi sbirciavamo dai teleschermi) è la terra di cui siamo da sempre innamorati, quella nazione “prodotto della filosofia” (come la definì Margaret Thatcher) cui guardiamo con ammirazione e un po’ di invidia, rispetto e a volte sufficienza, riconoscenza ma anche insofferenza. Siamo sempre pronti a criticarne i supposti fallimenti (che consideriamo solo suoi, si tratti del Vietnam, dell’Iraq o dell’attuale crisi economica), siamo altrettanto rapidi nell’intestarci collettivamente gli straordinari traguardi.

C’è ancora l’America che andava sulla Luna, la nazione della “nuova frontiera” kennediana, la “città sopra la collina” di Reagan? Tante cose sembrano dirci di no, altre ci ricordano che – nonostante la crisi, la Cina, il terrorismo, la demografia, il dollaro debole e così via – l’America è sempre l’America. Obama statalizza e parla a volte da autentico socialdemocratico, ma solo nella patria dell’Apollo 11 quel tizio sarebbe potuto diventare presidente. Gli interventi militari in Iraq ed Afghanistan mostrano l’inadeguatezza della soluzione militare classica rispetto ad un nemico che non è più uno Stato e non è un esercito, ma è molto probabile che spetterà ancora agli Stati Uniti compiere la rivoluzione della difesa. La crisi è profonda, ma lì  è iniziata e presumibilmente lì finirà.

Tramonterà un giorno il sole anche sull’America, come è successo ai grandi imperi della storia. Ma resterà una traccia profonda, una stratificazione. Le leggi dell’Occidente sono intrise di diritto romano, le nostre lingue sono dialetti del latino o hanno preso in prestito da questo metà del vocabolario. Dell’America resterà il senso della libertà di ogni singolo uomo e quell’aspirazione, costituzionalizzata addirittura, alla felicità. Ma questo avverrà tra molto tempo: a quarant’anni dal primo allunaggio l’America è ancora qui, here to stay.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

3 Responses to “La Luna, l’Uomo e la nostra idea di America”

  1. …mi ricordo: avevo sette anni e una tv in bianco e nero

  2. roberto ha detto:

    Ma è stato poi vero l’alunaggio? Vi sono, vedi wikipedia, numerosi documenti che mettono a confronto tesi positive e negative. Vale proprio la pena di leggerle.

  3. D M ha detto:

    Liberamente ispirato dagli Stati Uniti (anche se sarebbe bene restringere il campo alla sola California) dall’età adolescenziale. Ho imparato a conoscere meglio questa nazione nel tempo, con pregi e difetti, ma non ho cambiato l’opinione iniziale. Sempre e comunque un punto di riferimento in fatto di libertà.

Trackbacks/Pingbacks