Categorized | Partiti e Stato

L’occasione mancata del referendum, che molti (e presto) rimpiangeranno

– I referendum elettorali sono giunti al voto mentre, per i miasmi di vicende che riguardano il Presidente del Consiglio e in cui è difficile distinguere pubblico e privato, vero e falso, “macchinazione” e leggerezza, sul paese sembra gravare il pericolo di una più complessiva crisi istituzionale. E’ l’ennesima dimostrazione di debolezza di un sistema politico che è “bipolare” quasi unicamente in virtù della bipolarizzazione elettorale, civile e finanche morale che contrappone da quindici anni “berlusconiani” e “antiberlusconiani”.
Ci sarà chi continuerà a spiegare la fragilità delle nostre istituzioni come effetto della strabordante e indisciplinata leadership del Cavaliere, mentre probabilmente, in termini storici, il merito più grande che l’Italia dovrà riconoscere al Presidente del Consiglio sarà quella di avere consentito (sia pure in modo provvisorio e reversibile) l’organizzazione del sistema politico secondo le dinamiche “bipolari-bipartitiche”, che hanno guidato l’evoluzione politica di quasi tutte le democrazie avanzate, mentre l’Italia era condannata (anche a causa della presenza del PCI) a replicare il modello opaco e inefficiente di una democrazia insieme bloccata e consociativa.
Nel nostro sistema istituzionale e nello stesso sistema elettorale mancava (e purtroppo continuerà a mancare) qualunque “clausola di salvaguardia” che preservi la logica bipolare, come sistema di organizzazione della dialettica politica e di selezione delle proposte di governo, dalle più che probabili “crisi di sistema” che conseguiranno al venir meno del berlusconismo (e dello stesso Berlusconi) come chiave di volta della costruzione politica e istituzionale del Paese. E che prima o poi finisca il berlusconismo – inteso nel senso di un “partito-persona” che prolunga e consolida il consenso della leadership personale del Cavaliere – non lo auspicano i nemici del premier, né lo annunciano le nuove inchieste giudiziarie o il recente e ricchissimo gossip politico-mediatico. Lo sancisce, semplicemente, il tempo. Quello biografico (e anagrafico) del leader del Pdl, che non potrà comunque esercitare ancora a lungo un ruolo di “garanzia” del sistema bipolare. E quello storico di una vicenda irripetibile, che coincide con un lungo e decisivo ciclo della storia politica italiana, ma che non si identifica con essa e non ne rappresenta il futuro.
Che i referendum potessero raggiungere il quorum apparteneva al novero delle possibilità statistiche, ma, ragionevolmente, non di quelle politiche. Non sono esistiti nella storia italiana referendum più “violentati” (dai media e dal Governo, dalla classe politica e da buona parte degli opinion leader) di quelli con cui il Comitato guidato da Giovanni Guzzetta ha provato a “bonificare” il Porcellum dagli incentivi normativi più manifestamente anti-bipolari e ad indicare al Parlamento una linea di riforma più compiutamente bipartitica.
Era assai difficile che potessero raggiungere il quorum referendum abbandonati per strada da buona parte dei promotori e sacrificati sull’altare delle convenienze più opportunistiche, dei ricatti leghisti, e delle tentazioni neo-proporzionaliste.
Per come funzionano le cose nella politica italiana c’era da aspettarselo. I referendum ormai sono, da più di quindici anni, un “messaggio in bottiglia” gettato tra le correnti della politica italiana, nella speranza di vederlo fortunosamente consegnato ad un’opinione pubblica in grado di comprenderne il significato e usarne il potenziale democratico e riformatore. Il quorum rende i referendum una consultazione impari, in cui il “non voto” dei contrari vale, mediamente, più del doppio del voto dei favorevoli. Per approvarli ci vorrebbe un clima di speranza, e non solo di attesa, di mobilitazione politica e non solo di indignazione anti-politica, di generosità popolare e non di “cattiveria” populista. Insomma, il contrario di quello che la storia ha riservato al “messaggio in bottiglia” che il Comitato promotore, insieme a 800.000 cittadini, ha lanciato tra i flutti della politica italiana ben due anni fa.
Ciò non toglie che dei sì e dei no, delle astensioni tattiche e delle diserzioni strategiche sarà bene, in futuro, preservare una giusta, equanime e severa memoria. Ciò non toglie che di questo referendum sicuramente ci ricorderemo come di un’enorme occasione mancata, che qualcuno, nel Pdl e nel Pd, presto si troverà a rimpiangere.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “L’occasione mancata del referendum, che molti (e presto) rimpiangeranno”

  1. Giovanni Buschera ha detto:

    Non solo gli equilibri bipolari, ma anche quelli del centro-destra rischiano di finire gambe all’aria nel dopo Berlusconi. Il successo dei referendum quindi non sarebbe servito solo alle istituzioni italiane, ma anche al Pdl.

Trackbacks/Pingbacks