Archive | luglio, 2009

La decisione su Rai Sat danneggia la Rai, non Sky

Privatizzazione via maestra per uscire da contraddizioni Viale Mazzini

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

Anche la vicenda Rai Sat dimostra in quante contraddizioni sia destinata a cadere una Rai che voglia sempre giocare due parti in commedia sul mercato televisivo: a giorni alterni, quella del “servizio pubblico” e quella del “competitor privato”.
La scelta di Viale Mazzini su Rai Sat è incomprensibile per due ragioni.
In primo luogo perché un’azienda pubblica finanziata per via fiscale fa una cosa assai sbagliata a rifiutare un’offerta non in cambio di una migliore, ma di nulla. In secondo luogo perché su quello che appare il cuore della contesa Rai-Sky (la trasmissione del segnale delle reti generaliste: Rai 1, Rai 2 e Rai 3), il concessionario pubblico non può chiedere di essere pagato due volte: con il canone, da tutti, e, in seconda battuta, dagli abbonati delle piattaforme su cui, per obbligo contrattuale, la Rai deve trasmettere i propri canali in chiaro. Gli abbonati Sky sono anch’essi, a tutti gli effetti, abbonati Rai.
Alla fine, questa decisione danneggerà la Rai, non Sky. La Rai non ha trovato un acquirente altrettanto generoso per Rai Sat, mentre non penso che Sky perderà abbonati per l’uscita della controllata Rai.
Le letture complottistiche del Senatore Zanda, che vede nella decisione della Rai su Rai Sat un disegno pro Mediaset, appaiono invece del tutto sconnesse. Dalle contraddizioni non si esce ricorrendo all’ideologia del “pubblico” contro il “privato”, o della Rai contro Mediaset, che ha giustificato una politica di sistematica occupazione della Rai da parte della sinistra.
Si esce per la via esattamente opposta, quella di una privatizzazione che autorizzi anche la Rai ad agire come operatore di mercato, senza essere però continuamente sussidiata dai contribuenti. Ma occorre farlo prima di assistere ad un nuovo caso Alitalia.

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Ru486: Governo non cerchi rivincite – AUDIO

Ru486: Governo non cerchi rivincite – AUDIO

Ora che l’Aifa ha deciso, in scienza e coscienza, di consentire anche in Italia l’utilizzo della pillola Ru486, nessuno, tanto meno il Governo, cerchi rivincite.
Se si vuole mettere in discussione la legge che regolamenta l’interruzione della gravidanza, si abbia il coraggio di farlo direttamente, senza praticare un ingiustificato ostruzionismo politico. Leggi tutto

 
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Se Partito del Sud fa rima con Partito del Suk

Se Partito del Sud fa rima con Partito del Suk

- Premessa: sono meridionale, per cui i pensieri e i commenti contenuti in questo articolo non potranno essere tacciati di razzismo, snobismo o, peggio, di “leghismo”. Invoco, dunque, un “salvacondotto terrone” a garanzia della natura non pregiudizialmente nordista, né volgarmente etnicista delle mie opinioni.

Il pungolo politico che nell’ultimo mese ha infastidito la requie pre – estiva del premier e del centro destra si chiama Partito del Sud. Risveglio delle coscienze? Scatto d’orgoglio della politica? No. Niente di tutto questo. Leggi tutto

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Rai Sat scende da Sky e sale sul satellite di casa. A caro prezzo – AUDIO

Rai Sat scende da Sky e sale sul satellite di casa. A caro prezzo – AUDIO

La Rai decide di rifiutare un’offerta Sky di 50 milioni l’anno, e introiti pubblicitari per 7, per regalare i canali Rai Sat (Extra, Premium, Cinema, Smash Girls e Yo Yo) ad una piattaforma satellitare “fatta in casa”, controllata in condominio con i concorrenti di Mediaset. Così un osservatore malizioso e non particolarmente “Rai-friendly” potrebbe riassumere la vicenda che ha visto uscire Rai Sat dalla piattaforma Sky ed entrare contestualmente sul mercato televisivo la piattaforma satellitare Tivù Sat, con 22 canali Leggi tutto

 
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Real nucleare contro Atletico rinnovabile? Serve arbitro neutrale

Real nucleare contro Atletico rinnovabile? Serve arbitro neutrale

- In pasto alla politica e ai media, nucleare e energie rinnovabili assumono i connotati di due squadre di calcio da sostenere l’una contro l’altra. Chi sostiene la necessità del ritorno al nucleare, evidenzia i contenuti costi di produzione, lo scarso impatto sull’atmosfera e, di contro, l’irrisorio contributo in termini di offerta che il fotovoltaico riesce a fornire al sistema, a dispetto degli aiuti stanziati. Leggi tutto

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Ru486: Della Vedova, basta pressioni, Aifa dia via libera

- Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato PdL

Mi auguro che l’AIFA scelga di dare il via libera alla RU486 in scienza e coscienza, resistendo alle improprie pressioni politiche di quanti vorrebbero sostituire alla scienza e alla deontologia medica la discrezionalità politica. Leggi tutto

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Numero 10 – 30 luglio 2009

Newsletter settimanale FB con una selezione di articoli, audio e video da www.libertiamo.it

- Facci ha ragione da vendere su famiglie ideali e divorzi reali – Di Diego Sabatinelli

- Il PdL non deve inseguire la Lega - Di Christian De Mattia

- Dagli States (1) – Indiani, messicani e congolesi, ecco i primi americani – Di Piercamillo Falasca

- G8 e realpolitik: perché la repressione degli uiguri fa meno scandalo di quella iraniana? – Di Fabio Gava

- Liberalizzare per liberare il potenziale del paese – Di Mario Seminerio

- L’incidente probatorio, da eccezione a regola – Di Enrico Gagliardi

- Facci contro i gigolò della maldicenza anti-Cav. – Di Redazione

- Come aumentare i parlamentari Ue, a spese dei contribuenti – Di Adriano Gianturco Gulisano

- Per aprire le professioni – AUDIO – Inserito da Marianna Mascioletti

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Una soft law sul fine vita

Una soft law sul fine vita

- di Benedetto Della Vedova, da Ffwebmagazine.it

Se l’estate porterà consiglio, a settembre la discussione della legge sul fine vita potrà ripartire su basi nuove, dialoganti e ragionevoli. E parlo di una discussione vera, non elusiva, non curiale e non digressiva, non ideologica e non “mono-logica”. Una discussione che parta dal riconoscimento dell’esistenza di una pluralità di ispirazioni etiche e valoriali in relazione al fine vita e che proprio per questo chieda prudenza al legislatore. Leggi tutto

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Facci ha ragione da vendere su famiglie ideali e divorzi reali

Facci ha ragione da vendere su famiglie ideali e divorzi reali

- Se mi si consente l’ironia, è per dovere d’ufficio che non posso esimermi dal commentare la conversazione con Filippo Facci pubblicata su Libertiamo lo scorso 22 luglio. E’ impossibile non condividere le parole su (se non contro) quella parte del PDL che impartisce quotidiane “lezioni” agli italiani, senza nessuna coerenza pratica con la morale che professa, a dimostrazione della totale incongruenza politica tra i valori assoluti e irrinunciabili che si proclamano e la realtà morale che si ammette e pratica nel privato. Leggi tutto

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La partita a scacchi di Teheran, dove i boia (ufficiali e non) continuano a lavorare a pieno regime – AUDIO

La partita a scacchi di Teheran, dove i boia (ufficiali e non) continuano a lavorare a pieno regime – AUDIO

- In Iran la protesta veemente seguita alle elezioni presidenziali ha portato dapprima ad una repressione violenta degli oppositori, che sulla spinta dell’onda verde hanno trasformato in un’icona “democratica” anche un vecchio e compromesso navigatore del regime teocratico, come Mousavi. Leggi tutto

 
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Caro Maroni, perchè colf sì e muratori no?

Caro Maroni, perchè colf sì e muratori no?

- di Benedetto Della Vedova, dal Il Secolo D’Italia del 29 luglio 2009 -

Il Ministro Roberto Maroni dovrebbe spiegare in modo più convincente perché il Governo si sta limitando a consentire la regolarizzazione di colf e badanti senza neppure considerare le altre centinaia di migliaia di clandestini che lavorano stabilmente nelle nostre imprese. Leggi tutto

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Il diritto d’asilo non è più un diritto

Il diritto d’asilo non è più un diritto

- In attesa di conoscere gli effetti dei recenti provvedimenti in materia di immigrazione, il tema dell’asilo si pone come paradigma di diritti negati o, nella migliore delle ipotesi, fortemente compressi.
“Diritti”, nel senso pieno del termine, in quanto proiezione di parametri costituzionali (art. 10, comma 3) alla cui precettività non è purtroppo seguita l’emanazione di una legge organica nazionale.

Ci si è affidati così alla stratificazione di fonti eterogenee – senza tra l’altro una distinzione legislativa tra “asilo” e status di “rifugiato” – sino ad arrivare, sotto la spinta del legislatore comunitario, alla recente normativa contenuta nel D. Lgs. 251 del 2007, che ha recepito direttiva 2004/83/CE recante “norme minime sull’attribuzione, a cittadini di Paesi terzi o apolidi, della qualifica del rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta”.

Ma la portata dell’art. 10, comma 3, della Costituzione resta potenzialmente amplissima, ancor di più della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati. Da essa scaturisce un diritto incondizionato in ordine ai motivi del richiedente asilo, che in linea teorica dovrebbe limitarsi a dimostrare la provenienza da un Paese in cui non gode di libertà democratiche.
Eppure, su questo tema teoricamente delicatissimo, intrecciato ad espressioni come “persecuzione” e “violazione dei diritti umani”, l’Italia mostra, oltre a riprovevoli ritardi legislativi, censurabili lacune amministrative e procedurali.

Negli ultimi anni, abbiamo assistito a migrazioni da Paesi teatri di guerre o sanguinose rivolte (Afghanistan, Iran, Nigeria, Somalia etc), cui è corrisposto un numero di riconoscimenti decisamente modesto (complessivamente appena il 10%).
Ai lunghissimi tempi di convocazione delle audizioni dei richiedenti asilo, nonostante i trenta giorni previsti dalla legge per la convocazione delle Commissioni, corrispondono evidenti carenze di organico e, sovente, un’analisi assai sbrigativa delle ragioni del richiedente asilo.
Chi poi decide di appellare un eventuale diniego di riconoscimento dello status di rifugiato innanzi al Tribunale civile, troverà non poche difficoltà, specie in relazione alla necessità di provare il timore di subire persecuzioni.  Va da sé che chi fugge da un determinato Paese, proprio per le stesse circostanze, spesso drammatiche, che ne hanno causato la fuga, può avere gravi difficoltà a produrre sufficienti elementi a sostegno della sua richiesta.

La Cassazione, però, con un’importante sentenza del novembre del 2008, osserva, tra l’altro, “che l’autorità amministrativa esaminante ed il giudice devono svolgere un ruolo attivo nell’istruzione della domanda,” riconoscendo così un “dovere di cooperazione del giudice”, che sembra cogliere nel segno e mitigare le difficoltà del richiedente (e del suo avvocato).

Spostandoci sul versante politico, è opportuno richiamare il recente “Patto europeo” del 2008 che, al punto 4, si prefigge l’ambizioso scopo di costruire un’ “Europa dell’asilo”, invitando gli Stati membri ad una politica comune. In particolare, avrebbe già dovuto essere istituito un “Ufficio di appoggio europeo”, con l’obiettivo di armonizzare le procedure di asilo e la giurisprudenza, anche alla luce della Direttiva n° 83 del 2004, della cui azione però non sembra esservi traccia. Tutto ciò mentre aumentano le perplessità delle organizzazioni umanitarie verso l’ Agenzia europea di controllo delle Frontiere esterne degli Stati membri (c.d.Frontex), fortemente sostenuta da Francia e Spagna, ma troppo spesso incline a respingere i migranti verso Paesi che non garantiscono sufficienti diritti ai richiedenti asilo.

Come non distinguere dalla condivisibile lotta all’immigrazione clandestina, i diritti fondamentali della persona umana, come la salvaguardia dell’individuo da condizioni di oppressione?
Sul tema, giocoforza, vi saranno ulteriori sviluppi legislativi, soprattutto di iniziativa comunitaria. Difficile però intravedere un concreto e comune interesse politico ad una compiuta tutela dei diritti dei richiedenti asilo; anzi, il rischio è quello di affievolire la portata di principi enucleati oltre mezzo  secolo fa nelle Convenzioni internazionali e nelle Costituzioni dei Paesi occidentali.

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Dibattito dal titolo “Crisi? Mi gioco il G8″- VIDEO

Dibattito dal titolo “Crisi? Mi gioco il G8″- VIDEO

Ne discutono: Lamberto Dini, presidente Commissione Affari Esteri Senato; Giorgio La Malfa, parlamentare Gruppo Misto; Benedetto Della Vedova, parlamentare Pdl; Marta Dassù, direttore Aspenia, autrice de “Mondo privato e altre storie” (Bollati Boringhieri); Pino Buongiorno, vicedirettore Panorama, autore de “Il mondo che verrà. Idee e proposte per il dopo G8” (Università Bocconi Editore). Leggi tutto

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G8 e realpolitik: perché la repressione degli uiguri fa meno scandalo di quella iraniana?

G8 e realpolitik: perché la repressione degli uiguri fa meno scandalo di quella iraniana?

- Il recente vertice del G8, che si è concluso il 10 luglio scorso all’Aquila, ha avuto un esito importante specialmente per quel che riguarda le prospettive economiche e gli aiuti stanziati nei confronti dei paesi africani. È stato un po’ controverso sotto altri aspetti. Mi riferisco, in particolare, agli accordi presi in materia ambientale, dove sono convinto sia necessario un impegno più forte, da parte dei paesi partecipanti, rispetto ai parametri discussi e concordati durante il vertice internazionale.

Al di là dei risultati, intendo soffermarmi però su di un aspetto che mi ha fatto molto riflettere. Infatti, mentre si sviluppava e si animava la critica della violenta repressione iraniana dopo le proteste per l’esito delle elezioni presidenziali, il leader cinese Hu Jintao lasciava il G8 e rientrava in patria per dirimere le controversie sorte in ordine alla repressione della minoranza musulmana degli uiguri, presente nella provincia dello Xinjiang.
Su questa ultima vicenda il G8 si è contraddistinto per il suo silenzio “assordante”. La mancata presa di una qualsivoglia posizione è stata forse dovuta all’imbarazzo sorto tra i paesi impegnati nel vertice, visto che la questione riguardava proprio uno degli stati partecipanti. In ogni caso, è apparso evidente che, da un lato, c’è stata la decisione del Governo italiano di non invitare al vertice l’Iran, per l’intollerabile repressione della protesta popolare e, dall’altro, si è assistito al più completo silenzio da parte di tutti gli stati partecipanti in merito alla vicenda cinese.

Tali comportamenti non sono nuovi, esempi simili si sono verificati, in passato, nei riguardi della questione cecena, dove, proprio per realpolitik, le prese di posizione si sono spesso limitate a sterili e molto deboli dichiarazioni di condanna. Lo stesso avviene ed è avvenuto in passato nei confronti della Cina: ricordiamo tutti la repressione tibetana, che da sempre appassiona l’opinione pubblica mondiale.
Il vero nodo della questione sono gli interessi che legano la Cina agli altri paesi industrializzati, in particolare agli Stati Uniti. Questi aspetti economici di certo non sono trascurabili da parte del resto del mondo, basti pensare che la Cina detiene una considerevole parte del debito pubblico USA e questo fa sì che nei confronti del governo cinese vengano assunte posizioni meno decise rispetto a quelle adottate nei confronti dell’Iran, anche quando la violazione dei diritti civili e umani è ugualmente indiscutibile.

Gli aspetti economici sono determinanti e costituiscono la base di ogni rapporto tra i paesi del mondo, quindi è fondamentale tenerli in considerazione, ma la domanda che dobbiamo porci è se ci debba essere un limite e quando debba ritenersi superato. Personalmente credo che il limite debba esistere e debba essere uguale per tutti, che venga superato da un piccolo o da un grande paese, senza distinzioni di sorta. E per limite intendo il rispetto delle libertà civili e dei diritti umani, venuto meno sia in Cina sia in Iran: né a giustificare il differente trattamento può essere la diversità della situazione, da una parte legata alle elezioni presidenziali e dall’altra alla rivendicazione di autonomia di una minoranza. L’Europa e l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia insegnano che in passato la comunità internazionale ha preso delle forti posizioni a tutela delle minoranze che chiedevano a gran voce l’emancipazione e il riconoscimento internazionale.

In questo caso, le autorità mondiali non si sono opposte alla repressione di una manifestazione di autonomia, diritto internazionalmente riconosciuto, intervenendo invece per manifestazioni che denunciano brogli tutti da dimostrare.
Quello che auspico è che incontri come il recente vertice del G8 non servano alla comunità internazionale solo per trovare un denominatore comune per le regole in materia economica o ambientale, ma anche per il rispetto dei diritti umani. Quando viene meno il rispetto di queste regole non si deve guardare in faccia nessuno, che l’interlocutore si chiami Russia, Cina oppure Iran, tanto meno in nome della realpolitik, perché al di la di tutto, quello che veramente deve interessare è la persona e il rispetto della sua vita e dei suoi diritti, in qualsiasi situazione.

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