L’illusione di stare meglio degli altri, l’ottimismo e il coraggio delle riforme

– Silvio Berlusconi ha ragione ma sbaglia. Ha ragione quando richiama imprenditori e consumatori all’ottimismo, ma sbaglia quando cerca di basare tale ottimismo sui dati della realtà. L’Italia non sta meglio degli altri paesi europei: gli ultimi dati di finanza pubblica, con il peggioramento del deficit e del debito pubblico, confermano che la struttura stessa del bilancio pubblico italiano e le logiche ad essa sottese causano un aggravamento degli equilibri, già molto provati dalla contrazione economica. E quest’ultima nel 2009 è tanto severa quanto quella del resto d’Europa, con un aggravante: che usciti dalla crisi rischiamo di riprendere la nostra andatura tartarughesca dello “zero virgola”.
Non abbiamo nel bilancio pubblico stabilizzatori automatici che aumentano la spesa pubblica, ma peggioratori automatici e discrezionali (si legge, a tal proposito, pagina 58 della Relazione unificata sull’economia e la finanza per il 2009). Lo ha scritto Oscar Giannino su Chicago-blog e il sottoscritto ha cercato di ribadirlo su L’Occidentale: servono riforme strutturali che tocchino i grandi comparti di spesa, la previdenza, la sanità, il pubblico impiego, il mare magnum degli enti inutili, le Province. E serve una stagione di liberalizzazioni, l’unica arma per attutire i colpi della recessione mondiale e preparare l’Italia ad un rilancio inedito e quanto mai necessario.

L’illusione di stare meglio degli altri è finita. E con essa la tentazione di stare immobili in trincea aspettando che il nemico passi oltre. Probabilmente è il tempo di fare leva sull’ottimismo per intraprendere il sentiero delle riforme, ergo dei tagli di spesa. Una modesta proposta: e se lo scudo fiscale prossimo venturo fosse equamente diviso tra riduzioni fiscali e riduzioni del deficit, anzichè per il finanziamento di nuove spese?

Chi ricorda il fantasmagorico dibattito sul “tesoretto”, sa che allora la polemica fu tra chi invitava il Governo ad utilizzare le risorse per aumentare gli “interventi sociali” (ergo la spesa pubblica) e chi suggeriva di mettere fieno in cascina o, almeno, di alleviare il carico fiscale a imprese e lavoratori. Vinsero sciaguratamente i primi e fu il più grave errore di politica economica del biennio prodiano. Mutatis mutandis, stiamo sempre lì.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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