– Negli ultimi giorni, sono state rese note due importanti statistiche riguardanti il lavoro degli italiani. La prima è la consueta analisi annuale dell’Eurostat sul peso della tassazione del lavoro (relativo all’anno 2007), la seconda è la pubblicazione da parte dell’Istat dei dati sull’occupazione in Italia nel primo trimestre 2009. Sulla seconda, è intervenuto sulle pagine di questa rivista on-line Giuliano Cazzola, sottolineando come l’apporto della manodopera straniera (cresciuta di 222 mila unità) abbia in qualche modo frenato la corsa verso il basso della componente italiana (i senzalavoro di nazionalità italiana sono aumentati di 426 mila unità). La disoccupazione si attesta al 7,9 per cento, contro il 7,1 dell’anno passato, e non è da escludere un ulteriore aumento nel corso dei prossimi mesi. Sul fronte dell’occupazione, si registra un calo dello 0,9 percento rispetto allo stesso periodo del 2008 (da 58,3 a 57,4 per cento). Il tasso di attività scende di quattro decimi di punto, arrivando al 62,4 per cento, con una flessione più marcata al Sud (dal 52,1 al 51,2 per cento, quasi un punto percentuale). Di fronte a questi dati, la statistica dell’istituto comunitario è tempestiva come il tuono che segue il lampo o, meglio, come la beffa che segue il danno. Scopriamo che nel 2007 il peso del fisco sul lavoro italiano ha raggiunto il 44 per cento, facendo dell’Italia il paese dell’Unione Europea con la tassazione più alta, avendo superato la Svezia (43,1) e il Belgio (42,3), distaccando la media europea di quasi dieci punti (34,4 la media Ue27 e 34,3 l’area euro). Sembra passato un secolo dal Governo Prodi, ma nell’anno della rilevazione Eurostat il Professore era ancora in sella e al suo esecutivo si debbono le scelte nefaste che hanno portato la tassazione sul lavoro a crescere rispetto al valore già elevato del 2006 (42,5).
Dal 2007 ad oggi, Finanziarie e manovre estive alla mano, non è cambiato molto: quando saranno disponibili i dati relativi al 2008 e al 2009 scopriremo che l’Italia soffre di una immutata asfissia da tasse. Con Prodi al Governo, l’universo del centrodestra – e mi si scusi se uso il termine in senso molto lato, includendo anche giornali, siti e blog “d’area” o comunque ispirati da sano anti-sinistrismo – non faceva passare giorno senza gridare giustamente all’emergenza fiscale di questo Paese. Non sarebbe il caso di riprendere questa sana abitudine? Continuiamo a vivere nello stesso stato emergenziale di qualche anno fa, la crisi economica e la conseguente contrazione dell’occupazione e dell’attività economica rendono ancora più odiosa una tassazione del lavoro così gravosa e ingiustificata, in termini comparativi, in termini assoluti, in termini di efficienza dei servizi offerti in contropartita. Passate le elezioni e il referendum, passata (almeno si spera) la furia anti-mercatista che aveva attraversato gli spiriti della politica nei primi mesi della crisi, sembra essere venuto il momento di riprendere un po’ le fila del più autentico discorso berlusconiano: quel “meno tasse per tutti” che da sempre rappresenta la promessa-collante del popolo del centrodestra.
Scrivi “berlusconiano” e, come un riflesso pavloviano, ti viene in mente il puttanaio (i lettori mi scusino, ma non ho trovato un termine migliore) di rivelazioni, di indiscrezioni e di polemiche di queste ultime settimane. E se a tutto questo il Cavaliere reagisse – lancia in resta – con una botta di vita, una spettacolare manovra d’estate contro le tasse che attanagliano i lavoratori italiani? In fondo, pur tra i mille dubbi degli innamorati un po’ delusi, in molti ci speriamo ancora.