Libertiamo al Gay Pride 2009. Per tre ragioni

Libertiamo sarà al Genova Pride 2009. Con Benedetto Della Vedova, con Daniele Priori e con gli amici di Gay Lib. In nome di quella grande maggioranza dei gay e delle lesbiche italiane che non ritengono che l’omosessualità sia una condizione di “opposizione” e naturaliter “di sinistra”. E anche o forse soprattutto in nome di quella maggioranza moderata e silenziosa (troppo silenziosa?) di elettori del centro-destra, che non pensano che l’omosessualità e, più ancora, le coppie gay siano un pericolo per l’ordine sociale e la moralità civile del Paese.
Andremo a Genova per tre ragioni che coincidono, sostanzialmente, con le richieste che la comunità omosessuale rivolge alle istituzioni politiche.
In primo luogo, perché pensiamo che la politica debba vigilare contro qualunque forma, diretta o indiretta, di razzismo antropologico. Quello per cui non sono i comportamenti, ma le persone stesse e la loro condizione di vita ad essere “sbagliate”. Quello per cui l’omosessualità è un male, che magari non è possibile imputare in termini di responsabilità, che comunque precipita chi ne è “affetto” in uno stato di irrimediabile minorità morale. L’idea che l’omosessualità sia una sorta di tara psichica, di devianza spirituale o di perversione sessuale dovrebbe, a nostro parere, divenire impronunciabile e vergognosa. Non proibita dal punto di vista giuridico (mai) ma interdetta dal punto di vista civile (sempre). Alle nostre latitudini l’omosessualità, per fortuna, non è più un tabù. Ma non è ancora, purtroppo, un tabù il pregiudizio anti-omosessuale. Ci piacerebbe che lo diventasse, come di fatto lo è diventato il pregiudizio misogino e ginofobico, che ha giustificato per secoli il ruolo subordinato delle donne nella famiglia e la loro sostanziale esclusione dalla vita civile, politica e sociale.
In secondo luogo saremo al Gay Pride perché pensiamo che la comunità omosessuale e i singoli omosessuali meritino di essere difesi, a viso aperto, e in modo esplicito, dalle angherie, dalle discriminazioni e dalle violenze che, nelle famiglie, nelle scuole e nei luoghi di lavoro molti di loro continuano a subire in ragione della loro “natura”. La politica non può fare finta di non vedere che l’omosessualità è ancora una delle ragioni di “rischio sociale” più grave, uno dei motivi per cui si può essere più facilmente isolati, derisi o picchiati, una delle cause che ancora portano le persone all’auto-isolamento o ad una vita doppia e sommersa, “disintegrata” anche dal punto di vista psicologico. Il pregiudizio anti-omosessuale, come ogni pregiudizio, nasconde un fallimento educativo, non contrastato ma aggravato da una politica cattiva e corriva, incapace di fronteggiare il pregiudizio e tentata di compiacerlo e di servirsene.
In terzo luogo saremo a Genova perché pensiamo che, senza intaccare, neppure dal punto di vista simbolico, il favor familiae che discende dalle norme costituzionali, sia possibile regolamentare e riconoscere le unioni gay in modo che i partner possano organizzare responsabilmente la propria vita comune, tutelando i rispettivi diritti e interessi, sia reciprocamente, sia nei confronti di terzi (si legga su questo la chiarissima analisi di Marco Balboni). La proposta dei cosiddetti Didore rappresenta una base ragionevole di discussione e ci piacerebbe che la discussione proseguisse nel centro-destra in modo altrettanto ragionevole.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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