Incalzato dalla cancelliera Angela Merkel nel vertice di Oberschleissheim tra Germania e Russia, Dimitri Medvedev, riferendosi all’assassinio di Natalia Estemirova ha parlato di “omicidio di una donna coraggiosa” e ha aggiunto “E’ evidente che il suo assassinio è legato alla sua attività professionale, che è utile in uno Stato normale”. Sono, con ogni evidenza, parole molto diverse da quelle che il suo predecessore e garante Vladimir Putin aveva riservato ad Anna Politkovskaja, prima e dopo la sua morte. Il capo del Cremlino ha promesso che sarà ricostruito quanto avvenuto a Grozny e che “i colpevoli non resteranno impuniti”. Queste dichiarazioni sono, in apparenza, un notevole passo avanti.
La morte della giornalista, collaboratrice dell’Ong Memorial e rara voce ‘non allineata’ sulla tragedia cecena, non solo riporta sotto i riflettori i soprusi, le violenze impunite, le connivenze tra criminalità e potere politico nella polveriera della Federazione russa e, in particolare, della Cecenia, ma segna, in apparenza, una nuova divergenza ai vertici della Federazione. Potrebbe trattarsi di un semplice gioco delle parti, che nasconde l’incondizionato sostegno al regime ceceno di Kadirov. Potrebbe anche significare una nuova spaccatura, che sarebbe molto promettente per gli scenari futuri.