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Change Iran, Go Green – La partita delle elezioni è chiusa, quella politica (si spera) no

– Quando, all’inizio delle manifestazioni di protesta contro i brogli elettorali nelle elezioni presidenziali, salutammo come altri il formarsi dell’onda verde sapevamo, come tutti, che la destabilizzazione degli assetti del sistema di potere iraniano non faceva parte, probabilmente, del regolamento di conti in corso nel regime degli hayatollah e che era un effetto collaterale che nessuno, neppure Mousavi, aveva previsto né, in questa forma, voluto. Allo stesso tempo eravamo ben consapevoli del fatto che, se si fosse ricreato un equilibrio, avrebbe sacrificato gli “ingenui” protagonisti delle proteste.
Ora che le minacce/blandizie di Khamenei sembrano avere sortito il proprio effetto (perfino Rafsanjani denuncia, insieme alla Guida Suprema, i complotti contro la Repubblica Islamica) e il sistema della censura ha prosciugato le fonti di informazione è presumibile che la questione dei brogli elettorali sia archiviata e che la repressione si faccia ancora più brutale. C’è da sperare che almeno la partita politica rimanga aperta.
Dipende da molte cose. In minima parte dalle testimonianze e dalla memoria che, in tutto il mondo, della rivolta democratica iraniana si continuerà a serbare nel sistema dei media (quindi, nel nostro piccolo, continueremo a “vestire di verde”, ancora per un po’). In massima parte dalla reazione che la normalizzazione a Teheran susciterà presso la comunità internazionale.
Il vantaggio, se tale lo si può giudicare, è che l’Iran è un pericolo globale, che dovrà rimanere gioco forza nel “mirino” o almeno al centro delle politiche di contenimento delle potenze mondiali. Il rischio as usual è che nessuno abbia interesse (né troppa voglia di interessarsi) per quello che, nel frattempo, continuerà a succedere all’interno dei confini della Repubblica islamica.


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