Capitola anche l’India.  Dopo le decisioni, ormai datate, della Corte Europea dei diritti dell’uomo e della Corte suprema americana anche la High Court di Delhi ha dichiarato l’incostituzionalità della sezione 377 del codice penale indiano che proibiva le relazioni omosessuali fra adulti consenzienti. In 105 pagine ben scritte i giudici si sono rifatti non solo ai precedenti indiani, ma anche a quelli americani ed inglesi. Secondo la corte le disposizioni del codice penale violano il diritto alla privacy garantito dalle sezioni 21 e  14 e 15 della Costituzione indiana.Secondo i giudici “non si può dimenticare che la discriminazione è l’antitesi dell’eguaglianza. E’ proprio il riconoscimento di questa eguaglianza che incoraggia il rispetto della dignità di ogni individuo.  Non solo. “La legislazione che criminalizza il sesso orale ed anale consenziente è sorpassata e non ha ragione di esistere nella società moderna. La sezione 377 del codice penale è stata utilizzata come un’arma per gli abusi della polizia, per arrestare ed interrogare, estorcere, (…) e perpetuare visioni discriminanti rispetto alle relazioni omosessuali ed alle minoranze sessuali”.
Anche la scelta dei giudici di Delhi ci segnala come il dibattito sulle questioni etico-religiose sia ormai globale, ma ci indica soprattutto che la piena espressione del principio di uguaglianza è la possibilità di essere diversi. Con buona pace dei nostri “conformatori” e delle polizie per la prevenzione del vizio.