Riaprire il confronto sulla Costituzione, sulle parti inattuali e quelle inattuate

– E’ noto a tutti che la riforma della Seconda parte della  Costituzione (forma di Stato e forma di Governo)  è un cantiere eternamente aperto, in cui si alternano  di volta in volta le maestranze più varie. C’è però una convergenza di fondo sul fatto che in qualche modo la Parte II debba essere modificata. Meglio  in ogni caso che ciò avvenga tramite un accordo tra le maestranze di destra e le maestranze di sinistra.
Quanto alla Parte I, è ancora per fortuna in larga parte attuale, ma, per una specie di idola fori, sembra che debba essere del tutto intoccabile. Invece, per alcuni aspetti è figlia del compromesso tra la cultura cattolica e quella comunista, predominanti nella Costituente. A dire il vero, e per fortuna, nella Costituente erano presenti, in parte minoritaria, esponenti della cultura laica e liberaldemocratica, che pesavano sui lavori con una certa autorevolezza. E’ vero però che uno di questi, il grande giurista e costituzionalista Pietro Calamandrei, poco dopo la firma della Costituzione rilevava che essa gli ricordava un suo amico libertino di Firenze, che aveva due amanti, una molto giovane e una più anziana. Avendo il libertino i capelli brizzolati, l’amante giovane usava strappargli quelli bianchi perché il suo aspetto fosse più giovanile, mentre l’anziana gli strappava quelli neri perché il suo aspetto fosse da uomo più maturo. Il risultato fu che, come secondo Calamandrei avvenuto al nostro testo costituzionale, grazie all’opera di democristiani e comunisti (le due amanti…. ), il povero libertino rimase calvo.
La parte più vetusta è quella che si può definire la “Costituzione economica” (dall’41 all’art. 48). Le poche norme dettate in Costituzione sull’attività economico-imprenditoriale, sono infatti ispirate ad un forte dirigismo pubblico e ad una logica chiaramente assistenziale, tale da configurare una sorta di “socialismo all’italiana”. Ad esempio, secondo l’art. 41 “la legge determina  i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”. Chissà cosa direbbero sia i democratici che i repubblicani USA, se dovessero avere a che fare con una norma costituzionale del genere. Ancora più di impronta socialista è la disciplina della proprietà privata, o la previsione della possibile espropriazione e successivo trasferimento allo Stato di “determinate imprese o categorie di imprese”. Lungi pertanto dall’esistere un “cappello costituzionale” per quelle liberalizzazioni, che sarebbero una medicina indispensabile per l’economia italiana, la Carta italiana va in senso esattamente contrario. Il possibile trasferimento allo Stato riguarda proprio quei “servizi pubblici”, che, per l’appunto,  sono in larga parte ancora in mano pubblica, sia a livello nazionale che a livello locale, per i quali vige l’esatto opposto della liberalizzazione.
Si pone poi un problema di “Costituzione inattuata”. Un esempio per tutti è quello dell’art. 39, che prevede la registrazione e la personalità giuridica dei sindacati, obbligatorie per dover dosare la rispettiva rappresentatività ai fini della stipulazione dei contratti collettivi di lavoro. Ebbene, i sindacati italiani sono un vero e proprio moloch finanziario, imprenditoriale e amministrativo, ma possono operare in piena libertà e al di fuori di ogni regola giuridica e societaria, come pure le “associazioni di fatto”.
Non sarebbe il caso di avviare un confronto anche su queste parti della nostra Costituzione, vuoi per modificarle, vuoi per attuarle?


Autore: Luigi Tivelli

Consigliere parlamentare della Camera dei deputati, docente ed esperto di amministrazione pubblica ed autore di numerose pubblicazioni e libri in materia amministrativa, giuridica, economica e politologica. E’ editorialista del Messaggero e del Mattino.

3 Responses to “Riaprire il confronto sulla Costituzione, sulle parti inattuali e quelle inattuate”

  1. giuseppe naimo ha detto:

    Condivido pienamente il pregevole scritto; un pò di più, la parte sulla Costituzione inattuata, che tratta questione “attualissima”.

  2. Francesco ha detto:

    ritengo sia giusto affrontare determinate problematiche concernenti la costituzione e e quindi sue modifiche relative alla parte seconda,in quanto cambiano le esigenze e bisogni della società.Non sono d’ accordo sulla velata critica all’articolo della espropriazione della proprietà privata,in quanto alla base di ogni società civile e democratica vi debba sempre essere uno stato sociale importante,ricordando che tutti dobbiamo essere tutelati e protetti.Essere liberali vuol dire esere per la valorizzazione della persona ma nn con il suo abbandono,no a uno stato Americano e Obama insegna.

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