Un G8 molto pro-global, con una regia impeccabile

– Gli appuntamenti del G8 hanno un eccezionale valore simbolico: quello di vedere i leader delle grandi economie e dei grandi paesi, che si parlano e si confrontano sui temi centrali dell’agenda politica mondiale. E questo valore è stato particolarmente esaltato in questo G8 aquilano: sceneggiatura, regia e scelta della scenografia – tutto by Silvio Berlusconi –  sono state superbe e hanno consentito a Barak Obama, attore protagonista, e a tutti gli altri di offrire una performance  da Oscar. Chapeau, una volta ancora, al Cavaliere e un pietoso silenzio nei confronti di quanti hanno pensato che i leader dei grandi paesi sarebbero venuti a  l’Aquila per fiancheggiare l’opposizione italiana anziché  curare gli interessi dei propri paesi.  Ogni giorno ha la sua pena: i giorni del G8  sono stati eccellenti per Berlusconi. Poi si vedrà.
Veniamo ai contenuti. Due punti su tutti (a parte l’Africa): clima e commercio internazionale.
Sul clima l’ottimismo di Obama, “una decisione storica”, mi pare fuori luogo. L’impegno generico a contenere entro i due gradi l’innalzamento della temperatura globale entro il 2050 è un segnale debolissimo; tanto più che la Cina, in modo più deciso, e altri grandi paesi, in modo meno diretto, si sono chiamati fuori dalla partita.  Personalmente non me ne dispiaccio: le basi scientifiche sono troppo fragili e il rischio di investire ingentissime risorse pubbliche deprimendo l’economia per obiettivi tutti da verificare rimane altissimo. La via maestra deve essere quella di mobilitare intelligenze e risorse per l’innovazione tecnologica in campo energetico senza porsi obiettivi draconiani e irrealistici (per altro scaricandone la responsabilità sulle generazioni future).
Sul commercio internazionale, invece, le cose sono assai più concrete. Da questo punto di vista il “buon giorno” si era visto a Washington nell’incontro tra Berlusconi e Obama: no al protezionismo e rilancio del Doha Round.  Ieri l’accordo tra i G14: entro il 2010 si dovrà chiudere il negoziato per il rilancio del commercio internazionale. Su questo terreno l’obiettivo è praticabile e dipende “solo” dalla volontà politica dei governi. E’ vero che non è la prima volta che i grandi si impegnano a chiudere il Doha Round – partito nel 2001 –  ma questa volta dovrebbe essere quella buona: la ripresa degli scambi a livello globale è un motore imprescindibile per uscire dalla crisi economica e come tale è stato riconosciuto. Una soddisfazione per quanti, negli anni e nei mesi passati, avevano giudicato del tutto sbagliato individuare nella “globalizzazione”  la causa delle difficoltà economiche. La globalizzazione non era la malattia  dell’economia e ora, giustamente, la si invoca come una delle principali medicine. Mi auguro che i paesi industrializzati sappiano questa volta superare le remore rappresentate dal protezionismo agricolo – barriere doganali e sussidi pubblici – togliendo ai paesi emergenti il principale alibi alla liberalizzazione degli scambi su basi di reciprocità.
Infine una considerazione generale. Silvio Berlusconi ha risposto così ad una domanda sulla democrazia nel mondo: “Non abbiamo parlato della ‘Community of democracies’ lanciata da George W. Bush, ma stiamo andando in quella direzione. Si vuole sottolineare che se un Paese in via di sviluppo non è una democrazia ci sono delle elite di governo che non utilizzano gli aiuti internazionali per il bene del loro popolo. Dobbiamo quindi allargare il numero dei paesi democratici perché pensiamo – ha spiegato – che soltanto un governo democratico può dare la libertà che dà emancipazione e benessere all’individuo. Che si sviluppa, portando con sè tutto il Paese. È molto importarne che la comunità internazionale continui a promuovere il valore della democrazia”. Parole sante, delle quali tenere conto, pur con la mediazione diplomatica necessaria e la valutazione dell’interesse nazionale, quando si ha a che fare con Gheddafi, con Hu Jintao e anche con Putin.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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