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Biotestamento, se tentassimo un “disarmo”?

– di Benedetto, dal Il Secolo D’Italia del 15 luglio 2009 –

Il Corriere della Sera di domenica scorsa raccontava la storia drammatica di Colin Hendry, leggenda del calcio scozzese e di sua moglie Denise. Il titolo catturava il lettore: “Stacca la spina alla moglie dopo la liposuzione”.  Il calvario della giovane donna iniziò nel 2002, a seguito, appunto, di un banale intervento di liposuzione all’addome dagli esiti devastanti; da allora un susseguirsi di nuove operazioni, culminate nel mese di maggio in un intervento a seguito del quale la donna ha contratto la meningite ed è entrata in coma. Sembrava ci fossero segni di miglioramento, poi più nulla: “quando i medici hanno rinnovato a Colin Hendry la possibilità di mettere fine ai tormenti della sua amata Denise”, scriveva il Corriere, “il capitano ha detto sì”. Dunque si è provveduto a “staccare la spina”. Per l’ex giocatore della nazionale scozzese solo cordoglio e solidarietà, nessuna clamorosa polemica pubblica per avere deciso di accelerare la morte della moglie.

Poche settimane fa in Germania il Bundestag ha licenziato una nuova legge sul testamento biologico, approvando il testo sostenuto da una maggioranza trasversale, SPD e Grunen per il centrosinistra, FLP (liberali) per il centrodestra. Un testo pragmatico, che riconosce il carattere vincolante delle disposizioni anticipate di trattamento – anche di quelle “ricostruite” secondo gli stili di vita, i comportamenti tenuti e le convinzioni professate dal paziente – senza nessuna esclusione di idratazione e nutrizione artificiale dal novero delle terapie, di cui si possa preventivamente chiedere la sospensione o la non attivazione. Nei casi controversi, la decisione finale spetta al giudice. I democristiani della CDU-CSU sono stati battuti, ma il loro testo non differiva nei punti sostanziali da quello approvato.

Ovviamente il nostro Parlamento è sovrano e può decidere che per i cittadini italiani sul fine vita debbano valere norme diverse, anzi opposte, a quelle in vigore in Gran Bretagna o in Germania. Non è in discussione, sul piano della legittimità, il diritto delle Camere di varare il testo sul testamento biologico licenziato dal Senato. Io vorrei però che, su di un piano politico e di merito, se ne discutesse la ragionevolezza e l’utilità, soprattutto ora che l’onda emotiva sollevata dal caso di Eluana Englaro si è attenuata.

Punto primo. Il PdL sembra scommettere sul fatto che la sensibilità e le convinzioni radicate nella società italiana siano opposte a quelle più diffuse negli altri paesi europei, e che l’appartenenza al PPE nel nostro paese comporti un’osservanza delle indicazioni delle gerarchie ecclesiali sconosciuta in Germania, in Francia o in Spagna. Personalmente penso che questa sia una scommessa sbagliata e, alla lunga, perdente anche sul piano elettorale. Tutte le rilevazioni demoscopiche mostrano come l’opinione pubblica italiana, compresa quella di centrodestra, non abbia alcun desiderio di partecipare o assistere ad una crociata per imporre ai pazienti incapaci l’alimentazione, l’idratazione e la ventilazione artificiale. O per impedire che le volontà espresse dal paziente prima di perdere coscienza, diventino vincolanti, pur con tutte le garanzie e le prudenze del caso. Il PdL potrebbe vincere in Parlamento, ma non nel paese, nemmeno in quello che vota per Berlusconi.

Punto secondo. Se il testo approvato in Senato divenisse legge, con la sua interpretazione drasticamente restrittiva del principio della libertà terapeutica, si aprirebbe un contenzioso a livello giurisdizionale che porterebbe la Corte Costituzionale – questa è la mia facile previsione – a cassarne alcuni degli aspetti ritenuti “non negoziabili” dai paladini della linea dura. Penso, in primo luogo, alla sospensione dell’art. 32 della Costituzione (cioè del diritto alla libertà di cura) in nome di un interpretazione “naturalistica” del diritto alla vita e in secondo luogo, alla pretesa di riscrivere, per via legislativa, i limiti tra trattamenti sanitari e di atti “sostegno vitale”, ricomprendendo in essi pratiche, come l’idratazione e l’alimentazione forzata, che hanno una chiara natura terapeutica e dunque dovrebbero essere sottoposti al principio del consenso informato. La Costituzione vigente è garanzia per tutti: non si può pensare di cambiarla, di fatto, con legge ordinaria.

Punto terzo. All’interno della stessa Chiesa Cattolica le posizioni sono assai più articolate di quanto si pensi. Molti, infatti, sono rimasti sulla posizione espressa da Paolo VI  nella “lettera pontificale” indirizzata ai medici cattolici nel 1970: “In molti casi non sarebbe forse un’inutile tortura imporre la ‘rianimazione vegetativa’ nella fase terminale di una malattia incurabile? In quel caso, il dovere del medico è piuttosto di impegnarsi ad alleviare la sofferenza, invece di voler prolungare il più a lungo possibile, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione, una vita che non è più pienamente umana e che va naturalmente verso il suo epilogo: l’ora ineluttabile e sacra dell’incontro dell’anima con il suo Creatore, attraverso un passaggio doloroso che la rende partecipe della ‘passione’ di Cristo. Anche in questo il medico deve rispettare la vita”.
Non credo proprio, poi, che da parte delle gerarchie ecclesiali vi sia una disponibilità ad assicurare “benevolenza” al PdL in cambio di una legge “ortodossa” sul fine vita. Non sarebbe decente per nessuno prospettare o praticare un tale scambio; sono certo che non avverrà.

Ora che si sta avviando la discussione alla Camera sul testamento biologico, penso che sia il momento di avanzare la proposta di un “disarmo bilaterale”. E’ evidente a tutti che il testo del Senato crea aspre divisioni all’interno del Parlamento, all’interno dei singoli gruppi parlamentari e nella società. E’ impossibile trovare un compromesso tra chi vorrebbe una legge sulla falsariga di quella inglese o tedesca in nome della responsabilità e della liberta di cura delle persone, e chi invece ritiene, in nome della indisponibilità della vita, che il testo del Senato sia il minimo accettabile. La discussione tra queste due posizioni diverrebbe una semplice prova di forza parlamentare, non un esercizio di intelligenza normativa. A chi gioverebbe consumare fino in fondo questo scontro, magari inventando un raccapricciante dualismo tra “partito della vita” e “partito della morte”? A nessuno, credo. E comunque certo non al PdL: un partito del 35% deve saper parlare a tutto il paese e a tutti gli elettori, evitando chiusure confessionali.
Per questo riterrei saggio che entrambi i sostenitori delle posizioni più nette ma speculari facessero un passo indietro e che il tentativo di avere norme dettagliatamente prescrittive – dell’uno o dell’altro segno – lasci il passo ad una “soft law” i cui punti cardine siano due: no all’eutanasia attiva e no all’accanimento terapeutico. Per il resto, è più che sufficiente un rinvio ai principi costituzionali, alla deontologia medica e alla responsabilità di parenti e fiduciari di pazienti non coscienti, il riconoscimento dell’obiezione di coscienza e la possibilità dei medici di fare opposizione al giudice nei casi controversi.
Se questo non dovesse accadere sono pronto, come molti altri, ad affrontare una battaglia parlamentare in nome della libertà terapeutica usando appieno la “libertà di coscienza”, riconosciuta su questi temi all’interno del PdL, nel tentativo di strappare una legge allineata alle posizioni dei grandi partiti del PPE e di una parte consistente del nostro elettorato.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

One Response to “Biotestamento, se tentassimo un “disarmo”?”

  1. Aldo Signori ha detto:

    Caro Benedetto a volte penso che il pragmatismo sia un malattia che colpisce anche quelli che credevi immunizzati da un militanza Radicale.
    Non concordo con la tua tesi,ritengo che lo scontro sia necessario,
    la libertà non la ha mai regalata nessuno bisogna conquistarla !
    Se nel resto d’Europa ciò è avvenuto senza lotta (beati loro) è forse perchè la profonda determinazione nell’affermare il proprio diritto di libertà è stata tale da scoraggiare ogni desiderio di repressione.
    Quindi lottiamo ( e so che sarai con noi)anche una malaugurata sconfitta oggi sarà solo la premessa di una esaltante vittoria domani.
    W la libertà
    P.S. non me ne frega niente se PDL, PD , etc.etc. avranno un voto in più o in meno !
    Con stima Aldo Signori

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