Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

Quella dei referendum elettorali è la cronaca di una morte annunciata.
La condanna è stata emessa nel momento in cui si è stabilito di votare nel primo giorno d’estate, una data nella quale era  materialmente impossibile portare al voto oltre i quattro quinti dei votanti alle europee. Il messaggio era di smobilitazione e cosi è stato recepito dall’opinione pubblica. A quel punto, sarebbe stato meglio rinviare il voto all’anno prossimo.
Ciò detto, restano l’amarezza per aver sprecato un’occasione per consolidare il bipolarismo e l’auspicio che la discussione sollevata  dal referendum possa portare comunque ad una revisione della legge  elettorale che impedisca un pericoloso ritorno al passato, quello delle coalizioni frammentate e dei governi ballerini.
L’unica cosa che nessuno potrà ragionevolmente sostenere è che con questo voto gli italiani abbiano “promosso” la legge Calderoli e “bocciato” l’opportunità di riformarla in senso più marcatamente bipartitico e maggioritario. Dire che il “non voto” significa implicitamente un “sì” per norme, che consentono la creazione di coalizioni-monstre di 15 forze politiche e l’accesso al Parlamento a partiti che ottengono lo 0,5% dei voti, sarebbe davvero un po’ troppo.