Anche sul mercato, Fini continua il suo cammino liberale

Non abbiamo celato la nostra soddisfazione, in più di un’occasione, per il percorso politico ed intellettuale di Gianfranco Fini sulla bioetica o sull’immigrazione. Ci mancava l’economia, anche se qualche avvisaglia l’avevamo avuta qualche giorno fa, in materia di gabbie salariali. Ci sono ancora (e ci saranno ancora) molti scettici, pronti a parlare di tattica od opportunismo. Si sbagliano: Gianfranco Fini è in piena ricerca politica ed intellettuale. Non importa che le sue opinioni siano o meno “sincere” (ma poi, cosa è in politica la sincerità?) o “robuste”, conta l’evidente volontà del presidente della Camera di contribuire alla modernizzazione della sua e della nostra parte politica. Ecco cosa ha detto Fini nel corso del suo discorso odierno in presenza del presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà:

“Una prima importante considerazione, in tal senso, riguarda le cause stesse della crisi, da più parti imputata al mercato, ai suoi princìpi e valori di riferimento e alla sua asserita, strutturale inidoneità a coniugare la logica del profitto con l’interesse generale a una crescita sostenibile e a una distribuzione non sperequata della ricchezza. In questa stessa prospettiva, è stata, da più parti, rivendicata la superiorità dell’intervento pubblico e si è invocata una più estesa presenza dello Stato nell’economia, unitamente all’introduzione di vincoli più stringenti alla libertà di iniziativa economica. Questo diffuso atteggiamento appare quanto meno singolare a fronte di una crisi alla cui genesi hanno contribuito, in misura assolutamente non secondaria, scelte pubbliche errate o insufficienti; in particolare, una inefficace e lacunosa disciplina dei mercati finanziari e politiche monetarie incautamente accomodanti. Il concorso di questi errori ha prodotto una miscela perversa di opacità, conflitti di interesse e distorsioni nel meccanismo di formazione dei prezzi dei titoli. Un vasto numero di intermediari finanziari ha così potuto trasferire su soggetti terzi i rischi eccessivamente elevati – ma non riconoscibili e valutabili dal mercato – assunti nel perseguimento di politiche imprenditoriali fortemente orientate ai risultati di breve periodo piuttosto che ai canoni di una sana e prudente gestione. Le degenerazioni conseguenti a questo assetto squilibrato non possono dunque essere imputate al mercato e alla concorrenza, ma a quell’insieme di fattori distorsivi che ha seriamente alterato quelle condizioni di contesto essenziali al loro corretto funzionamento. Diversamente, finiremmo per confondere cause e sintomi, rischiando di aggravare ulteriormente una situazione già difficile e densa di incognite. Avere ben chiaro come stanno le cose appare oggi tanto più rilevante alla luce dei cambiamenti che la crisi stessa ha determinato, in termini di assetto e prospettive, nel sistema di rapporti tra Stato e mercato. Le necessità dettate dalla fase emergenziale hanno infatti prodotto una significativa inversione di tendenza, dilatando ovunque, e in modo significativo, la presenza pubblica nell’economia, come risposta immediata, e senza alternative, alle esigenze di stabilità dei sistemi bancari, di tutela del risparmio, di protezione sociale e di sostegno alle famiglie e alle imprese.

(…) Occorre, innanzitutto, consolidare i progressi sin qui realizzati in direzione di una maggiore liberalizzazione e apertura concorrenziale dei mercati, mettendo al riparo quanto già acquisito da inopportuni tentativi di restaurazione.”

Tra i commenti al discorso ci piace riportare quello di Alberto Mingardi, su Chicago Blog. Lo stupore di Mingardi, autentico liberista e – come noi di Libertiamo – mercatista impenitente, pare la cifra dell’impatto che nel nostro “piccolo mondo” hanno avuto le parole del presidente della Camera:

Personalmente, ho sempre avuto grandi perplessità sulla reale consistenza di Gianfranco Fini come uomo politico. Considerato uomo di rottura con il passato recente del centro-destra per l’enfasi sui temi etici che pone da un po’ di tempo in qua nei suoi interventi, alla ricerca di uno spazio  autonomo, non ho mai capito se la sua fosse tattica o strategie. E, ad ogni buon conto, Fini non si era per nulla allontanato dallo statalismo che è purtroppo moneta corrente nel centro-destra, economia sociale di mercato e quelle robe lì. Fino ad oggi. Perché con il suo intervento introduttivo alla relazione annuale dell’Antitrust, Fini dice cose che sono lontane anni luce dal pensiero comune sulla crisi.
E che se qualche altro politico di prima fila le pensa, sta ben accorto a tenerle per sé.

Non male.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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