Dal caso Madoff la più efficace politica economica anti-crisi

– I primi segni giudiziari della crisi economica stanno iniziando ad apparire. E, come per i primi segnali di crollo dei mercati, anche gli esiti dei processi arrivano da oltre oceano. Il caso Madoff rimarrà sicuramente nella storia per le sue stratosferiche dimensioni e il suo pesantissimo effetto domino, in sintonia con la condanna inflitta al colletto bianco di Wall Street: 150 anni di galera per una serie di 11 reati, descritta dallo stesso giudice Denny Chin come un progetto “diabolico e sbalorditivo per durata e dimensioni”. Eppure era lo stesso Bernard Madoff che aveva voluto creare questo progetto in grande: 13.500 investitori, istituzioni finanziarie e amici coinvolti, quasi 1,3 miliardi di dollari racimolati per una frode stimata in circa 65 miliardi di dollari di valore complessivo (stando a quanto stimato dal Daily Telegraph). Una catena di Sant’Antonio, meglio conosciuta come “Schema Ponzi”, dagli effetti devastanti: muovere fondi da un investitore già parte dello schema a uno appena entrato, per far apparire rendimenti anormali e notevolmente superiori rispetto al mercato. Eppure, come tante catene, anche questa ha smesso di funzionare, probabilmente nel momento peggiore, ovvero nel pieno di una crisi finanziaria che stava mettendo in ginocchio l’economia globale. E così, la volontà dei giudici americani è stata quella di dare una punizione esemplare, far capire ai colossi della finanza che non la si fa franca e che ch’imbroglia rischia di morire in cella. Senza alcuna riduzione in giudizio dovuta alla collaborazione dell’imputato, esplicitamente autodichiaratosi colpevole di ognuno dei reati contestatigli.
Dall’altra parte dell’Oceano arriva un forte segnale: la Giustizia può essere vista come un nuovo strumento di “politica economica” di risollevamento dalla crisi, una sorta di via parallela alle politiche monetarie e fiscali già avviate – tra luci ed ombre – dalle più grandi economie mondiali. Uno dei pilastri fondamentali di una ripresa nei mercati è infatti la restaurazione di un certo livello di fiducia da parte degli investitori. E, certamente, mostrare agli investitori che in casi di frode ci si può affidare a una giustizia rapida, severa ed efficace non può che far bene ai mercati e alla loro ripresa.
Lo stesso, probabilmente, non si può dire del contesto italiano, in cui i due più recenti casi di frode, Cirio e Parmalat, sono ancora in balia dei soliti processi decennali e di meno che parziali risarcimenti ai risparmiatori. Mentre per Madoff la condanna arriva infatti dopo solo sei mesi dall’arresto, avvenuto nel dicembre 2008, la condanna nel caso Parmalat è arrivata solo dopo circa 6 anni e ben più leggera del previsto: 10 anni in primo grado. Per di più, dopo anni dall’avvio dei processi e dall’amministrazione controllata, in entrambi gli scandali italiani solo il 35 per cento degli obbligazionisti in media è stato risarcito, soglia notevolmente bassa per invogliare i risparmiatori a tornare a investire sul mercato.
Se l’imposizione di norme e principi etici, mediante l’uso della macchina legislativa, può essere visto come un parziale affondo al liberismo economico e finanziario, certo è che casi di crisi e recessione dei consumi come quello che si sta vivendo non possono che beneficiare dall’applicazione di un sistema giudiziario più snello e severo, che all’occorrenza può trasformarsi in un’abile spinta per gli investitori a tornare a credere che nel mercato chi prova a truffare può non avere poi vita così semplice. La “terza forma” di politica economica per influenzare, direttamente e in maniera abbastanza rapida, la fiducia dei risparmiatori e, indirettamente, durata ed effetti di una crisi dei mercati, potrebbe in fondo essere la più efficace.


Autore: Vito Scarfò

Nato a Reggio Calabria nel 1986, è laureato in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari all’Università Bocconi. Attualmente frequenta il MSc in Finance and Management presso la Cranfield School of Management, in Regno Unito, ed è Membro Associato del Chartered Management Institute. Ha recentemente collaborato con una banca d’investimento corporate inglese come advisor esterno su due progetti di ricerca.

Comments are closed.