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“Dio, patria e famiglia” non è un progetto per il futuro dell’Italia

– Nella difficoltà di dare risposte alla società in momenti così complessi, la tentazione della politica è quella di “buttare la palla in tribuna”, di cominciare a parlare d’altro e discorrere dei massimi sistemi.  Sostenere che per uscire dalla crisi occorra “dar voce al valore della persona umana” e che “la vitalità economica si alimenta anche con una strenua difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale” (come si legge nella presentazione del convegno “La persona prima di tutto” previsto per oggi all’Auditorium di Roma, con la partecipazione di alcuni dei massimi esponenti del Pdl), significa proprio “buttare la palla in tribuna”, cercare di cambiare gioco quando il gioco si fa duro. E significa anche giocare su di un equivoco, che sarebbe bene dissipare e non alimentare.
I fatti della storia degli ultimi decenni, anche in Italia, ci dicono che mai come oggi le singole  persone sono centrali nella vita sociale ed economica. Se si guarda in profondità, infatti, diventa difficile negare quanto la soggettività individuale trovi oggi, come mai in passato, la possibilità di esprimersi e di realizzarsi in un libero e originale progetto di vita. Certo, un dato saliente di questa centralità sociale della “persona” è quello della libertà individuale, giuridicamente riconosciuta e difesa, che consente a chiunque di assumere su di sé la responsabilità e il rischio delle proprie delle scelte vita, anche di quelle che un tempo erano rigidamente codificate dalle consuetudini sociali o dettate dalla dottrina religiosa. Puntare sul valore della persona, in certo linguaggio politico, assume infatti il significato di sconfessare la modernità liberale, per abbracciare il “Dio, patria e famiglia”, come reiteratamente esplicitato da alcuni esponenti del PdL. O, nella migliore delle ipotesi, di scommettere su una visione comunitarista, contro i presunti eccessi individualistici dell’Occidente.
Ma ancorare il PdL e il suo respiro riformatore al passato, diffidando della modernità e dell’innovazione sarebbe un errore grave, politico prima di tutto, ma anche elettorale.
Il Pdl non può essere usato come lo strumento di una ipotetica “restaurazione dei valori” ma deve sempre più divenire il luogo politico della trasformazione di un paese che si meriti la fiducia nel futuro.
Noi non dobbiamo gestire il ripiegamento dell’Italia su se stessa, ma al contrario stimolarne una rinascita. Non sarà la retorica dei buoni sentimenti e del richiamo consolatorio alla famiglia (nel suo modello ideale ed astratto, sempre più lontano dall’ esperienza concreta di milioni di italiani) e alla comunità a consentire ai nostri figli di vivere in un paese che offra loro l’opportunità di affermare i propri talenti senza emigrare o guardare con invidia a cosa accade fuori dalla patria. Su questo che saremo giudicati, non dal “miele” che stilla dai nostri slogan.
I valori tradizionali su cui si fondano le società non sono immutabili, ma sono il frutto di continue e irresistibili modificazioni del costume, delle convinzioni diffuse e degli stili di vita.  L’emancipazione femminile, in senso giuridico e economico, non è forse oggi da considerarsi un “valore tradizionale” e fondativo della civiltà occidentale? Eppure solo due generazioni fa, in Italia, era considerata un’eresia individualista che avrebbe messo a repentaglio la stabilità e la coesione della organizzazione sociale e familiare “tradizionale”.
Innovazione, ricerca, tecnologia, libertà, mercato, responsabilità e merito saranno pure “vecchie formule”, ma continuo a pensare – crisi o non crisi – che il futuro del nostro paese passi da qui, non da “Dio, patria e famiglia”.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

2 Responses to ““Dio, patria e famiglia” non è un progetto per il futuro dell’Italia”

  1. luca cesana ha detto:

    ottimo testo, benedettto: ne hai parlato a tremonti(?!?)

  2. Piercamillo Falasca ha detto:

    Il problema non è Tremonti, caro Luca.
    I visionari sono altri, ormai…

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