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Referendum: i “sacerdoti” della Costituzione contro l’innovazione del sistema

– L’intervento di Stefano Passigli sul Corriere della Sera riguardante i referendum e a favore dell’astensione contiene una serie di imprecisioni e di affermazioni piuttosto discutibili,  che non possono non colpire qualunque studioso di scienza politica e sistemi costituzionali o anche semplicemente chi si sforzi di leggere e interpretare il mondo empirico, attraverso i criteri della logica e della maggiore aderenza possibile alla realtà concreta.Il Professor Passigli afferma innanzitutto che “il voto popolare rafforzerebbe l’attuale legge con tutti i suoi difetti, a cominciare dalle liste bloccate che privano il cittadino del diritto di scegliere chi eleggere”. Ora, anche se, come teme Passigli, dopo un eventuale esito positivo dei referendum non si procedesse all’approvazione di una nuova legge elettorale, i difetti del porcellum non toccati dai referendum – che ricordiamo, non può che essere abrogativo – non sarebbero consolidati, semplicemente rimarrebbero tali e quali. Le liste bloccate rimarranno se i referendum falliranno e rimarranno se avranno successo; con una sostanziale differenza, però: se si raggiungerà il quorum e il sì vincerà saranno eliminate (terzo quesito) le candidature multiple e dunque la possibilità per i leader capilista in più circoscrizioni di scegliere, dopo l’espressione del voto popolare e a proprio piacimento, chi fare entrare in Parlamento e chi tenere fuori, optando per l’una o l’altra circoscrizione in cui siano stati eletti.  Non mi pare che in questo modo si consolidi un difetto, mi pare piuttosto che lo si limiti.
La seconda affermazione che mi trova in totale disaccordo è quella secondo la quale la semplificazione del quadro politico seguita alle ultime elezioni politiche non sarebbe stata conseguente alla decisione di Veltroni di “archiviare la litigiosa coalizione prodiana”, bensì alla soglia del 4% prevista per la Camera dalla legge elettorale introdotta dal centrodestra nel 2005. Ma bisogna ricordare che la legge non prevede una sola soglia: la soglia del 4% è per quei partiti che si presentano da soli e si abbassa al 2% se invece questi sono in coalizione (con il salvataggio e la garanzia di rappresentanza addirittura per la prima lista della coalizione che non abbia superato il 2%). Quei soggetti, come la Sinistra Arcobaleno, che sono rimasti fuori dal Parlamento, se avessero corso in coalizione con il Pd vi sarebbero entrati. Come è possibile ignorare un tale fatto? E’ evidente a tutti che la scelta di Veltroni e la speculare iniziativa di Berlusconi, che ha portato Forza Italia e Alleanza Nazionale a presentarsi in un’unica lista ancor prima di confluire in uno stesso partito, sono i fattori che hanno innescato la drastica semplificazione del sistema. E’ altrettanto evidente che l’adozione di una diversa strategia, molto probabile a sinistra, vista l’attuale situazione di crisi e di incertezza del Pd, e possibile proprio grazie alle regole attuali (cioè al Porcellum in vigore), aprirebbe la strada ad un ritorno alla frammentazione. Solo con nuove regole – come quelle che scaturirebbero da una vittoria dei referendum, attribuendo il premio non alla coalizione ma solo al partito vincente e portando ad un’unica soglia di esclusione del 4% – è possibile bloccare questo “ritorno al passato”.
Secondo il prof. Passigli i referendari incorrerebbero anche nell’errore concettuale di confondere bipolarismo e bipartitismo. Questa distinzione, chiara a qualsiasi studente di Scienze politiche del primo o del secondo anno, credo sia chiara anche a Giovanni Guzzetta e ai membri del Comitato promotore. Costringendo, secondo Passigli, il nostro sistema in un quadro bipartitico, i piccoli partiti in realtà confluirebbero nei grandi contenitori dando vita a correnti, e così, invece che un fantomatico bipartitismo “virtuoso”, avremmo una “repubblica delle correnti”. Prendiamo atto che per Passigli è bene che le diverse opzioni politiche siano tutte irregimentate in partiti veri e propri, con le loro strutture e le loro oligarchie, e i loro corrispettivi poteri di ricatto. Altri (come i referendari) credono che le diverse opzioni possano invece confrontarsi, competere e comporsi all’interno di grandi partiti, senza necessariamente assumere la forma di correnti organizzate, ma semplicemente quella di “tendenze” (anche confondere le prime con le secondo è un errore concettuale). Così accade in grandi partiti di destra e di sinistra, ad esempio in Francia, Spagna e Regno Unito.
Veniamo, infine, al “pericolo ancor più grave”, il fatto che, rebus sic stantibus, in elezioni tenute con il sistema che uscirebbe dai referendum non la coalizione di centrodestra ma solo il Pdl avrebbe  il 55% dei seggi e ipotizzando una Lega al 10% l’attuale maggioranza sfiorerebbe quei 2/3 necessari per mettere mano da sola, e senza referendum confermativo, alla revisione della Costituzione. Notiamo che questa possibilità esiste anche oggi (la legge attribuisce il premio alla coalizione o alla lista vincente). In secondo luogo, ricordiamo che il Pdl, oltre a non essere un partito di pazzi irresponsabili che vogliono distruggere la costituzione per costruire una dittatura, ha al suo interno diverse sensibilità rispetto ai temi istituzionali e dunque un dibattito si svilupperebbe anche tra queste sensibilità; d’altro canto, la legge di revisione costituzionale bocciata dal referendum nel 2006, pur con i suoi limiti, conteneva disposizioni che avrebbero rafforzato l’esecutivo, senza per questo compromettere il carattere liberale e democratico del sistema. A ciò si aggiunga che anche nel Partito Democratico esistono molti esponenti di rilievo che vorrebbero che il nostro sistema convergesse maggiormente verso il modello delle grandi democrazie europee e dunque vi sono tutte le condizioni perché future revisioni costituzionali possano poggiare su di  un accordo ampio che vada al di là dell’attuale maggioranza.
Ciò detto, è evidente che una legge elettorale più soddisfacente non solo di quella esistente ma anche di quella che uscirebbe dai referendum sarebbe possibile solo sotto l’impulso di una vittoria dei referendum  (e il fatto che oggi la maggioranza sostenga che la legge di risulta, in tal caso, sarebbe “intangibile” non significa molto, poiché risponde ad una semplice tattica per scoraggiare la partecipazione al voto in ossequio al ricatto leghista). Data l’esistenza dei tanti, attuali, veti incrociati, non si vede come altrimenti vi possa essere una speranza di mettere mano all’attuale porcellum.
Passigli, in conclusione, invita ad astenersi poiché il semplice “no” a suo parere potrebbe “apparire una conferma popolare del porcellum”, L’argomentazione è bizzarra, dal momento che è evidente che dire “no” ai quesiti referendari significa semplicemente dire “no” ai cambiamenti proposti, nulla di più. In realtà, l’invito all’astensione risponde ad una tattica molto scorretta, che – nel timore che la maggioranza sia favorevole ai quesiti – mira ad utilizzare a proprio vantaggio la quota fisiologica di astensione, in modo da neutralizzare la volontà espressa da quanti democraticamente parteciperanno al voto.
I “sacerdoti” della Costituzione, setta alla quale appartiene il Professore, sono disposti a utilizzare anche il discutibile strumento dell’astensione pur di impedire che il nostro sistema evolva verso una forma compiuta di maggioritario funzionante e che anche l’Italia riesca finalmente ad operare come le grandi democrazie europee. Ci auguriamo che gli italiani se ne accorgano, per il bene del Paese.


Autore: Sofia Ventura

Nata a Casalecchio di Reno nel 1964, Professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna Scienza Politica e Sistemi Federali Comparati. Studiosa dei sistemi politici in chiave comparata, ha dedicato la sua più recente attività di ricerca ai temi del federalismo, delle istituzioni politiche della V Repubblica francese, della leadership e della comunicazione politica.

4 Responses to “Referendum: i “sacerdoti” della Costituzione contro l’innovazione del sistema”

  1. DM ha detto:

    “setta alla quale appartiene il Professore”

    LOL

  2. giulio mancabelli ha detto:

    Italiani svegliamoci che il tempo scade!… Servono nuove soluzioni per smuovere l’italico ambaradam quindi, al referendum vota in modo “disgiunto- SEMIALTERNO!” contrario al 1e 2 quesito per così accelerare ed obbligare di cambiare la legge elettorale! Questo è il vero strategico modo per scucire la blindatura con la quale la casta intende avvolgersi! Allora, per smuovere la situazione si propone di scegliere: un secco “Sì” al 3° quesito (scheda verde) per abrogare e mettere fine alle candidature multiple per almeno cambiare il trend all’omologazione dell’ubiquità al cesarismo!
    E vota in modo strategico opposto-contraria agli altri due quesiti scegliendo un “NO” al 1° quesito (scheda viola) ed invece rispondere con un “Sì” al 2° quesito (scheda beige)! Questo per ingenerare quella contraddizione necessaria a spezzare il solito perverso gioco del mantenere l’intransitività ad una siffatta casta ed obbligarla a cambiare in senso migliorativo quanto con il sistema completo SEMIALTERNO si va proponendo! Giacché democrazia e libero mercato incontrovertibilmente sono facce della medesima medaglia che si presidiano quando vigono regole “a check & balance criterio semplici, complete e cristalline” e non parziali bensì chiare e trasparanti che effettivamente tutelino la concorrenza ed implementino la qualità… questo affinché se ne possano effettuare incisivamente i fisiologici controlli, giocando d’anticipo, preventivamente prima d’arrivare alla frittata e/o quando siano già scappati i buoi… nei soliti paradisi fiscali!
    Proprio perché al cittadino elettore poco importa che i membri di un governo sia la risultanza di una coalizione di partiti o costituito da elementi di correnti di un unico partito purché sappiano governare e decidere dando le migliori risposte efficaci possibili alle prossimità che il contingente richiede quanto in altrettanto modo sappiano designare i migliori scenari per dare l’opportuna sicurezza nel futuro! Quindi al referendum del 21-22 consapevoli del fatto che si “voterà” su un residuo di una legge elettorale dichiarata e considerata esplicitamente “porcata”! Serve richiamarsi a quanto già attesta sin dagli ingressi la nostra Costituzione all’art. 3 che “è compito della Repubblica rimuover gli ostacoli… che limitano, di fatto, la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” Pertanto, serve cogliere l’occasione per mettere a punto e migliorare le modalità con le quali si eleggono le rappresentanze e poter passare dalle obsolete impostazioni del compassato, alle quali tuttora restiamo purtroppo sin da Machiavelli avvinghiati nel considerare il sistema politico come una scatola chiusa in cui le istituzioni diano l’ordine in modo paternalistico discente attraverso una casta che ci propina il solito gioco dell’oca fatto di quegli abusati speculativi “pitstops” costituiti da inutili referendum ed infruttuose inconcludenti bicamerali. Quando, il tempo nostro reclama sempre nuovi più appropriati “logos” – nuovi paradigmi declinatori su molti fronti giacché urgono soluzioni snelle ed oltre al dimezzare i Parlamentare serve promuovere soluzioni innovative più snelle per accelerarle i processi politici scade ed abbisogna di nuovi “logos – paradigmi!”e muoverci verso di nuovi “logos” nuovi paradigmi per avvicinarci a soluzioni del tipo “adhocrazia” con sistemi completi quanto il SEMIALTERNO propugna rispetto alla solita obsolescenza che ci rimette al solito gioco dell’oca! Giacché, come anche G. Sartori nel suo libro “la democrazia” afferma “quanto più ci inoltriamo nel rifacimento dei sistemi politici e tanto più sono colto dal sospetto che siamo degli apprendisti stregoni!”

  3. rino nania ha detto:

    In questa Italia in cui è difficile svolgere un ragionamento serio e rigoroso il Prof. Passigli, che da ultimo se messo in linea con l’On. Di Pietro, dimostra di avere a cuore le sorti di una fazione e ammanta il suo plesso argomentativo su posizioni di adamantino impianto valoriale … eppure ce ne sarebbero cose da dire sul servilismo e sul concetto di democrazia piegata allo spirito di parte. Di certo in tutto questo non v’è chi non scorge un assenza del senso dello Stato… e me ne dispiace !!!

  4. giulio mancabelli ha detto:

    A proposito delle conflittualità permanenti mai volutamente affrontate per risolverle elencate anche ultimamente da TPS:
    • rapporto tra gli elettori e la politica (legge elettorale in primo luogo),
    • rapporto tra questa e l’informazione (televisioni in primo luogo);
    • funzionamento della giustizia (indipendenza e tempi dei giudizi),
    • rapporto tra Nord e Sud (federalismo).
    • Un piano per spingere il leader di Fli a lasciare la presidenza della Camera
    http://www.corriere.it/politica/10_dicembre_18/fini-piano-pressing-berlusconi_d1342c22-0a6f-11e0-b99d-00144f02aabc.shtml
    • Berlusconi avverte la Consulta: “Indecente un no al legittimo impedimento”
    http://notizie.tiscali.it/articoli/politica/10/12/22/berlusconi-avverte-consulta-indecente-no-legittimo-impedimento.html
    Questa conflittualità istituzionale non può che essere il più madornale segno di quanta “viziosa” autoreferenzialità abbia ormai raggiunta la nostrana classe politica che per rendersi sempre più intoccabile continua a propinarci i medesimi incompleti, limitati e limitanti modelli elettorali che ingenerano scarsa concorrenza opzionale politica tant’è che più del 40% dei cittadini alle elezioni “si dimostra” indeciso o si astiene completamente! Questioni che ci mantengono perennemente e sempre più impaludati in questa mordente assillante crisi economica. Così continuando si rischia di far intaccare purtroppo oltre al sociale, anche l’istituzionale il divario di competitività e di modernizzazione ne sono le più palesi testimonianze così come lo dimostra essere la scarsa appetibilità e conseguente limitato richiamo d’investimenti che esercita il nostro paese nel compendio mondiale sono le cartine di tornasole della nostra critica posizione! Siamo immersi in un sistema molto malato!? Il Porcellum unisce nuovi diffetti ai precedenti esaltandoli! Aspetti che dovrebbero farci riflettere sul fatto che da quasi un ventennio nonostante i dichiarati propositi ed il ricambio di diverso colore governativo, la pressione fiscale continua ad aumentare collocandoci al terzo posto in Europa senza alcun tornaconto rispetto ai nostri partner europei poiché la percentuale di pressione fiscale naviga a ben al 43,5% un trend in continuativo aumento giacché i livelli burocratici politico amministrativi continuano a rigonfiarsi essendo arrivati a ben sette livelli elencandoli dal circoscrizionale al comunale, dalla comunità di valle alla provinciale e dal regionale fin su allo statale per arrivare all’europeo tutto… questo non può che ingessare e generare opprimente pressione fiscale in irrefrenabile aumento per effetto d’un’overdose di politici che ulteriormente ferisce la democrazia rispetto a quanto le nuove tecnologie ed internet dovrebbero permetterci di poter diversamente ed in modo totalmente contrario risolvere ed assolvere accorciando sia le filiere quanto i livelli e provvedere a smagrire siffatte pletoriche ridondanti assemblee politico-amministrative che ci appesantiscono e ci rendono sempre più strutturalmente obesi ed incapaci di competere per siffatti eccessivi appesantimenti di burocratismo e nomenclatura. Aspetti che ci mettono sempre più fuori gioco dal compendio mondiale rispetto od ogni altro paese emergente che diversamente a noi, occidentali che pur avendo inventate queste nuove tecnologie, se ne avvalgono a piene mani per rendersi sempre più snelli ed efficienti per strutturarsi in modo elastico flessibile e poter meglio attrezzati in modo virtuoso e profittevole affrontare le prossimità che una siffatta realtà sempre più accelerata presenta un processo che se mal gestito dissolverà sempre più gli Stati tributandoli strutture obsolete!
    Una contraddizione alla quale si dovrebbe velocemente ovviare per non soccombere eliminando questi anomali perpetui rigonfiamenti… analoghi a quanto lo sono state quelle bolle creative finanziarie d’oltreoceano che ci hanno trascinato nell’attuale mordente crisi che si sta trascinando tutti coloro che si presentano impreparati ed inadeguati nel baratro! Per l’appunto sempre più diabolico sarà voler insistere rendendo ancor più famigerato quel gioco dell’oca! Pertanto, senza alcun cambiamento di rotta inutile sarà piangersi addosso evocando l’analogia con la caduta dell’impero romano quando chi è causa del suo mal dovrebbe piangere se stesso! Cosicché così continuando rischiamo di ritrovarci nelle medesime peste per ancor più impaludarci, dato il madornale continuo contradditorio semi-galleggiante incedere che ci vede da decenni impantanati ed in continua regressione rispetto ad ogni altro paese. Restiamo in preda d’una frenesia fatta di continui insulsi cambiamenti che ci fanno in modo schizofrenico percorrere a ritroso la storia giacché anche per le questioni elettorali continuiamo a doppiare le stesse caselle dalle filo Proporzionali a quelle filo Maggioritari e/o viceversa senza considerarne il fatto che per complementarietà l’una induzione non può che per complementarietà coniugarsi nell’altra e viceversa quanto con sistema SEMIALTERNO si va proponendo! Solo così potremmo contribuire a renderci strutturalmente più virtuosi i nostri sistemi organizzativi e ridurre sempre più le filiere ovunque in tutti gli ambiti e livelli quanto e per isometria imitare ciò che già sta accadendo nel mercato la cui velocità spiazza sempre più la politica che pertanto, reclama improrogabilmente porvici adeguato rimedio! Allora, per non perire urgerebbe iniziare ad invertire questo perverso autoreferenziale trend in cui ci si sta cacciando ed irreversibilmente incastrando quale autentico dead lock anzi un lock in frutto dell’essere più o meno volutamente prigionieri di quelle stesse statuizioni formalmente corrette elevate ancora a suo tempo, da Weber!
    Un trend nel quale la casta tende tuffarsi per continuare a cullarsi e mantenere invariati i propri privilegi a scapito dell’intero nostro BelPaese nel suo complesso! Specialmente ora, che in modo sempre più irruente la globalizzazione sta accrescendo in modo sempre più celere il ruolo al mercato che riduce quello della democrazia, in nome dell’efficacia del mercato stesso e di un ordine superiore a quello della democrazia relegandola in continuo affanno! Quindi, urgerebbe reagire ed interagire e ricorrere a nuove soluzioni sistemiche adottando più completi ed aggiornati meccanismi elettorali che permettano di recuperare quel gap di scarso tempismo sul versante della democrazia in continuativa defezione: giacché il rapporto col mercato non è esclusivamente conflittuale, ma anche complementare che conseguentemente per isometria reclamerebbe porvi opportuni adeguamenti quanto col SEMIALTERNO si propugna! Diversamente se non si cambierà atteggiamento d’approccio continueremo ad impantanarci entro il vortice del declassamento perpetuo, quello che ci sta portando sempre più fuori gioco rispetto ad ogni altro paese per effetto del lasciarci propinare impropri modelli elettorali quanto il “Porcellum” dimostra!
    Una vera anomalia che riverbera discrasia e conflittualità in modo permanente su ogni fronte e livello rendendo ancor più “impotente l’azione politica”: le ultime legislature ce lo stanno sempre più avvalorando giacché la conflittualità che riproduce si espande in modo sempre più pervasivo su tutti i fronti con fibrillazioni che si riverberano in tutta la struttura istituzionale (quella galassia di cui si compone politics, policy and polity) tant’è che perfino entrambe le coalizioni sia di centro destra (che nonostante la volontà di voler col porcellum semplificare il quadro politico si ritrova composta con un agglomerato di ben 12 partiti!) quanto quella di centro sinistra sempre più conflittuale pertanto entrambe risultano sempre più scosse e compromesse ad ulteriore riprova delle scarse proprietà di sistema che enuclea questo siffatto famigerato porcellum!? Le scarse proprietà sono date dalle prerogative che lascia ad un manipolo di politici la designazione di un intero bicamerale Parlamento con liste bloccate senza permetterne alcuna diversa scelta all’elettorato per poi lagnarsi dell’astensionismo!? Pertanto, questo dovrebbe esserci di sufficiente insegnamento per abbandonarlo e muoverci verso l’acquisizione di nuovi e di inediti sistemi che permettano d’ingenerare effettiva concorrenza nel suo complesso a tutto tondo ed a tutto campo per riprodurre un sinergico dinamico contendibile concorrenziale a bipolarismo aperto quanto il SEMIALTERNO propugna quale criterio per poter massimizzare: governabilità, rappresentatività, economicità implementando una responsabile sussidiarietà!
    Pertanto, dovremmo liberarci d’ogni improprio obsoleto meccanismo specialmente quelli che la casta ci propina in modo assolutamente “partigiano” (sia esso frutto di una scelta formalmente bipartisan o polipartisan) giacché rimane ogniqualvolta sempre più incompleto e conseguentemente transitivo per rendersi come casta intransitiva! Dimostrato dal fatto che sostanzialmente siffatti parziali modelli vengono utilizzati cinicamente dalla casta per semplicemente determinare delle eterogenee sommatorie elettorali d’aggregati politici forzosamente composti entro colazioni governative assemblate speculativamente da un siffatto “perverso” modello “porcellum”! Coalizioni che si dimostrano conseguentemente incapaci di far sintesi politica giacché il loro scopo risulta sempre più essere meramente quello di voler acquisire una maggioranza governativa per fini meramente speculativi dimostrato dall’incoerente con quale non “riescono” a dare le opportune risposte alle istanze raccolte dal mandato elettorale che restano lì, inevase nonostante, ogniqualvolta vengano elencate nelle agende di tutti i programmi elettorale d’ogni partito non vengono mai affrontate e risolte… ulteriore segno di quanta potenza la casta si sia ormai aggiudicato!
    Questo viene riscontrato dal fatto che da decenni restiamo impantanati ed imprigionati da compassati ottocenteschi schemi politici; un’inconcludenza che ci fa quotidianamente regredire rispetto ad ogni altro paese! Quando dovremmo renderci conto che è cambiato il mondo ed in ogni dove, grazie alle nuove tecnologie ed internet tutto si sta muovendo in modo più celere per esigere d’assumere più nuove ed inedite paradigmi, sistemi… Questo è quanto dovremmo prodigarci fare per poter affrontare con maggiore sicurezza le sfide che il futuro ci attende e così poter rispondere alle esigenze che il nostro tempo e le prossimità reclamano!
    • Ridefinire i poteri tra Esecutivo e Parlamento e rafforzare il potere del governo sul processo legislativo ricorrendo anche a legge ordinaria o con modifiche dei regolamenti, senza il complesso iter delle riforme costituzionali per conferire al premier il diritto di fissare priorità per l’ordine del giorno, stabilendo l’obbligo del parere favorevole del Tesoro (e/o art. 81) su leggi che comportino aumenti di spesa o diminuzione di entrata, dando priorità e tempi certi per i progetti del Governo;
    • Istituzionalizzare il metodo con una legge che colleghi il finanziamento pubblico dei partiti, all’articolo 49.
    • Riconoscere più specificità funzionale alle Camere rispetto all’attuale ridondate doppione legiferante quindi, chiudere il bicameralismo “perfetto” per dare consistenza ad un Senato Federale;
    • Rendere improrogabile (al di là degli atteggiamenti dei tacchini a Natale!) un concreto dimezzamento del pletorico numero dei Parlamentari (a 300 alla Camera e 50 al Senato) rispetto alla misera anacronistica riduzione in percentuale prevista dalla bozza Violante… un abbozza che umilierebbe il tanto vantato italico Europeismo!? L’overdose di politici ferisce la democrazia L. Verzichelli L’Adige 25-11-2010.
    In quanto basterebbe semplicemente recepire dal Parlamento europeo le direttive, le normative senza frenarne con la solita “nostrana plutocratica retorica” quelli opportuni adeguamenti là a “Strasburgo” legiferati! Perché un netto dimezzamento numerico dei Parlamentari dimostrerebbe una più attenta volontà e propensione alla razionalizzazione;
    • Che il federalismo riconosca centralità alle città e non solo alle regioni che spesso si rilevano essere dei semplici carrozzoni burocratici;
    • Eliminare innanzitutto la possibilità delle candidature plurime-multiple dove il capolista decida di poter optare a suo piacimento farsi eleggere in un collegio rispetto ad un altro e viceversa. Rimuovere questa stortura rappresenterebbe iniziare a poter invertire quel trend d’autoreferenzialità;
    • Dimostrare nel contempo quella necessaria sensibilità ad accogliere ed introdurre quella reale “governance documentale” come già sta avvenendo da tempo in molti paesi del nord Europa in quanto solo razionalizzando i flussi documentali si potrebbero risparmiare economicamente fino al 30%. Questa potrebbe rappresentare un’ulteriore prerogativa per liberarsi dalla nostrana pluto burocrazia e dall’inefficienza per diventare così veri imprenditori di se stesse sintonizzandoci come veri “civil citezen prosumer – in a real stakeholder citizen engagement” come suggerisce A. Toffler futurologo?!
    Giacché solo avendo a cuore il proprio destino si potrà perseguire e realizzare quella propria personale ambita autonomia indispensabile a potersi riscattare da quell’ancoraggio in si permane condizionati da un siffatto italico imprinting che si caratterizza attraverso costanti ricorsività date da: un paternalismo discente, una pervasiva cooptazione, un famelico nepotismo ed un endemico familismo, che rischia di imprigionarci in ottusi compiacimenti plebiscitari ed altre commendevoli derive autoritarie, ecc. Anche se un siffatto processo non è per niente stabilizzato in quanto già dagli anni ‘90 è diminuita progressivamente l’identificazione partitica, dimostrato dal fatto che or ora, sempre più l’elettorato tende scegliere all’ultimo momento (last minute)! Quindi, la volatilità dell’elettorato inizia ad aumentare e conseguentemente la prevedibilità degli eventi elettorali permette sempre meno di restituire quella “perpetua” stabilità paternalistica “partitica” quella che nel periodo della democrazia discente precedentemente quasi sempre accadeva giacché sin dagli anni ‘70 con l’attivazione referendaria si è dato inizio a quel costante trend di disallineamento dagli ordini di partito. Aspetti tutti che ulteriormente continuano a dimostrarci la strutturale deficienza dei modelli elettori in attuazione! Che esigono semplicemente un completo sistema elettorale più equilibrato quanto il sistema elettorale SEMIALTERNO propugna quale concentrato di semplicità. Essendo appunto, il sistema SEMIALTERNO strutturato su una base proporzionale che verrebbe sostituito da una mandata al maggioritario in caso di fine anticipata della legislatura, ma, in questa evenienza la legislatura entrante non può modificare la Costituzione dopo la quale comunque, si ritornerà a mandate a base proporzionale. Appunto, il SEMIALTERNO iniettando maggiore competitività meglio riuscirebbe a renderci strutturalmente competitivi nel compendio mondiale!
    Questa necessità d’acquisire un inedito sistema elettorale è un’indifferibile irrinunciabile esigenza si deduce dal fatto che nel compendio mondiale, molti, vari e diversi sono i meccanismi! Pertanto, per benchmark comparazione se ne evince la loro perfettibilità! Un’esigenza parimenti comprovata dalla sempre più incontenibile effervescenza che continua ad accrescere ineluttabilmente ormai ad ogni latitudine! Giacché, perfino i Britannici ne sono stati “contagiati” tant’è che stanno buttando all‘aria il loro considerato insuperabile classico modello Westminster – Maggioritario all’uninominale per passare al Proporzionale. Quel Proporzionale che abbiamo abbandonato con la Prima Repubblica per continuare ad impegolarci da quasi 20 anni nelle solite inconcludenze frutto delle volontà speculative della nostrana casareccia casta. I Britannici invece si muovono risoluti rispetto a noi che invece, restiamo imprigionati dentro quegli stessi obsoleti schemi e modelli che la casta usa propinarci per continuare ad aumentarsi la posta in gioco aggiungendoci se necessario sempre nuove ed anacronistiche caselle e quella prossima sarà senz’altro la presidenzialista! Quale ulteriore variabile per eludere il problema nonostante i modelli presidenziali risultino essere in continuo affanno e sofferenza rispetto ai parlamentari che stanno ottenendo sempre migliori riconoscimenti per le loro migliori performance e la Germania insegna!
    Quanto gli stessi Californiani ce lo stanno or ora sempre più dimostrando di volersi distinguere nella referendaria “proposition 14” che gli permette di buttare avanti la palla della democrazia giacché con la –Top Two– soluzione intendono aprire le primarie alla libera contendibilità d’ogni spontanea rappresentanza politica a tutto tondo ed a tutto campo in quanto tutti i cittadini indifferentemente dai loro orientamenti politici potranno proporsi per competere. Poi i primi due che avranno superato le primarie e saranno risultati primi potranno competere per contendersi il collegio alle elezioni! E’ appunto, con la libera concorrenza a tutto tondo aperta al potenziale delle conformazioni politiche presenti sul territorio che si genera una virtuosa contendibilità che fisiologicamente potrà meglio contrastare l’assolutismo, la nomeklatura, la casta! Questo contribuirà senz’altro a sparigliare perfino l’ordinamento istituzionale già resosi sempre più precario di quei modelli presidenziali!?
    • Altra prerogativa alla liberalizzazione degli accessi sarebbe auspicabile adottando l’opzione del “write in” sulla scheda elettorale. Rappresenterebbe un’utilissima efficace opzione potenziale e funzionale per contrastare l’autoreferenzialità delle caste la cui efficace applicabilità e stata concretamente dimostrata alle ultime elezioni di midterm per il Senato in Alaska. Invece, noi preferiamo far finta di scegliere con “liste blindate” propinateci da un manipolo di politici che si possono comodamente nominare un intero bicamerale parlamento!
    • Un’ulteriore liberalizzazione viene rappresentata dalla necessità d’eliminare il Quorum a tutti i Referendum ed oltre a quelli “confermativi” ed abrogativi, urge la necessità di dover introdurre per “irrinunciabile fisiologico -balance- equilibrio” quello propositivo! Giacché alcun sistema può reggersi sempre sulla dinamica del solo togliere per controbilanciamento qualsiasi equilibrato sistema reclama anche sotto il profilo referendario, per contrappunto la possibilità di poterci aggiungere: col propositivo! Vedonsi quanto già accaduto ultimamente in California come quanto già sin dal medioevo continua periodicamente ad “accadere” e si pratica continuativamente nella stessa Svizzera quale esempio di “democrazia matura” e, patria del referendum per antonomasia!
    • Oltre al problema del sistema elettorale come su detto e delle liste bloccate che ci impediscono non solo la possibilità di scelta ma anche di controllare il parlamentare, è palesemente lesivo di ogni basilare democrazia, aspetti che vanno assolutamente combattuti è quella di impedire le pluricandidature, che consentono oggi a un 40% di eletti il controllo sostanziale sulle nomine dell’intero Parlamento! Aspetti che ulteriormente si assommano negativamente e che sarebbe opportuno eliminare.
    Quando, vivendo in una società degli accessi inconcepibile risulta continuare a farsi imbrigliare e/o legare in compassati archetipi, schemi quando, la pervasività delle nuove tecnologie ed internet stanno radicalmente rivoluzionando il nostro modo di essere e di vivere, imprimendone un’inesorabile iperbolica continuativa accelerazione…quella che ci permette sempre più di essere tutti globalmente interconnessi in un dinamico interattivo coinvolgimento negli interscambi da cui discende l’esigenza di nuovi approcci autenticamente sistemici e completi anche per l’aspetto elettorale!
    Accelerazione che inevitabilmente porta a far collassare precedenti supposte certezze quelle che si stanno svelando sempre più contraddittorie giacché ci stanno ingabbiando in inediti “cul de sac” che ci bloccano dentro omologanti categorie del compassato frutto di quelle statuizioni formalmente corrette: antinomie rilevate ancora da Weber alle quali restiamo più o meno “consciamente” legati, che ci costringono a percorrere e/o ripercorrere risoluzioni che non rappresentano quelle migliori ai problemi per cui erano state progettate oltretutto, dato un siffatto cambiato e sempre più accelerato tempo!? Che ci rileva ulteriormente l’incapacità strutturale degli attuali meccanismi a saper reggere siffatti nuovi vorticosi ritmi che la contingente realtà impone. Un gap che si sta sempre più allargando frutto del mantenersi vincolati a quelle soluzioni e decisioni del compassato senza che mai alcuno dimostri il coraggio di fermarsi a riflettere sulle conseguenze che quanto in corso stia provocando e causando… giacché così continuando rischiamo di progressivamente rimanerci definitivamente imprigionati in quei frutto d’imprinting “lock in”!?
    Giacché siffatti nuovi ritmi “digitali” d’iperbolica accelerazione della realtà fanno or ora perfino eclissare le differenze fra genesi ottriato rispetto a quello rivoluzionario…. in quanto per mainstream confluenza tutta l’obsolescenza ne viene post posta se non messa in dissolvenza per instillarne inedite “new normal” prospettive quali soluzioni frutto di ben più “poliedriche fusioni plasmo elastiche flessibili adattive” che richiedono riformulazioni a tutto tondo… Questo dimostrato nei fatti dato che il G7 dell’altro ieri pur avendo rappresentato l’80% della ricchezza del mondo risultava unificato da un codice linguistico – l’inglese, da uno monetario – il dollaro e da un codice politico – la democrazia occidentale. Ora il G20 ha sì l’80% della ricchezza ma, non risulta più unificato da alcun codice bensì pragmatico declinatore d’un inedito “arricchito” polimorfismo!? Questo è avvenuto tutto d’un colpo data la globalizzazione che ne sta sempre più accelerando la rotazione… quella che pretende anche per le questioni elettorali nuove inedite più organiche articolazioni… sistemi che ingenerino un autentico bipolarismo contendibile dinamico concorrenziale aperto quanto col SEMIALTERNO si propone.
    E proprio perché noi viviamo in democrazie di mercato e non in economie di mercato. In un sistema siffatto che ci governa, ogni singola parola è importante perché ciascuna definisce un principio d’organizzazione differente. Da un lato, il mercato è retto dal principio del suffragio per censo, in cui l’appropriazione dei beni è proporzionale alle risorse di ciascuno – un euro: una voce; dall’altro, la democrazia si basa sul principio del suffragio universale – una donna, un uomo: una voce. Proprio perché questa dicotomica contraddizione era stata già percepita fin dalle origini della teoria politica nella Grecia antica ineludibile bensì coniugarla sotto una nuova luce e propsttiva. Il nostro sistema procede, dunque, da una tensione tra questi due dicotomici insiemi, l’individualismo e la disuguaglianza da una parte, lo spazio pubblico e l’uguaglianza dall’altra, e ciò obbliga alla continua ricerca di una via intermedia tra i due estremi. Una simile tensione è dinamica, in quanto permette al sistema di adattarsi e di non collassare, come invece capita generalmente ai sistemi retti da un solo principio organizzativo od induttivo solo centripeto e solo centrifugo. In quanto soltanto le forme in movimento possono, infatti, sopravvivere quando vengono in modo appropriato mantenute in quella loro dinamica osmosi – tensione tale da permetterne la fisiologica compiutezza do svolgimento al ciclo in quanto ogni altra soluzioni mono orientate non potrà che sclerotizzarsi. Tuttavia, all’interno di questa tensione, una normale gerarchia di valori esige che il principio economico sia subordinato alla democrazia, e non il contrario. Ora, i criteri generalmente utilizzati per giudicare la bontà di una politica o di una riforma sono criteri di efficacia economica. Già circa vent’anni fa, Dan Usher proponeva di utilizzare un altro criterio: questa o quella riforma rafforzano la democrazia o, al contrario, la indeboliscono? Accrescono l’adesione della popolazione al regime politico o, invece, la riducono? Oggi è evidente che quello fosse un buon metodo. Quale sarà il destino di una riforma alla quale la gente non aderisce? E in nome di quale presunta efficacia si costringerà la popolazione a vivere in maniera diversa da quella che essa stessa desidera?
    A mio parere Fitoussi asserisce che, la democrazia di mercato presuppone una gerarchia tra sistema politico e sistema economico e, dunque, un’autonomia della società nelle scelte di organizzazione economica. La democrazia non è solo un regime politico, ma anche un valore; mentre il mercato è un mezzo che, per ora, si è rivelato compatibile con essa. Fortunatamente, il rapporto tra democrazia e mercato non è esclusivamente conflittuale, ma anche complementare. La democrazia, infatti, impedendo l’esclusione da parte del mercato, accresce la legittimità del sistema economico, e il mercato, limitando l’influenza della politica sulla vita delle persone, favorisce una più ampia adesione alla democrazia. Amartya Sen ha dimostrato in particolar modo che, a parità di risorse, nei regimi democratici non si verificano carestie. Ciascuno dei principi che regolano la sfera politica ed economica trova, così, la propria limitazione nell’altro.
    Di fatto, poche persone aderirebbero alla democrazia se il loro destino dipendesse interamente dall’esito di ogni votazione. Per cui, in un modo o nell’altro, ogni società deve decidere chi sarà ricco e chi sarà povero, chi comanderà e chi sarà comandato, chi occuperà i posti di rilievo e chi quelli poco appetibili. Affidare la distribuzione delle ricchezze e degli oneri alla democrazia può portare solo a un risultato instabile, che rimetterebbe in discussione proprio l’esistenza della democrazia stessa. È questo un fenomeno conosciuto in teoria politica con il nome di “problema delle fazioni”: ogni coalizione può disfare ciò che un’altra ha fatto, visto che una minoranza può diventare maggioranza, offrendo ad alcuni membri della maggioranza in carica una posizione ancora più invidiabile se passano all’opposizione. È un circolo vizioso che può terminare solo con un cambiamento del regime politico.
    Altri sistemi di distribuzione – di “equità” secondo Dan Usher – indipendenti dal gioco politico, devono dunque esistere, come ad esempio il sistema del merito, quello del mercato, quello dell’economia sociale. Un sistema di equità deve rispondere a due condizioni: deve essere fattibile (cioè praticabile) e accettabile. (J. P. Fitoussi).
    Pertanto, urgerebbe rivolgersi a meccanismi elettorali adattivi per saper meglio espletare i rapporti in questa continua dinamica tensione d’assolvere adottando sistemi strutturalmente completi ovverosia, “capaci” di permettere di chiudere in modo compiuto quel assiomatico ancestrale nitido ciclo induttivo: “centripeto – centrifugo” che ci accompagna sin dal concepimento della democrazia adottando una più completa articolazione quanto il SEMIALTERNO avviluppa e sviluppa per poter implementare nello spazio tempo virtuosa qualità- democraticità!
    Serve semplicemente articolare quelle suddette formalmente distinte induzioni in modalità complementare per renderne più omogenei gli esiti governativi che diano effetti virtuosi tali da permetterne soluzioni d’orientamento politico aperto all’intera gamma indifferentemente dal potenziale del colore politico espresso affinché così se ne possa meglio rispondere alle esigenze del nostro tempo in modo innovativo massimizzandone la percorribilità analogamente a quanto lo dimostrerebbe poterlo svolgere montandolo emulando le modalità alla Moebius per espanderne maggiore percorribilità contendibilità meritocratica affinché conseguentemente gli indici di mobilità nei ricambi politici, generazionali possano elevarsi in analogia a quanto già avviene negli altri sistemi paese! Questo in altrettanto analogo modo già lo esprime quel concentrato di semplicità che il sistema SEMIALTERNO enuclea nella propria articolazione quale completo sistema per poter riprodurre una più organica sinergica sistemica fisiologia e, semplicemente massimizzare: governabilità, rappresentatività, economicità implementando una responsabile sussidiarietà! Solo così ci si potrà aprire a più efficaci opportunità liberalizzando virtuose percorrenze concorrenziali per governative risoluzioni a larga gamma ovvero, sia per governi di destra che di sinistra quanto di centro dove per indotta concorrenza l’azione governativa addivenga nel modo sinergico più omogenea ed efficiente possibile, rispetto all’obsolescenza in dotazione che applicando ibridi misti modelli elettorali quanto il Porcellum e/o il precedente Mattarellum essendo questi ultimi strutturalmente monchi in quanto privi di alcune percentuali nelle strutturali articolazioni quando vengono applicati essendo intrinsecamente limitati non potranno che ritornarci limitanti risposte!
    Poiché non possiamo rimanere passivamente… inermi… e lasciando che s’assommino le fughe delle contrattazioni quella:
    • economica del capitale dal lavoro per effetto della facilità con la quale grazie alla globalizzazione la finanza si permette sempre più poter delocalizzare;
    • quanto in altrettanto modo, sembra voler sempre può arrogarsi fare la politica – l’elettore passivo, grazie a quello stesso mantenuto vizioso gioco dell’oca del continuare a voler cambiare modello elettorale per eludere il mandato ricevuto dall’elettorato attivo dato dal fatto del facilmente permettersi come croupier-mazziere di cambiare e ricambiare modelli elettorali mantenendoli purtroppo, sempre più incompleti e transitivi per così come casta rendersi sempre più intransitiva;
    • per in altrettanto modo ulteriormente rifuggire da quella stessa contrattazione che dovrebbe coerentemente legare “eticamente” l’elettorato attivo a quello passivo col mandato elettorale al di là delle prerogative che l’articolo 67 concede ad ogni membro del Parlamento d’esercitare le su funzioni senza alcun vincolo! Contraddizioni che stanno or ora, sempre più portando a galla ogni stortura specialmente quella dei rapporti intergenerazionali data la voracità con la quale la vecchia generazione della casta s’è mangiata il futuro di quelle dei nostri giovani annegandoli in una siffatta modernità liquida che sta a sua volta liquidando ogni coscienza sull’altare di questo sfrenato “ego-consumismo – mercatista” che rende impossibile un autentico progetto di vita ma di fatto una “no future” generazione;
    • Cosicché continuando ancor più che doppiamente contradditorio sarebbe rilevare quanto già asserisce J. Attali dell’assurdità riscontrabile dal fatto del “dover” continuare studiare sui libri di storia l’avvicendarsi di re e principi, le guerre, i grandi eventi politici, quando la vera storia dell’umanità, si decide e/o condiziona le sorti e lo stile di vita delle persone… sui mercati… dai derivati, dalle plusvalenze effetto dei giochi con caroselli finanziari allocati offshore?!
    Quando innanzitutto, per cambiare servirebbe introdurre quelle indispensabili innovazioni che il nostro tempo reclama per meglio poterci sintonizzare a questo nuovo “modus vivendi” sempre più iperbolicamente accelerato per cui abbisogniamo d’inediti adeguamenti per poterci in modo equilibrato incarreggiare su una dinamica virtuosa che incrementi democraticità – qualità indispensabile per meglio rispondere alle esigenze dei nostri cangianti tempi e per più fisiologicamente espandere le nostre potenzialità e chance rigenerandosi per auto-correggersi! Pertanto urge rendere il sistema intrinsecamente strutturato completo a “check & balance & feed back control criterio”! Giacche anche il federalismo fiscale senza un appropriato meccanismo d’”accountability” non servirà a nulla in quanto le istituzioni dovrebbero dotarsi di strumenti che consentano di verificare l’efficacia dei risultati delle scelte politiche effettuate anche per ciò che attenga alle funzioni delle authority. Dove anche per la stessa scelta di queste authority si rispettino i medesimi criteri d’accountability affinché non accada che il controllore in ultima analisi risulti essere e/o dipendere dallo stesso controllato: un perverso criterio quello che in ultima analisi ha generato l’attuale crisi finanziaria e l’attuale depressione che ci assillano in continuazione essendo state innescate da quella d’oltreoceano creatività finanziaria dimostratasi purtroppo, priva d’ogni efficace accountability! Pertanto sarebbe opportuno sparigliare quello stesso gioco che in ultima analisi fa sì, che l’antagonista possa venir sempre scelto e/o designato dallo stesso potere governativo!? Pertanto, urge rivolgersi a sistemi elastici, flessibili, dinamici e meglio articolati in modo completo tale da potersi auto correggere affinché si possano adottare prassi e procedure virtuose per snellire per rendere l’efficienza incrementale quanto le prassi Kai Zen (alla Deming) promuovono per poter risultare vincenti…
    Proprio perché come asseriva Bobbio affinché una democrazia possa funzionare ed essere tale si deve in continuazione vigilare sul grado di uguaglianza tra i suoi cittadini.
    Urge abbandonare i modelli che s’imperniano su se stessi in modo perpetuo, ripetitivo ed autoreferenziale. Giacché questi, inevitabilmente ci daranno scarsi ed inefficaci risultati rispetto ad ogni aspettativa, essendo strutturalmente incardinati in modo improprio; senza quell’intrinseca strutturale opportunità di svolgere in modo compiuto quel suddetto fisiologico ciclo: centripetocentrifugo nella più fruttuosa e massima percorribilità possibile alla Möbius!? Giacché solo adottando sistemi che enucleano dinamica compiutezza alla percorribilità di quel latente centripetocentrifugo ciclo si potranno aprire ed esperire contendibili maggiori opportunità diversamente l’oppressione sarà assicurata adottando la solita obsolescenza priva di quella indispensabile compiutezza questo è ormai semplicemente dimostrato da quanto in corso giacché il nostrano porcellum sta facendo acqua da tutte le parti è ormai sotto gli occhi di tutti! Pertanto, per evolvere urge rompere l’incantesimo in corso con il quale la casta continua a mantenerci ipnotizzati si permette di presentarsi con i soliti intramontabili personaggi d’intrepidi camaleonti in continuo trasformismo che oltre a seguitare a cambiare il nome ai partiti cambiano con altrettanta viziosa faciloneria casacca… pur di non fare mai chiarezza e trasparenza ma, “semplicemente” per contribuire a stravolgere ogni categoria ed aumentare sempre più la Babele d’un siffatto effervescente ambaradam mantenuto e carburato dalla casta al semplice scopo d’alzarsi ulteriormente la posta in gioco ed ancor più meglio comodamente specularci!
    Urge l’acquisizione di meccanismi completi ed adeguati ai tempi ed a quanto il terzo millennio reclama per ingenerare soluzioni a bipolarismo concorrenziale contendibile aperto a sempre “crowdopensoursing” apporti e contributi scevri d’ogni “imprinting” e/o pregiudiziale condizionamento; quanto si prefigura introdurre il sistema SEMIALTERNO per dissipare rischi autoritari di deterrenze, autoreferenzialità giacché come quanto sempre asseriva N. Bobbio “l’unica maniera per combattere la corruzione è l’efficienza!”
    Ovviamente su molti fronti urgono aggiustamenti e non ultimo provvedere a dare opportuna regolamentazione all’art. 49 affinché il tutto non continui ad avvitarsi su se stesso diventano sempre più autoreferenziale, urge rendere simmetriche le cose sui diversi versanti e non ultimo su quello dei meccanismi delle leggi elettorali e provvedere innanzitutto a renderli completi quanto il SEMIALTERNO enuclea. Modalità per poterci sintonizzare a quanto la realtà dei tempi ed una moderna democrazia reclamano per potersi sviluppare lungo la traiettoria segnata da aspirazioni ideali che sempre sopravanzano le condizioni reali in asintote miglioramento incrementale per dissipare deterrenza, autoreferenzialità rischi autoritari… e ridurre sempre più quel gap che s’insinua tra ciò che la democrazia dovrebbe essere dall’esserlo in quanto: “Ciò che la democrazia è non può esser disgiunto da ciò che la democrazia dovrebbe essere!” Sartori. Allora, essendo la democrazia un mezzo abbisognerà come prerequisiti che anche i meccanismi elettorali possano aumentarne sempre più la loro efficienza ed efficacia giacché tanto più lo potranno essere quanto più risulteranno allo scopo strutturalmente integri e completi per coloro che li vorranno cavalcare, vivere e condividere per espandere ulteriormente democraticità! Pertanto, data la necessità urge avere il coraggio di mettere a punto un sistema elettoral-istituzionale nel modo più efficiente possibile ed attrezzarsi per saper rispondere a quel grido di libertà che viene dal futuro!

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