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Testamento biologico: la “lezione” della Cdu

– In Germania è stata appena approvata una legge federale che vincola i medici al rispetto del testamento biologico redatto dai loro pazienti: un documento in cui essi possono fissare precisi limiti ai trattamenti medici cui intendono (o meno) essere sottoposti, da far valere, in modo giuridicamente impegnativo, nel momento in cui non siano più in grado di esprimere la propria volontà. In precedenza la questione non era regolata per legge ma solo attraverso un’ordinanza della Corte Suprema federale del 2003. La legge attuale, votata dai socialdemocratici (SPD) e dai liberali (FDP), è piuttosto equilibrata e tutt’altro che estremista, come hanno ammesso gli stessi cristiano-democratici (CDU-CSU), che pure non l’hanno votata.
La maggioranza parlamentare che in Italia sembra intenzionata a votare in tutta fretta alla Camera il testo di legge licenziato dal Senato sulla spinta del caso Englaro, dell’intervento diretto del premier e della moral e political suasion vaticana, potrebbe obiettare che la legge approvata in Germania è figlia di una cultura di sinistra, naturalmente affetta dai germi del relativismo da cui i popolari europei vogliono salvaguardare l’etica pubblica del continente.
Ok, lasciamo da parte il testo approvato e guardiamo quello non approvato, presentato dai cristiano-democratici. Ne potete trovare un traduzione cliccando qui e la lettura è quanto mai interessante. Sì, perché la proposta è pervasa da tanta e tale carità, sensibilità religiosa e amore creaturale della vita umana da svelare quanto, proprio in una prospettiva culturalmente cristiana e politicamente moderata, debba considerarsi controversa e tutt’altro che unanime quella posizione, che, nel nostro paese, passa per “cattolica”  e che dovrebbe obbligatoriamente accomunare quanti vogliono opporsi al rischio dell’abbandono terapeutico dei malati senza speranza di guarigione.
Il fine dichiarato del disegno di legge CDU-CSU è quello di permettere a tutti un fine vita “umano”, parola chiave del tutto assente dal vocabolario di chi oggi in Italia, per questioni forse di tattica politica, vorrebbe proporre una legge sul testamento biologico proibizionista e di fatto insostenibile (anche perché, alla bisogna, la cosa si risolverebbe comunque “all’italiana”: ci si rivolgerebbe al medico misericordioso di turno per porre fine alle torture dei propri cari). I legislatori cristiano-democratici tedeschi si dicono al contrario preoccupati per il rischio che la nostra medicina ipertecnologizzata finisca per rendere il paziente un semplice oggetto, una macchina  da tenere accesa a tutti i costi, una sorta di Frankenstein contemporaneo.
I popolari tedeschi, coerentemente con la loro ispirazione cristiana, fanno notare che ogni vita è assolutamente degna di essere vissuta. Secondo loro proprio l’accettazione di questo principio implica che ogni essere umano − e solo lui −  abbia il diritto di decidere, in perfetta autonomia, quando sia il caso di smettere di opporsi al processo di morte naturale, rinunciando all’intervento della moderna medicina. Infatti è proprio per motivi etici, e per libere scelte di volontà, che molte persone rifiutano, giunti alla fine della loro vita, i trattamenti medici che vengono loro proposti. Sempre secondo la CDU tedesca (e secondo chiunque non sia accecato da astratti principi più ideologici, che religiosi) l’obiettivo comune dovrebbe essere quello di consentire il corso naturale della vita e della morte secondo il volere del paziente, e questo proprio perché la sua dignità è intoccabile. È triste vedere invece come alcuni in Italia utilizzino l’argomento della dignità della vita per concludere, contro ogni logica e ragionevolezza, di dover imporre ai malati terminali le proprie personali concezioni religiose.
Come era ovvio attendersi, nel loro disegno di legge i cristiano-democratici tedeschi si oppongono in maniera risoluta all’eutanasia attiva, che è però da distinguersi rigorosamente dal rispetto della volontà del paziente in ordine al rifiuto delle cure. Affermano quindi che, in piena e coerente applicazione dei loro principi cristiani, l’individuo ha il pieno diritto di stabilire quando sia giunto il momento di interrompere qualsiasi trattamento medico, anche attraverso un testamento biologico, da consultare nel caso in cui egli non sia più in possesso della capacità di prestare liberamente il consenso alle cure.
E che dire dell’alimentazione e dell’idratazione? Ebbene, i parlamentari cristiano-democratici tedeschi non si nascondono dietro un dito: infilare un sofisticato sondino in un essere umano (in un regime di terapia intensiva, sotto il controllo stretto di macchinari ipertecnologizzati e la supervisione di personale medico altamente specializzato) al fine  di somministrargli una concentrazione di un nutriente isolato chimicamente insieme a varie altre occasionali sostanze chimiche come antipiretici, antidolorifici, antispastici, etc., necessari a stabilizzare uno stato fisico non esistente in natura e quindi, di per se stesso, artificiale, costituisce a tutti gli effetti (secondo ogni logica e ragionevolezza) un trattamento medico. Escludere quindi l’alimentazione enterale dai trattamenti medici che ognuno di noi può rifiutare in qualsiasi momento, limitare in altre parole la portata e l’efficacia di un testamento biologico, costituirebbe, sempre secondo i cristiano-democratici tedeschi, una forma di tutela soltanto apparente del paziente.
Sono convinto che in Italia la concezione integralista dell’accanimento terapeutico è di per se stessa incattivita da una visione “non umana” dell’essere umano e da una idea meccanicista del suo corpo. È sintomatico il fatto che i principali accaniti sostenitori dell’obbligo di sopravvivere a ogni costo non mettano mai in discussione il fatto che nutrizione e idratazione forzata (quando non forzino solo tecnicamente il funzionamento degli apparati corporei, ma forzino moralmente la volontà del paziente) costituiscono di per sé una forma inammissibile di accanimento. A loro basta provare a dimostrare (senza peraltro riuscirci) che tale accanimento non costituisce una “terapia medica” e quindi non può essere rifiutato: e questo è sommamente ridicolo.


Autore: Paolo Di Muccio

- 37 anni, laureato a Heidelberg e ricercatore in logica matematica. Cristiano, individualista, libertario, pragmatico. Appassionato di epistemologia, liberalismo classico e libertarismo. Iscritto al vecchio PLI, ha scritto per l'Opinione.

2 Responses to “Testamento biologico: la “lezione” della Cdu”

  1. Giovanni Boggero ha detto:

    Paolo, ne esistevano altri due di progetti di legge della CDU/CSU…Il partito conservatore era totalmente spaccato e il ritratto che descrivi non è fedele al dibattito sul tema durato sei lunghi anni e non dissimile a quello italiano.

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