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La crescita dell’Europa può ripartire dalla Rete

– L’Europa è chiamata ad una sfida importante: decidere il futuro della comunicazione. La responsabilità è grande; potrebbe essere la strada giusta e più veloce per uscire dalla crisi economica. Questione che non riguarda soltanto la comunicazione in senso stretto, Internet come noi lo conosciamo, ma come sarà. La gestione della banda larga è la chiave su cui costruire il futuro. Le principali attività economiche, sia l’industria dei servizi che quella tradizionale, la pubblica amministrazione, a cominciare dalla sanità, utilizzeranno la rete e i suoi nodi. Cosi come l’industria dell’intrattenimento che, con tutti i suoi contenuti, si sta progressivamente spostando sulla rete, basti pensare ai milioni di americani che seguono i programmi televisivi preferiti utilizzando Internet. La rete è una risorsa straordinaria. Non ci permette solo di inviare e ricevere email, condividere i nostri pensieri ed immagini con gli amici, o di trovare informazioni su tutto quello che cerchiamo. La rete sta migliorando il modo in cui viviamo, produciamo, ci relazioniamo tra di noi (implicazioni sociologiche a parte) e con l’ambiente in cui operiamo e viviamo. La rete, come gli avvenimenti in Iran di questi giorni lo dimostrano, può diventare anche lo strumento di una protesta o l’unica voce del dissenso e del giornalismo. Milioni di persone nel mondo non si spostano più come prima: lavorano da casa grazie ad Internet; molte industrie hanno adottato sistemi di telepresenza riducendo drasticamente i costi per i trasporti, nonché lo stress del proprio personale. Questo significa anche ridurre le emissioni di C02 e quindi inquinare di meno. Un buon risultato, considerando l’allarmismo ambientale; la banda larga, quindi, anche come strumento per salvare il nostro pianeta.

Internet è lo strumento che sta trasformando il mercato dei computer. Non avremo più bisogno di dispositivi ingombranti; grazie alla nuvola (cloud computing) i nostri dati e i software che intendiamo utilizzare saranno accessibili attraverso la rete. I vantaggi sono più che ovvi.  Le premesse purtroppo non lo sono. I ritardi e i rinvii fin qui ripetutisi hanno e avranno dei costi. L’Europa non sembra ancora aver chiaro il potenziale della rete, perché altrimenti avrebbe provveduto a velocizzare i processi decisionali. Il tempo è tiranno, soprattutto perché i principali competitor, USA e paesi asiatici, stanno facendo precise scelte in merito. Il presidente Obama ha lanciato un massiccio piano di investimenti nelle infrastrutture quali la banda larga, che è poi l’autostrada del futuro. Ha anche avviato un piano per la così detta “cyber security”, la sicurezza della rete, consapevole di due principi, che la sicurezza nazionale d’ora in poi si gioca sulla rete (attraverso la banda larga e non più solo sui confini fisici) e che la sicurezza della rete ha importanti ripercussioni sull’economia e la vita sociale dei propri cittadini (informazioni industriali e privacy degli utenti). L’Europa non può più aspettare. Serve banda larga, questo è chiaro; serve portarla dove è più urgente. Serve soprattutto introdurre incentivi all’utilizzo della banda larga prima che portarla in aree remote o poco abitate. In molte zone d’Italia c’è banda in abbondanza ma resta poco utilizzata. Scuole, Università, industrie, ospedali, pubblica, faticano a percepirne il potenziale.

L’Europa deve dunque affrettare questi processi e prendere decisioni al riguardo . E’ tempo di dare certezza alle imprese che sono pronte ad investire nel futuro della rete, dove i costi sono esorbitanti, come il piano USA dimostra. Il rischio imprenditoriale infatti, non è limitato alla mancanza di certezza sui ritorni, come in molti accusano impropriamente. E’ piuttosto la mancanza di regole certe e di politiche economiche chiare ad allontanare gli investitori, con gravi conseguenze per lo sviluppo economico. Come spesso accade, la politica europea, poi punita alle recenti elezioni, si è persa in un bicchiere d’acqua. Commissione, Consiglio e Parlamento sembravano aver ormai trovato l’accordo (la direttiva sul Servizio Universale era già adottata), prima che lo scontro, inutile, sulla questione della pirateria e dei contenuti online, portasse a posticipare l’approvazione dell’intero pacchetto Telecom, con ovvie conseguenze per il futuro della banda larga e quindi dell’economia europea. Un’occasione persa, considerando l’attuale crisi finanziaria. Uno schiaffo sia alle politiche keynesiane sia alla teoria schumpeteriana della “distruzione creativa”. O, più semplicemente, l’ennesima occasione sprecata. L’auspicio è che, come deciso nelle scorse settimane, dai Ministri della Comunicazione, la discussione sul pacchetto Telecom non venga riaperta sennonché sul famoso “emendamento 138”, evitando così ulteriori ritardi e conseguenti evidenti danni per l’economia del vecchio continente.

La prossima Commissione e il neo eletto Parlamento dovrebbero concentrarsi su tre fattori. In primo luogo dovrebbero incentivare gli investimenti in banda larga, consentendo agli operatori del settore di operare seguendo una regolamentazione semplice che consentirà di gestire le reti autonomamente, nell’interesse degli utenti e di futuri investimenti; lo scopo è quello di incrementare le attività industriali e di intrattenimento che troverebbero giovamento dall’utilizzo della banda larga. Come già per altro annunciato dalla prossima Presidenza Svedese, la cyber security infine, dovrebbe diventare una priorità sia in quanto tutela degli utenti e degli operatori europei, che come difesa del proprio territorio.

Sviluppo della banda larga e cyber security come priorità dunque, alle quali si aggiunge la tutela della privacy, la cui rilettura è imposta dalla rilettura della rete poiché oggi più che mai la protezione dei dati è un diritto naturale ma anche un obiettivo per migliorare il mercato.


Autore: Pietro Paganini

Professore Aggiunto presso la John Cabot University. E’ stato Ricercatore presso la LUMSA di Roma. Ha ricoperto la posizione di Ricercatore e Visiting Lecturer presso la Karlstad University (Svezia). Ha conseguito un Dottorato in Comunicazione e Organizzazioni Complesse. Pietro è board member della European Privacy Association, dell'Istituto Italiano Privacy e di BAIA-Network (Italian chapter). E' co-fondatore e partner di Competere - Geopolitical Management - studio di consulenza con sede a Washington DC. Pietro è stato Vice Presidente dei Giovani Liberale Europei dell'ELDR (LYMEC) dal 2004 al 2008.

7 Responses to “La crescita dell’Europa può ripartire dalla Rete”

  1. Alberto Scarcella ha detto:

    I politicanti come Obama vedono in internet un ottimo mezzo per fare campagna elettorale a basso costo, ma sempre con i medesimi scopi. Non vogliono certo che resti libera e libertaria, nè tantomeno che IL DIBATTITO FRA UOMINI LIBERI IN RETE POSSA PROGRESSIVAMENTE SOSTITUIRE L’ATTIVITÀ DELLE ELITES PARLAMENTARI…Internet realmente libera è una grave minaccia per la politica, e la maggior parte dei signori sono ansiosi di assoggettarla alla “democrazia”, alla censura benpensante e alla legge dello stato che loro scrivono e loro cambiano a piacimento.

    Sinceramente, c’è un limite a tutto.

  2. DM ha detto:

    Benvenuto su libertiamo.it! Un autore all’altezza per un tema molto importante. Devo ahimè sollevare due critiche:

    1. il cloud computing: se c’è qualche vantaggio dovuto a questa “nuova moda”, sarà unicamente nei termini di potenza di calcolo computazionale distribuito e poco più. Per lo scopo indicato non è neppure la strada più performante, e mi stupisco un po’ nel pensare che le cose devono sempre venire dall’estero per essere portate a spalla. Il progetto CPU Share dell’italianissimo Andrea Arcangeli è lì da anni…

    2. è difficile pensare che il mercato possa organizzare top-down un’infrastruttura adeguata per un paese. Porzioni, servizi aggiuntivi, magari… ma per scelte di questo tipo lo Stato deve immancabilmente muoversi e fare scelte autorevoli (vedi piano e-gov 2012). Una backbone adeguata non si improvvisa, purtroppo.

  3. marcello ha detto:

    Perché allora è passato l’emendamento D’Alia che impedisce di contestare attraverso internet una legge ritenuta ingiusta? In questo modo si consente la censura di chi non si “adegua” al pensiero dominante in quel momento. La rete può essere uno dei pochi mezzi restati per esercitare la democrazie dal basso, ma con questo emendamento non si va in questa direzione.

  4. filipporiccio ha detto:

    Sinceramente non vedo come si possa condividere quanto scritto da un punto di vista libertario!

    Leggi per la “cyber security”? Leggi sulla privacy in Internet? Basterebbe applicare le leggi che già ci sono contro la delinquenza comune, che condannano ladri e truffatori (di cui ciò che accade in Internet è solo una variante), e le leggi che vietano di intercettare ogni forma di comunicazione (uno dei pochi diritti negativi garantiti dalla costituzione italiana).

    Creare leggi ad hoc non è altro che un modo per limitare e controllare la libertà degli utenti di Internet con la scusa di offrire loro maggiore sicurezza.

    Per quanto riguarda la diffusione della banda larga, non vedo perché non dovrebbe essere il mercato a organizzare l’infrastruttura di Internet, cosa che mi sembra stia facendo molto bene, nonostante le continue interferenze pubbliche. Infatti oggi, grazie al mercato, per connettersi ad Internet esistono innumerevoli possibilità: telefono, ISDN, ADSL, satellite, GPRS, UMTS… Immagino cosa succederà quando si interverrà pesantemente con qualche piano quinquennale: se c’è una cosa dove non è necessario l’intervento dello stato è proprio questa. Lasciamo che in Europa a “decidere il futuro della comunicazione” sia il mercato e non qualche euro-burocrate, per favore… l’unica certezza che va data alle imprese è che non verranno tassate o smembrate o oberate di procedure burocratiche se avranno successo!

  5. alberto scarcella ha detto:

    questo pietro paganini mi sembra molto poco liberale e molto indottrinato. Meno università e più vita quotidiana per queste persone. La sicurezza nazionale è un ottima scusa per censurare le informazioni scomode, e UNA VOLTA CHE LO STRUMENTO LEGISLATIVO È A DISPOSIZIONE CHIUNQUE NE PUò APPROFITTARE.

    I liberali “w lo Stato” sono peggio dei comunisti. A morte.

  6. filipporiccio ha detto:

    @alberto scarcella:
    va bene non condividere le opinioni di chi scrive (nemmeno io le condivido) ma non sarebbe meglio cercare di argomentare il proprio dissenso invece di sparare a zero? “A morte” sono abituato a sentirlo dire solo da stalinisti, neonazisti, o integralisti fanatici.

    @marcello:
    per fortuna l’emendamento D’Alia è stato bocciato alla camera. Il fatto che sia stato anche solo presentato e approvato in senato, comunque, è preoccupante.

  7. alberto scarcella ha detto:

    UNA VOLTA CHE LO STRUMENTO LEGISLATIVO È A DISPOSIZIONE CHIUNQUE NE PUò APPROFITTARE. Ecco l’argomento. Mi pare abbastanza solido, no?

    E non c’è solo D’Alia. C’è Cassinelli per il quale “libertà non significa anarchia”, e dunque invece di richiedere la cancellazione della Levi Prodi l’ha solo corretta. Ma di fatto la legge è passata. C’è la Carlucci che ora ce l’ha coi pedofili, e la Lussana con l’oblio. E intanto il concetto che si debba estendere la mano dello stato anche a internet è già realtà. Porterà benefici o sarà il colpo di grazia questa prassi? Io penso alla Rete come mezzo per realizzare tutti quegli ideali che mal si sposano col mercato e il commercio…E che in questo periodo dove l’economia domina tutti i discorsi sono trascurati. Temo dimenticati. Non vorrei che questi liberali alla fine fossero dei liberali rinunciatari troppo presi dai temi economici e poco attenti alla libertà in sè.

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