Nucleare: luci ed ombre articolo per articolo

– L’Italia torna al nucleare? Dopo tante parole, con l’approvazione del ddl 1441-ter-B da parte della Camera, e in attesa del voto del Senato (il testo depositato in questo ramo del Parlamento si chiama 1195-B) che non dovrebbe portare sorprese, finalmente la strategia del governo inizia ad acquisire contorni chiari.

L’articolo 25 delega l’esecutivo a emanare i decreti per fissare i criteri per la localizzazione di tutti gli impianti necessari a mettere in campo la tecnologia elettronucleare: non solo centrali, dunque, ma anche stazioni di trattamento del combustibile e siti di stoccaggio per le scorie. Entro sei mesi dalla pubblicazione delle legge in Gazzetta Ufficiale, il ministero dello Sviluppo economico dovrà pronunciarsi sulle compensazioni ambientali da attribuire ai siti selezionati e le modalità con cui essi verranno individuati. Il governo potrà, all’occorrenza, dichiarare tali siti “aree di interesse strategico nazionale”, un escamotage per semplificare le procedure amministrative, che non mancherà di sollevare le obiezioni delle regioni e degli enti locali, il cui ruolo sarebbe in tal caso ulteriormente ridimensionato. Viene in ogni caso riconosciuto il “preminente interesse statale” di tutte le opere connesse al rientro nel nucleare, e quindi sarà sufficiente l’autorizzazione unica in luogo della consueta giungla amministrativa. Inoltre, in caso di “mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti”, viene previsto il “potere sostitutivo” del governo, una sorta di clausola di chiusura per forzare l’esito positivo delle negoziazioni. Dal punto di vista tecnologico, di fatto vengono create le condizioni per non dover intraprendere un iter ad hoc, in quanto “le approvazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, già concesse negli ultimi dieci anni dalle Autorità competenti di paesi membri dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Ocse o dalle autorità competenti di paesi con i quali siano definiti accordi bilaterali… siano considerate valide in Italia, previa approvazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare”. Poiché è improbabile che qualcuno scelga proprio l’Italia per sperimentare nuove strumentazioni, questo consente di dribblare una considerevole mole di carta bollata.

Sempre l’articolo 25 assegna ai decreti governativi il compito di individuare “strumenti di copertura finanziaria e assicurativa contro il rischio di prolungamento dei tempi di costruzione per motivi indipendenti dal titolare dell’autorizzazione unica”: questo è un passaggio molto importante e un segno di vera volontà politica e responsabilizzazione della pubblica amministrazione, che in sostanza è chiamata a rispondere delle proprie lungaggini. E’ reso molto più vago rispetto alle prime versioni, e probabilmente non è un male purché non sia il cavallo di Troia di un intervento pubblico in merito, l’aspetto del finanziamento del decommissioning, che in ogni caso viene assegnato alle imprese. E’ confermata la priorità di dispacciamento per l’energia nucleare, che viene in questo senso equiparata alle rinnovabili: un intervento di dubbia utilità.

L’articolo 26 dice anzitutto che le tipologie di impianti realizzabili sul territorio nazionale dovranno essere selezionate con una delibera Cipe. Si tratta di un’idea bislacca, in parte contrastante con la scelta (corretta) di alleggerire gli oneri amministrativi per l’autorizzazione della componentistica. Oltre tutto, le tecnologie attualmente in uso sono di fatto solo due, quella americana e quella francese, e sarebbe curioso voler privare il paese della possibilità di valutare entrambe (che è anche un modo per introdurre competizione in questo settore). Sempre con delibera Cipe, “sono individuati… i criteri e le misure atte a favorire la costituzione di consorzi per la costruzione e l’esercizio” degli impianti: anche qui, perché mai dovrebbe il governo intervenire su una questione che ha a che fare con le scelte industriali delle imprese coinvolte? Oltretutto, la formula consortile è utile, forse indispensabile, ma delicata, alla luce dei profili antitrust che può sollevare: un appesantimento della normativa rischia di creare confusioni utili a nessuno.

L’articolo 29, infine, istituisce l’Agenzia per la sicurezza nucleare, un ente indispensabile a vigilare sul rigoroso rispetto degli standard e dei rischi accettabili. L’Agenzia, che sarà costituita prendendo pezzi dell’Ispra e dell’Enea, le sedi in cui resistono le competenze nucleari della nostra amministrazione pubblica, non godrà però dell’indipendenza necessaria: anzi, il passaggio in merito è stato cancellato con un apposito emendamento. Le conseguenze di tale decisione non possono che essere negative, in termini di credibilità del paese, anche alla luce delle procedure di nomina dei cinque membri del collegio (quattro componenti più il presidente). Essi, infatti, “sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri”. Nello specifico, il presidente è nominato dal premier, mentre due membri a testa sono indicati dai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico. E’ previsto un parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti ma non vi è alcun requisito di maggioranza qualificata, rendendo di fatto le nomine puramente politiche. Il bilancio riconosciuto all’Agenzia è, per il momento, ridicolo: 500 mila euro per il 2009 e 1,5 milioni di euro per il 2010 e il 2011. Questo appare incoerente con la volontà di un rapido rilancio dell’atomo.

Ultimo provvedimento inerente al nucleare, anche se non direttamente all’impalcatura normativa del settore, è quello riguardante Sogin, la società di proprietà del Tesoro che si occupa oggi dello smantellamento delle vecchie centrali (articolo 27). Da un lato, viene prevista la possibilità di smembrarne le attività attraverso il “conferimento di beni o rami di azienda… a una o più società, partecipate dallo Stato in misura non inferiore al 20 per cento, operanti nel settore energetico” – anche questa una manovra discutibile, se si tiene conto della importante riorganizzazione che Sogin ha subito. Dall’altro viene previsto il commissariamento del gruppo entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge. Un simile intervento a gamba tesa sull’attuale management, a cui pure viene unanimemente riconosciuto di aver svolto egregiamente il proprio lavoro, lascia cadere un’ombra sulle intenzioni dell’esecutivo. Infatti, una tecnologia capital-intensive come il nucleare ha bisogno di un orizzonte normativo stabile e affidabile. La cosa peggiore che si possa fare, per spaventare gli investitori, è dare la sensazione che il settore sia alla mercé dei capricci e delle vendette degli uomini politici.

Tutti i contenuti del disegno di legge, buoni o cattivi che siano, passano in secondo piano, nel momento in cui si uniscono i puntini di alcune mosse piuttosto disinvolte: i ripetuti (e per ora sventati) attacchi all’indipendenza dell’Autorità per l’energia, la scarsa autonomia dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, e infine il colpo basso a Sogin. Se il buon giorno si vede dal mattino, l’Italia rischia di iniziare la sua marcia di ritorno al nucleare con un passo falso.


Autore: Carlo Stagnaro

E’ nato nel 1977. E’ direttore Energia e ambiente dell’Istituto Bruno Leoni. Oltre che col Foglio, collabora con varie pubblicazioni italiane e straniere. Fa parte della redazione della rivista Energia e ha pubblicato articoli su testate specializzate quali Oil & Gas Journal ed Energy Tribune. Per l’IBL cura l’Indice delle liberalizzazioni; il suo ultimo libro è “Sicurezza energetica. Petrolio e gas tra mercato, ambiente e geopolitica”. E’ sposato con Silvana e ha un figlio, Andrea.

One Response to “Nucleare: luci ed ombre articolo per articolo”

  1. DM ha detto:

    Tema interessante, ringrazio l’autore per aver delineato il quadro della situazione.

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