– di Benedetto Della Vedova, da Il Sole 24 Ore del 14 luglio 2009 –

Nel dibattito che ha portato all’approvazione del “pacchetto sicurezza” si è ribadito come le misure sull’immigrazione fossero finalizzate al contrasto della clandestinità e dei fenomeni criminali connessi. E che nessuno poteva invece interpretarle come un atto di ostilità nei confronti degli immigrati onesti venuti in Italia per lavorare. Con questo spirito, pugno d’acciaio contro la criminalità e integrazione per i lavoratori stranieri, ho convintamente sostenuto e votato il Decreto sulla sicurezza.
Ora che ingresso e soggiorno clandestino nel nostro paese sono divenuti reato, però, si pone il problema delle centinaia di migliaia di persone extracomunitarie che lavorano stabilmente in famiglie ed imprese contribuendo, ancorché da irregolari, a sostenere l’economia italiana. E’ ragionevole fare di loro, e di chi li occupa, dei fuorilegge da perseguire secondo l’obbligatorietà dell’azione penale?
Sgombriamo il campo dall’obiezione che nella temperie economica che attraversiamo il ritorno in patria degli stranieri libererebbe posti di lavoro per gli italiani. Come ha scritto di recente su Libertiamo.it Giuliano Cazzola, dopo un’analisi dettagliata sui numeri della crisi, “la conclusione è una sola: ci sono dei posti di lavoro che, anche in tempi di crisi violenta come l’attuale, gli italiani si ostinano a rifiutare. Se anche chiudessimo le frontiere con una nuova Muraglia cinese, quei posti resterebbero scoperti (nei servizi alla persona, nelle costruzioni, nell’agricoltura, nel turismo, ma anche nell’industria manifatturiera e nel commercio al dettaglio).” Ciò significa che se “loro” se ne andassero saremmo tutti più poveri.
“Chiudere un occhio” sui lavoratori avrebbe inficiato la credibilità delle nuove norme. Per questo, con sano realismo, il Governo si appresta a consentire la regolarizzazione di colf e badanti, le persone che si occupano di chi abbiamo più caro, anziani e bambini, e per le quali la condizione di “criminali” sarebbe difficilmente compresa dall’opinione pubblica.
Bene, ma non può bastare. Al di là delle considerazione umanitarie e perfino di quelle di carattere giuridico costituzionale, infatti, la razionalità economica e il buon senso vogliono che lo stesso trattamento riservato alle badanti venga esteso anche ai mungitori, ai pizzaioli, ai carpentieri, ai magazzinieri…..
Una sanatoria? Io preferisco chiamarlo “piano straordinario di regolarizzazione dei lavoratori stabili provenienti da paesi extracomunitari”. Alla fine avremmo di sicuro meno clandestini da perseguire, un mercato del lavoro non viziato dalla concorrenza sleale nei confronti dei lavoratori regolari e un aumento delle entrate fiscali e contributive. Non mi pare un risultato disprezzabile.
Dobbiamo avere coraggio nell’azione di governo. La regolarizzazione non sarebbe debolezza ma pragmatismo e ci consentirebbe di concentrarci sull’obiettivo: sconfiggere la clandestinità e i suoi aspetti criminali per regolare, anche con una migliore selezione, i futuri flussi migratori.
“Siamo un paese di immigrati e siamo il paese della Legge: bilanciamo le esigenze”. L’ha detto Obama per gli Usa, ma potrebbe valere, mutatis mutandis, anche per l’Italia.