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Ma Schwarzy non arretra sulla ricerca

di Benedetto Della Vedova, dal Secolo d’Italia del 1 luglio 2009 –

La California è uno Stato oggi alle prese con dilemmi apparentemente insolubili, costretto a riscrivere in modo brutale il rapporto tra una tassazione troppo “leggera” e un welfare troppo “pesante”. Una stretta eccessiva sulla spesa sociale aggraverebbe gli effetti della crisi e alimenterebbe uno scontro sociale, che potrebbe appoggiarsi ad una rete di sindacati forte e influente. Un brusco rialzo della tassazione potrebbe compromettere le prospettive del rilancio economico. Inoltre, per i paradossi che spesso segnano le vicende politiche, il fronte “anti-tasse” è fortissimo proprio nei distretti che maggiormente si giovano dei programmi assistenziali e quello “pro-welfare” soprattutto insediato nelle aree in cui l’attività industriale e tecnologica avrebbe più da perdere, come ammettono gli stessi democratici, da un programma di brusco rientro dal deficit attraverso una stangata fiscale.
La politica californiana e lo stesso Governatore Schwarzenegger (un pragmatico che non vuole portare lo stato al default e sembra intenzionato a decretare che la festa delle basse tasse e alte spese è finita) sono dunque costretti a districarsi in questo labirinto politico e ideologico. Allora, in questo quadro, come leggere, a fronte di un deficit di 24,3 miliardi di dollari, la scelta di confermare a bilancio uno stanziamento di 3 miliardi per progetti di ricerca sulle cellule staminali, varato nel 2004, grazie ad un referendum propositivo promosso da una coalizione di scienziati e enti di ricerca in una fase di esplosivo scontro morale sui temi bio-politici?
La Proposition 71 aveva infatti, grazie al voto degli elettori del più popoloso Stato d’America, forzato i limiti imposti dal presidente George W. Bush all’uso dei fondi federali nella ricerca sulle cellule staminali embrionali. Fu oltremodo significativo lo scontro tra il “cristiano rinato” Bush alle soglie del suo secondo mandato e forte di un consenso solido acquisito nelle fila della destra religiosa e il “Terminator” Schwarzenegger, che scelse ostentatamente di non allinearsi alla linea del Presidente. Significativo, anche, di successive rotture dentro il Gran Old Party e nell’elettorato conservatore, che culminarono nella candidatura alla Presidenza di un senatore, come McCain, che sui temi della ricerca aveva sistematicamente votato contro i divieti imposti da Bush.
Il significato di questa scelta, che una Califonia oggi in ginocchio dal punto di vista finanziario sceglie di confermare, non è però solo culturale e civile. E’ anche, se non innanzitutto, economica e politica. Uno stato come la California che ha vissuto sull’onda dell’esplosione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione non può ragionevolmente “tirarsi fuori” dal campo di ricerca e sviluppo in prospettiva più rivoluzionario e promettente, non solo dal punto di vista industriale, ma anche dal punto di vista strategico, come quello delle ricerche bio-mediche.
Già nel 2004, con il voto dei californiani, non si era solo detto no al bigottismo morale della destra religiosa, ma anche alla cecità politica di una scelta che avrebbe spostato fuori dai confini americani (e non solo californiani) e a vantaggio di altri paesi una ricerca a cui la gran parte dell’umanità guarda con fiducia (e, a volte, con qualche illusione miracolistica). Se gli Usa e la California diventassero clienti e debitori (e non fornitori e creditori) delle più moderne tecnologie bio-mediche e dei relativi brevetti comprometterebbero la stessa immagine dell’America come maggiore potenza globale. La dipendenza tecnologica e scientifica da paesi concorrenti non priverebbe solo gli Stati Uniti di un settore di espansione produttiva, ma li precipiterebbe in una situazione di debolezza politica.
Non è un mistero per nessuno che la Cina (la cui ricerca di base e applicata non è sottoposta alle stesse regole stringenti adottate in due paesi occidentali molto impegnati in questo campo, come Inghilterra e Usa) vuole acquisire un crescente controllo delle terapie basate sulle stem cells, per imporre poi, su questa base, una supremazia commerciale sui relativi prodotti farmacologici. Perdere questa partita con la Cina sarebbe grave. Regalargliela senza giocare sarebbe folle.
I 3 miliardi di dollari che il California Institute for Regenerative Medicine (CIRM) sta iniziando a spendere sono una sorta di “assicurazione” e non solo un investimento. Come scriveva venerdì scorso il Financial Times: “Mentre alcuni considerano il CIRM un’assurda stravaganza, c’è un modo molto più positivo di guardare al programma sulle cellule staminali più grande del mondo. E’ uno straordinario gesto di fiducia nel futuro della California e della sua ricerca scientifica”.
E’ quasi inutile dire, a questo punto, che quel che vale per la California dovrebbe valere per ogni paese tecnologicamente avanzato e dunque anche, sia pure in modo diverso, per l’Italia, dove, a seguito dell’approvazione della legge 40, i limiti rispetto all’utilizzo degli embrioni a fini di ricerca sono molto più stretti e rigidi di quelli stabiliti, a suo tempo, da Bush (e oggi cancellati da Obama).
Mentre negli Usa, la ricerca privata (e finanziata da fondi privati) ha comunque potuto prosperare, in Italia la legge impedisce da cinque anni di utilizzare a fini di ricerca anche le migliaia di embrioni sovrannumerari congelati e destinati alla distruzione. Ovviamente, in questo modo, l’Italia non potrà obbligare gli italiani a rinunciare a prodotti che, nel resto del mondo, saranno approntati sulla base di queste ricerche. Farà però pagare loro più cara, da ogni punto di vista, questa possibilità.
Per parafrasare il Financial Times, a confronto con quanto accade in California, la legge 40 continua a dimostrarsi un “formidabile gesto di sfiducia nel futuro della scienza italiana”.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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