– E’ nelle piccole proposte, probabilmente, che si riesce a intercettare e stimolare l’istinto libertario degli italiani. In queste ore ci stiamo provando con un emendamento all’articolo 22 del ddl in materia di sicurezza stradale in corso di discussione alla Camera dei Deputati. L’ipotesi di modifica è stata presentata da Benedetto Della Vedova insieme ad altri tre deputati del Popolo della Libertà (per onestà intellettuale, va detto che l’iniziativa non è partita né da Libertiamo né dal suo presidente, che però l’ha subito sposata): l’idea è quella di abrogare la confisca obbligatoria del veicolo per chi guida (ma non causa incidenti) in stato di ebbrezza o sotto effetto di sostanze psicotrope. L’elenco delle sanzioni previste (ammenda, arresto, sospensione, revoca e ritiro della patente) è già sufficientemente ricco come sistema di deterrenza: la confisca, introdotta nel Codice della Strada dal Pacchetto sicurezza dello scorso anno (e proposta dai vertici della Polizia già dal 2006), è assolutamente sproporzionata rispetto al bene giuridico leso dalla condotta che si assume penalmente rilevante.
Se venisse approvato l’emendamento, quindi, la sanzione della confisca resterebbe solo nel caso in cui il conducente ebbro abbia causato un incidente. Anche in questo caso, però, la confisca verrebbe esclusa qualora il veicolo, che sia un’automobile, una motocicletta o uno scooter, sia di proprietà di una persona estranea al reato o se il veicolo in questione sia destinato stabilmente ad uso della famiglia. Ci appare particolarmente sensato, infatti, prevedere che le colpe del conducente non si estendano ad i suoi familiari e che la pena per il comportamento che si intende sanzionare non si traduca in una piccola tragedia economica: perché privare un lavoratore dell’automobile che magari sta ancora pagando a rate e che usa per recarsi al lavoro, se il figlio di costui ha alzato il gomito e, tornando a casa, tamponato un’altra automobile?
L’introduzione della confisca obbligatoria del veicolo è la classica reazione del legislatore intenzionato a inasprire le pene per la violazione di un certo obbligo di legge, pensando in questo modo di ricondurre a più miti consigli i potenziali trasgressori. Ma bisogna avere molta cautela, prima di accettare la furia moralizzatrice o, peggio, la logica delle grida manzoniane. Non è affatto detto che la previsione di una sanzione così pesante quale l’esproprio di un bene di proprietà renda più severa e rispettabile una norma: quanti agenti di Polizia, presi alle strette, rinunciano a sanzionare un poveretto brillo per evitargli una pena tanto gravosa? La sproporzione tra comportamento da sanzionare e pensa introduce nei fatti un elemento di discrezionalità e di scarsa trasparenza.
Quando si accetta l’idea che lo Stato detti regole sui comportamenti di un individuo usando criteri giocoforza arbitrari, come la quantità di alcol per litro di sangue, perché si crede che questo serva a tutelare la sicurezza degli altri e a non invaderne la loro personale sfera di libertà, è opportuno non attribuire a questo potere una valenza assoluta e smisurata, quale è la confisca di un bene di proprietà anche per chi beve un paio di bicchieri di vino a cena da un amico.