Il Garante Privacy apre alla riforma liberale del direct marketing

– Qualche giorno fa, l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, presieduta da Francesco Pizzetti, ha presentato la Relazione annuale sull’attività dell’Authority.
Tra richiami all’impatto della privacy sulla qualità della democrazia e suggestive riflessioni (non sempre completamente condivisibili) sulla “nudità” dell’umanità rispetto ai social network e sull’opportunità di una WTO delle telecomunicazioni, non sono mancate prese di posizione molto pragmatiche. In particolare, “nella Relazione – riflette Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy (IIP) – spicca l’apertura ad una evoluzione della normativa sul direct marketing telefonico e in particolare l’esortazione ad un dialogo leale e positivo tra Garante e operatori, con il richiamo al Parlamento per eventuali nuovi interventi legislativi”.Se pareva scontato che Pizzetti sollecitasse una revisione dell’attuale impianto normativo sulle vendite telefoniche, non era così pacifico che si esprimesse in favore di una riforma sul modello anglosassone dell’opt-out, sulla falsariga di quanto propongono l’IIP e l’Intergruppo parlamentare sulla privacy (presieduto da Benedetto Della Vedova): in soldoni, quegli utenti che non desiderassero ricevere telefonate promozionali e informativi, dovrebbero iscriversi in uno speciale registro (tenuto dal Garante per la privacy, appunto).
Da qualche mese questo è l’oggetto del contendere tra operatori commerciali, consumatori e Autorità, dopo che una misura del famigerato Milleproroghe di fine 2008 aveva di fatto eliminati i vincoli alla possibilità di contattare telefonicamente le famiglie italiane, dall’ora di colazione a quella di cena (e teoricamente anche dopo). Chi gridò al “rischio-giungla” esagerava (in questi mesi, non pare esserci stato un abuso da parte degli operatori commerciali della possibilità offerta dalla norma), ma è certo che la soluzione del Milleproroghe non è sostenibile, merita di essere sostituita da una regolamentazione ragionevole, capace di contemperare gli interessi del mercato con il diritto alla riservatezza degli utenti.
“Non ci piace la norma del Milleproroghe – confidò qualche tempo a Libertiamo.it il responsabile relazioni esterne di una importante compagnia telefonica – ma in questo modo abbiamo aperto una trattativa, abbiamo messo la pistola sul tavolo… il Garante non può non aprire ad una riforma ragionevole”.

Con un intervento un po’ rocambolesco, il Milleproroghe aveva abolito, quanto meno per il 2009, il sistema vigente , quello dell’opt-in (che prevedeva il divieto di chiamare chi non avesse già rilasciato un esplicito consenso ad essere contattato). Se fino alla relazione dell’altro giorno, Pizzetti pareva fare orecchie da mercante rispetto al modello anglosassone, chiedendo il ritorno al meccanismo precedente, lo spiraglio che si è aperto con la Relazione annuale irrobustisce il disegno di legge sull’opt-out che Della Vedova ed altri hanno già depositato alla Camera dei Deputati.
Come ha già scritto il presidente dell’IIP in un articolo per Libertiamo.it, il ddl prevede l’introduzione delle cosiddette “Robinson List” ufficiali, centralizzate e gestite dal Garante. “Altro non sarebbero – scrive Bolognini – che registri di nominativi e numeri, suddivisi per finalità e settori merceologici (non meno di 3 e non più di 10 macro-settori) e organizzati in database accessibili direttamente e automaticamente dai server degli operatori di calling”. In queste liste, qualunque utente potrebbe iscriversi via web o telefonando ad numero verde, rimanendo così inserito per 24 o 36 mesi. L’utente avrebbe così la certezza di non essere più “disturbato” dai call center per un lasso di tempo sufficientemente ampio. Gli stessi call center sarebbero tenuti ad una disciplina molto più severa di quella di cui hanno goduto in passato.
Un merito della Relazione di Pizzetti, non c’è dubbio, è stato quello di aprire un altro fronte importante: quello delle associazioni dei consumatori. Non è passato sotto silenzio l’endorsement dell’opt-out di Federconsumatori: “Guardiamo con interesse – ha dichiarato Sergio Veroli, vicepresidente dell’associazione – ad altri modelli adottatti in Paesi di grande tradizione liberale e di tutela dei diritti civili, basati anche sull’istituzione di in un registro pubblico”.
Veroli tocca infine un punto essenziale: “Ciò scoraggerebbe le campagne aggressive o scorrette e darebbe all’Autorità il ruolo di Garante reale dei cittadini”.
E’ probabile che Pizzetti, dopo tanto titubare, si sia “accorto” che, con il passaggio all’opt-out, al Garante verrebbe attribuito un ruolo nuovo e potenzialmente molto efficace, proprio grazie alla gestione del registro e ai nuovi poteri sanzionatori.


One Response to “Il Garante Privacy apre alla riforma liberale del direct marketing”

  1. Alessio liberale ha detto:

    Mi piacciono queste piccole battaglie liberali che combattete. Sembrano questioni tecniche ma sono importanti.
    Cosa è successo all’emendamento per l’abolizione della confisca dei veicoli per guida in stato di ebbrezza?

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