– E così hanno ammazzato anche Natalia Estemirova, la giornalista di Memorial che era stata sequestrata mercoledì mattina a Grozny, in Cecenia. E’ stata trovata morta in Inguscezia. Ritirando a Mosca l’”Anna Politkovskaya Award” aveva lanciato un grido d’aiuto disperato, perché l’Europa non voltasse le spalle su quanto è accaduto e continua ad accadere nel verminaio caucasico, dentro i confini della Federazione Russa.
La retorica sull’eroismo professionale di cui, in Europa, anche questa giornalista “martire” sarà ricoperta dai suoi colleghi non servirà, come tutti sappiamo, assolutamente a nulla.
Al contrario, non c’è realisticamente alcuna speranza che il suo omicidio (e non solo il suo corpo) non venga politicamente seppellito nel silenzio corrivo e cattivo che beneficia in Russia i carnefici seriali dei giornalisti indipendenti.
E ben si spiega il silenzio. Non si può parlare di questi morti senza parlare della Russia che li uccide. Della Russia che ha cessato di essere comunista, ma non di essere “sovietica”. Che è uscita dalla logica del partito unico, per entrare in quella del nazionalismo a senso unico, gestito con pugno di ferro, cioè, per essere precisi, con un ampio ricorso alla violenza arbitraria, fisica o giudiziaria, nei confronti dei “nemici interni”. Che è uscita dal sistema della collettivizzazione forzata dei mezzi di produzione non per entrare in una normale economia di mercato, ma per sterzare immediatamente verso il modello di un capitalismo mafioso a totale direzione politica e a spiccata vocazione criminale.
Tutti questi morti non solo non contano, ma non “pesano” nulla in termini politici. Sono una drammatica metafora del potere russo. Anche per questo non si può parlare dei loro assassini facendo finta che appartengano ad una criminalità politica o comune eversiva o almeno “concorrente” rispetto agli assetti degli apparati militari e di sicurezza e agli equilibri e agli interessi dell’attuale regime politico russo.
Stretti tra la dipendenza energetica e la logica della distensione obamiana gli italiani e gli europei non possono né vogliono “ingerirsi” negli affari russi. Ok. Ma i diretti e indiretti tributi alla “verità di Stato” su queste morti eccellenti potrebbero almeno cessare di renderli. Al contrario, potrebbero iniziare a rendere onore ai morti non fingendo più di credere che siano caduti per mano esclusivamente criminale.