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Regolarizzare i lavoratori stranieri, giusta risposta a monito Napolitano

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

I richiami di Napolitano sulla legge sulla sicurezza non sono dettati dall’ostilità politica e quindi meritano una riflessione attenta, come ha detto il Ministro Rotondi.
Io continuo a ritenere che il modo per “neutralizzare” gli effetti involontari e paradossali del reato di clandestinità sia quello di regolarizzare tutti gli stranieri irregolari che lavorano stabilmente in Italia (a volte da mesi, a volte da anni). La regolarizzazione dei lavoratori domestici è un passo avanti su di una strada che andrebbe percorsa fino in fondo. Non sarebbe né utile né serio iniziare ad applicare la legge con centinaia di migliaia di lavoratori “criminali”, che il Ministero dell’Interno ha già per buona parte censito, attraverso i decreti- flussi, ma che è irrealistico e irragionevole espellere, incriminando i loro datori di lavoro, come la legge imporrebbe.
Regolarizzare tutti gli stranieri irreglari che lavorano in Italia è quindi un modo per concreto per rispondere ai moniti di Napolitano.

Roma, 16 luglio 2009


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

2 Responses to “Regolarizzare i lavoratori stranieri, giusta risposta a monito Napolitano”

  1. DM ha detto:

    La regolarizzazione delle lavoratrici domestiche (bandanti, colf, ecc.) è un atto apprezzabile teso a sanare una situazione indiscutibilmente promiscua da risolvere.

    Può essere altrettanto giusto regolarizzare gli extra-comunitari che lavorano nel nostro paese, ma è lecito chiedere una quantificazione del fenomeno e la definizione di una soglia temporale adeguata affinché l’impatto sistematico di questa regolarizzazione non crei “eccessivo” contrasto sociale nel breve termine. Garantire un equilibrio tra ultimi e penultimi, per dirla in altri termini…

    In tal senso, regolarizzare per fasi/blocchi partendo dai lavoratori extra-comunitari che sono da più tempo nel nostro paese potrebbe essere un espediente sensato per raggiungere l’obiettivo senza forzare troppo la corda. Lo storico esempio della rana nella pentola d’acqua è un richiamo probabilmente futile, ma pienamente calzante in questo caso specifico.

    Va altresì sottolineato – anche se sono certo di risultare retorico agli occhi di chi si occupa di certi aspetti in forma ufficiale/politica – che l’impatto di una regolarizzazione di questo tipo impone interventi atti a regolamentare in maniera chiara e trasparente diversi aspetti, primo su tutti la libertà di culto religioso.

    L’esponenziale crescita di richiesta per costruire moschee sul territorio nazionale deve rapportarsi da un lato con un diritto costituzionale indiscutibile, ma lasciare il giusto spazio a quel diritto di coercizione riconosciuto allo Stato[1] anche nella sua forma più liberale.

    Pretendere in tal senso regole chiare e uguali per tutti è un vincolo dovuto in un “regime di libertà”.

    Nuovamente, congratulazioni per la forza di volontà e l’impegno.

    [1] “Il liberismo di Hayek”, Gilles Dostaler, ed. Rubettino, 2008.

  2. tazock ha detto:

    E se invece non regolarizzassimo nessuno, facessimo pagare una bella multa a quelle famiglie ed aziende che fanno lavorare in nero ( per sepndere poco ) ed invitassimo Napolitano a formare un partito e a presentarsi alle elezioni magari vincerle prima di dettare la linea politica del paese?
    Scusa, ma Lei ha intenzione di candidarsi alle prossime elezioni per il PDL?

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