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Alfredo Cazzola: solo a Bologna

– È ufficiale, dunque: a Bologna il Popolo della libertà è arrivato alla frutta. A Pera (Marcello) per la precisione, chiamato per chiudere la campagna elettorale di Alfredo Cazzola, candidato sindaco “civico”, sostenuto dal centrodestra. L’episodio rivela due cose. La prima: Pera c’è. L’avevamo perso di vista da mesi: bentornato. La seconda: a Bologna, il Pdl non c’è. E questo, invece, è sotto gli occhi fin dalla nascita del rassemblement (e valeva prima per Forza Italia). Intendiamoci: non è facile vincere dove non si è vinto mai. Lo è ancora meno, se non si è neppure in grado di scegliere il proprio candidato. È impossibile, infine, se il candidato di ripiego – esterno al partito, refrattario alla ritualità politica e perfino in grado di finanziare da sé la campagna – viene di volta in volta assecondato quasi con sufficienza, ignorato, preso in giro, finanche impallinato dagli esponenti del partito locale.

A Bologna oggi tira una certa aria. L’aria di altri cinquant’anni di governo del centrosinistra. Pareva impossibile che potesse succedere, dopo i cinque anni di amministrazione Cofferati. E invece no. Sbaglia sempre chi sottovaluta la tendenza dei bolognesi a trovarsi un cantuccio sotto il tallone altrui, quando esso sembri in grado di garantire tranquillità, buoni affari e una scodella di tortellini. «Bologna, prima tutta rossa e poi tutta littoria e sanguinante di persecuzioni operaie» scriveva – giugno 1981, sull’“Unità” – Fortebraccio, uno che i suoi concittadini li conosceva, e per sintesi non ricordava che, prima di essere rossa, la città era stata tutta bianca papalina, e dopo il nero avrebbe scelto nuovamente il look “total red”.

Alfredo Cazzola forse non avrebbe mai vinto, ma fa riflettere come sia stato lasciato solo dal Pdl. Non solo per l’ultima “scandalosa” settimana di campagna, durante la quale ha osato – anche se un po’ maldestramente – rendere pubbliche voci diffuse da tempo a Bologna su presunti usi disinvolti delle risorse della Regione da parte del candidato pd Flavio Delbono, ma in tutte quelle precedenti. Il candidato si è sfogato il 17 giugno: «È imbarazzante vedere il numero di uomini e donne che scattano contro di me dal campo avversario e l’esigua presenza, in molti casi la totale assenza, di donne e uomini che prendono le mie difese. Dall’area del Pdl ci sono sempre un po’ di persone che non perdono occasione per commentare in maniera negativa le mie azioni e i miei pensieri». Sì, ogni mossa di Cazzola è stata accompagnata dal basso continuo del borbottio di chi nel Pdl non ha condiviso la scelta di sostenerlo.

Più del borbottio, anzi. Come si può reagire di fronte ad un candidato che non piace? Un nobile Aventino, per esempio. Oppure un’uscita polemica dal partito. Qui si è scelta la terza via, la peggiore: remare contro stando sulla stessa barca.

In fondo è stata una scelta di vita: ben vengano altri cinquant’anni di tranquilla lontananza dalla responsabilità di governare Bologna, quando il Pdl anche ai perdenti bolognesi garantisce comunque poltrone di rilevanza nazionale. Tranquilli panorami romani o regionali, sciolti comunque da ogni responsabilità. E i soliti noti che comandano a Bologna ringraziano.


Autore: Enrico Casarini

Nato a Bologna nel 1966. Laureato a Bologna in Scienze politiche a indirizzo economico, da oltre ventanni è giornalista ed ha lavorato per diverse testate.

3 Responses to “Alfredo Cazzola: solo a Bologna”

  1. DM ha detto:

    Cazzola è una persona in gamba, forse politicamente non “alla mano” e vicino alle persone come Guazzaloca, ma di sicuro pregio. Il punto è che Bologna è una città che ragiona in maniera insolita, dove Cofferati più volte veniva addidato come fascista se muoveva qualcosa in direzione della sicurezza dei cittadini. In una città così, è difficile anche criticare chi tenta di “ribellarsi” cercando alternative nel centro-destra. Una sorta di Sindrome di Stoccolma allargata…

  2. Fabio ha detto:

    quanto è vero purtroppo! con poche eccezioni (Bignami, forse Raisi, al massimo Giuliano Cazzola) il pdl Bolognese fa pietà! da cestinare tutti i leader, a cominciare dall’ineffabile duo Bettamio Berselli. Altrimenti aspettiamoci pure altri 50 anni di sinistra.

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  1. […] non ci sono stati. Caso a parte quello di Bologna: il candidato locale, Cazzola, è stato lasciato praticamente solo, e è stato pertanto travolto da Delbono. La Lega Nord ha parlato di vittoria grazie al referendum, […]